Quando Sud era all’avanguardia, nel 1856 il sismografo elettromagnetico


Nel 1856 Luigi Palmieri [Faicchio (BN), 1807 – Napoli 1896], inventò il “Sismografo Elettromagnetico”.
Inventò il suo sismografo mettendone in funzione un esemplare all’Osservatorio Vesuviano e un altro nella specola meteorologica dell’Università di Napoli. Si tratta di uno strumento che segna una data molto importante nella storia della sismologia: pur nei suoi limiti, è il primo a utilizzare la corrente elettrica, raggiungendo una sensibilità tale da permettere la registrazione anche dei terremoti non avvertiti dalle persone (scosse strumentali). Per di più, questo strumento forniva una indicazione affidabile sia della forza del sisma che del suo epicentro, cosa essenziale, evidentemente, per organizzare i soccorsi. Palmieri è quindi da considerare un pioniere della protezione civile, anche perché, sollecitato dal terremoto che causò 12.000 vittime nel Vallo di Diano il 16 dicembre 1857, costruì un modello più leggero del suo strumento, in modo che potesse essere agevolmente trasportato in area epicentrale dove avrebbe potuto registrare le repliche, in modo tale che potesse essere possibile dare alle popolazioni informazioni più corrette possibile sull’evoluzione della fenomenologia sismica.
Infine una curiosità, il sismografo di Palmieri, che tra l’ altro fu descritto nell’Enciclopedia Britannica, fu acquistato nel 1873 dall Ufficio Meteorologico Centrale di Tokyo e per qualche decennio funzionò in Giappone.
Per questo il suo inventore ricevette onori e riconoscimenti dal governo giapponese del tempo.

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