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Progetto Salute, quanto conta l’educazione alimentare

Nel corso degli ultimi decenni sono fortemente cambiate le caratteristiche della vecchia “civiltà contadina”, nella quale dominavano regole naturali basate sui ritmi di lavoro lento e ripetitivo e sulle tradizioni sociali che si trasmettevano, da una generazione all’altra.

Anche i consumi alimentari, essenzialmente poveri, genuini e salutari erano sempre gli stessi.

La società moderna ha, in pochi decenni, completamente modificato il corso di secoli di storia, contrapponendo mode e comportamenti che trovano la loro espressione quotidiana nel “benessere” a tutti i costi e nei “consumi” di massa, dove tutto si somiglia e tutto si risolve in atteggiamenti fotocopia che, con la smania di cancellare l’isolamento del passato, si proietta su di un palcoscenico globale, senza confini e senza identità.

Le regole dei comportamenti odierni sono dettate soprattutto da “pensatori occulti” che, utilizzando sofisticati strumenti di comunicazione, riescono ad imporre alle masse il modo di vestire, il modo di rapportarsi, il modo di vivere “insieme”.

Le mode esteriori, l’uso del linguaggio esterofilo comune e di atteggiamenti fotocopia sono espressioni quotidiane della società che cambia.

Anche le abitudini alimentari, un tempo fortemente legate ai propri ambiti di vita, sono oggi caratterizzate da espressioni esterofili di tipo globale e come tali sono anch’esse, “abitudini fotocopia”; spesso l’uso di cibi da laboratorio prodotti con tecniche sofisticate, incidono sul nostro organismo e sulla nostra salute, pregiudicandola, a volte, in maniera irreversibile.

Nel campo dell’alimentazione si rende necessario, conservare il più possibile le nostre radici; servono, soprattutto, per tutelare la salute e per meglio affrontare il domani, dove, oltre al “diritto alla vita”, l’uomo deve saper rivendicare anche il “diritto ad una vita di qualità”.

Nel diritto alla vita di qualità, un posto importante spetta all’educazione alimentare.

Una sana alimentazione, è frutto, tra l’altro, d’informazione e di cultura; senza rifiutare il nuovo che avanza, deve saper, comunque, privilegiare il gusto dei vecchi metodi sia in cucina che a tavola.

Mangiare sano è importante per rimanere in buona salute. Mangiare sano significa, prima di tutto, consumare cibi naturali, eliminando il più possibile, alcuni tipi di alimentazione particolarmente ricchi di grassi.

Come ci insegnano i risultati delle ricerche condotte da Ancel Keys, esperto mondiale di nutrizione, mangiare sano significa consumare cibi che fanno parte di una vecchia dieta, usata dai paesi del Mediterraneo,ancora oggi conosciuta e diffusa nel mondo come “Modello di Dieta Mediterranea”.

Il nostro Paese, è garantito nella conservazione dello “stato di salute” proprio dalla dieta mediterranea, fatta di cibi genuini e poco grassi. Si tratta di una dieta essenzialmente povera con nutrienti naturali (pasta, ceci, lenticchie, olio di oliva, pomodori ecc.).

Dagli studi di Keys è emerso che, una sana alimentazione (quella di tipo mediterraneo è “sana alimentazione”), è alla base della buona salute.

L’alimentazione mediterranea trova soprattutto nell’olio d’oliva un ingrediente alimentare importante, data la sua grande capacità di combattere il colesterolo; l’olio d’oliva è un grasso vegetale (insaturo) che riduce al minimo il colesterolo, eliminando il rischio di malattie dell’apparato circolatorio.

Come l’olio d’oliva, i grassi insaturi, quelli che non danneggiano la salute, si trovano nei prodotti della terra e del mare che abbondano proprio nei paesi del bacino del Mediterraneo.

L’alimentazione dei contadini era fatta di piatti poveri, con proteine d alto valore biologico.

Un’alimentazione equilibrata deve saper tener conto sia della quantità (calorie totali), che della qualità degli alimenti (composizione dei vari elementi in principi nutritivi).

Il progresso dei mezzi di comunicazione e la crescente disponibilità del “pronto uso”, hanno fortemente modificato le abitudini alimentari dei paesi occidentali che si somigliano ovunque, ma con risultati non sempre vantaggiosi per la vita dell’uomo e soprattutto per la salute delle popolazioni.

Occorre, per conservare la salute, mangiare sano. Nel nostro Paese, mangiare sano, significa rifiutare o comunque ridurre il più possibile il “pronto uso”e riprendere un sistema alimentare basato essenzialmente sul consumo di pane, pasta, verdure, pesce, legumi, olio d’oliva e frutta fresca.

Contro la moda del fast food, bisogna consumare cibi tipici dell’alimentazione mediterranea; tanto, ci porta anche al rispetto delle nostre tradizioni e della nostra cultura che, con il patrimonio alimentare, ha trasmesso da una generazione all’altra, un codice genetico suo proprio, passandolo in eredità, dai genitori ai figli.

Nell’alimentazione quotidiana, la prima importante regola è quella di non fare violenza, soprattutto ai bambini, nel consumo di cibo; non devono essere forzati a mangiare più di quanto spontaneamente facciano, in risposta sia fisica che psicologica, al bisogno di consumare sostanze alimentari, da usare saggiamente per l’uomo e non contro l’uomo, facendole diventare cause scatenanti di malattie da cibo.

Giuseppe Lembo

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