Terra dei Fuochi, l’appello del procuratore generale: nel decreto serve anche il reato di disastro ambientale

“Riponevamo molta speranza nel testo del decreto sulla Terra dei fuochi che invece, allo stato, è deludente: sappiamo che è in itinere e quindi speriamo possa essere modificato soprattutto con l’introduzione del reato di disastro ambientale”. Parla contattato dal VELINO il Procuratore Generale di Napoli Vittorio Martusciello. L’inaugurazione dell’anno giudiziario è anche l’occasione per affrontare nel dettaglio i nuovi strumenti normativi per la Campania, per la Terra dei fuochi. “Non basta la novità rappresentata dal reato di illecita combustione di rifiuti, del resto – spiega la massima autorità requirente del distretto giudiziario – già nel 2008 la Corte Costituzionale raccomandava al legislatore di introdurre nell’ordinamento una fattispecie specifica di disastro ambientale per i rifiuti. Sono passati 5 anni e questo non è avvenuto. Se il teso rimanesse quello di cui abbiamo letto, allora possiamo parlare di occasione mancata, altrimenti, poiché il decreto è in itinere, speriamo possa cambiare nel senso che ho spiegato, ecco diciamo che siamo in attesa”. All’inaugurazione dell’anno giudiziario però il tema dominante non può che essere la corruzione. “E’ dilagante in ogni istituzione locale e centrale”, questo il commento contenuto nella relazione del presidente della Corte d’Appello, di Napoli Antonio Buonajuto che affronta anche il tema del sovraffollamento delle carceri. “un provvedimento andava preso, ma il cosiddetto ‘svuota carceri’ è un provvedimento tampone che “carica enormemente il Tribunale di sorveglianza, i cui organici sono già esigui”. A quel punto meglio che “il problema si affronti con l’amnistia”. Altro tema infatti dolente della Giustizia è: “l’eccessiva mobilità dei magistrati” e “la crescente penuria del personale amministrativo impoverito da continui pensionamenti e trasferimenti”. Qualche numero del distretto giudiziario di Napoli: aumentano i reati relativi a furti in abitazione e riciclaggio, le rapine (+8.8%), violenze sessuali (+6.7%) e contrabbando (+211%) . Nell’ultimo anno i procedimenti penali iscritti sono 123.928, diminuiti notevolmente rispetto ai 130.989 di quello precedente. L’aumento delle pendenze finali è stato del 5,4 per cento. Ancora più grave è poi la situazione della corte d’appello, dove nel periodo di riferimento sono stati iscritti 22.737 procedimenti rispetto agli 11.038 dell’anno precedente.

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