12182017Headline:

Una superbomba contro l’Isis, la nuova sfida di Trump

L’aviazione americana sgancia in Afghanistan il più grande ordigno non nucleare.  Gli Usa hanno sganciato la bomba Moab (la “madre di tutte le bombe”) sull’Afghanistan orientale per colpire le posizioni dell’Isis. È la prima volta che il gigantesco ordigno viene usato in combattimento. Ha una potenza pari a undici tonnellate di tritolo. Più potente di questo ordigno c’è solo l’atomica. Un aereo delle forze speciali Usa l’ha lanciata su posizioni jihadiste nella provincia di Nangarhar. Il lancio della Moab vuole essere anche un monito alla Corea del Nord e al presidente Kim per il suo programma nucleare. Ieri pomeriggio, l’ordigno è stato sganciato da un apparecchio MC-130 sul distretto Achin della provincia di Nangarhar, vicino al confine con il Pakistan. Il generale John Nicholson, responsabile delle forze Usa e internazionali in Afghanistan, ha spiegato che la bomba «è l’arma giusta per ridurre gli ostacoli (caverne e bunker dei miliziani, ndr) e mantenere la portata dell’offensiva contro l’Isis in Afghanistan». Anche se non è stata subito chiara l’entità del danno inferto. L’obiettivo, come ha spiegato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, era la rete di tunnel e grotte usate dall’Isis: «Sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime e danni civili collaterali». Donald Trump ha commentato con l’euforia che dura ormai da una settimana, dal lancio dei missili Tomahawk sulla base siriana: «È un altro grande successo. Abbiamo i migliori militari del mondo e hanno fatto il loro lavoro. Guardate a quanto è accaduto nelle ultime otto settimane e lo si paragoni agli ultimi otto anni: vedrete la grande differenza». È una fase tumultuosa, con tanti fronti aperti simultaneamente. E al centro del campo, piaccia o no, ci sono gli Stati Uniti. Il leader della Corea del Nord Kim Jong-un promette, o minaccia, «un grande evento» per domani, giorno in cui si festeggia il 105mo anniversario della nascita di Kim 11-sung, «il presidente eterno». Il sospetto è che il giovane dittatore stia preparando il sesto test nucleare: un’esplosione nell’area montuosa di Punggyeri, nel NordEst del Paese

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