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Song ‘e Napule, l’anteprima al Festival di Roma

Festival di Roma

Nelle sale italiane Song ‘e Napule arrivera’ solo nel 2014 ma all’ottavo Festival Internazionale del Film di Roma e’ stato presentato oggi, fuori concorso. Un delizioso mix tra il primo Nino D’Angelo e un poliziottesco comico, i Manetti confermano di essere i maestri del genere, anzi dei generi cinematografici. Delizioso Giampaolo Morelli nell’interpretare il cantante neomelodico Lollo Love, ottimo il poliziotto pianista Roja, bellissima e brava Serena Rossi, finora conosciuta soprattutto per Un posto al sole. E poi c’e’ il solito Sassanelli, qui commissario “bastardo” e Buccirosso, questore che parla tanto e che fa poco. La storia e’ quella di uno sbirro raccomandato che non sa usare la pistola, ma la pianola invece si’. E per questo viene “costretto” a infiltrarsi nel complesso dell’idolo delle ragazzine napoletane per catturare, durante il matrimonio della figlia di un sicario della camorra, un pericoloso e inafferrabile latitante. “Voglio dire una cosa, subito”. Cosi’ esordisce Marco Manetti. “Ci siamo conosciuti con Luciano Martino dopo Piano 17 e da li’ non ci siamo piu’ lasciati, ci ha insegnato tanto e ci ha portato a seguire sempre l’istinto. Siamo diventati amici, lo e’ diventato dei nostri genitori. Noi ci divertiamo sempre a fare cinema, ma in questa Settima Arte italiana senza mercato non ci troviamo sempre bene. Luciano ci ha portato a trovare la nostra squadra, il nostro posto, e questo film era il suo sogno. Siamo orgogliosi di aver fatto l’ultima pellicola da produttore di Luciano perche’ questo film, ci tengo a dirlo, e’ piu’ suo che nostro”.

I Manetti, slalom fra i generi
 E sul loro surfare tra i generi, i Manetti si richiamano sempre al loro punto di riferimento. “Come lui, noi siamo aperti a tutto, a fare cio’ che ci piace, cio’ che sentiamo”. Ma l’idea tanto cara a Martino nasce in verita’ dal protagonista Morelli. “Mi piace il genere, poi io vengo dall’Arenella, quartiere centrale ma non ricco, cosa che mi ha consentito di frequentare tutte le classi sociali: per quello mi piaceva vedere questo borghese calato nella Napoli neomelodica e popolare. E mi piaceva raccontare la Napoli dei matrimoni infiniti che sembrano piu’ dei sequestri di persona, i videoclip assurdi, tutto. Poi volevo portare i Manetti a Napoli, perche’ sapevo che potevano raccontarla come la vedo io. E io, fatemelo dire, non la vedevo mostrata cosi’ bene dai tempi di Nanni Loy. Infine volevo poi togliere degli stereotipi che si sono incancreniti sui napoletani, come quello dei cantanti procamorra. A Napoli ci sono tanti artisti e gente onesta”.

La gaffe nello spazio della Bnl: banche e strozzini sono la stessa cosa
Gli fa eco Marco Manetti, con un ragionamento logico e illuminant. “Il crimine e’ una realta’ in tutte le citta’ del mondo. In una citta’ difficile come Napoli spesso, semplicemente, chi puo’ permettersi di pagare questi cantanti sono persone che hanno grandi guadagni. Spesso illeciti”. Scherza, ma non troppo, il buon Morelli, dicendo che il tutto e’ peggiorato dal fatto che “molti a Napoli per il matrimonio si mettono in mano a banche e strozzini, per farlo piu’ grande, bello e costoso di amici, parenti e vicini. Banche e strozzini, che poi sono la stessa cosa, quella cerimonia e’ uno status symbol”. Poi guarda lo spazio in cui si tiene la conferenza stampa, sponsorizzato dalla Bnl, e ride della gaffe.

Musica Napoletana, un alto spessore artistico
Chiosa infine l’altro regista, Antonio Manetti. “C’e’ uno spessore culturale e artistico nella musica napoletana che va recuperato. Noi, con il sorriso, puntavamo anche a questo”. Una bella sorpresa e’ anche Alessandro Roja, che si divide tra la Napoli borghese e un po’ snob e quella popolare, tra le forze dell’ordine e quelle del crimine. “Io devo ringraziare la mia agente, che mi fa andare a caccia di ruoli come piacciono a me, diversi e divertenti. Il mio Paco Stillo ama Napoli ma siccome la citta’ lo fa soffrire, se ne allontana, diventa altro dal luogo in cui vive. Lui e’ un paradosso, il destino gli impone di ritrovarsi, diventando un inno a vincere i pregiudizi. Quel Pino Dinamite che e’ costretto a diventare alla fine lo aiuta a ritrovare se stesso. Sono stati dei bravi barman i Manetti: hanno missato bene gli ingredienti per fare un grande cocktail”. Chiude Serena Rossi, che conquista tutti con sguardo, sorriso e ironia. “Questa e’ la mia prima esperienza al cinema, il primo giorno, sul set, ero terrorizzata e afona. Ma questo squadrone mi ha messo a suo agio, ho potuto tirare fuori tutta la mia napoletanita’ repressa. E ora faro’ Rugantino a teatro. Chiedero’ consiglio a Roja per il romanesco, dopo che lui l’ha chiesto a me per la cadenza partenopea!” (IT

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