Napolitano: il governo deve tornare alle Camere per ottenere la fiducia. Scintille fra Renzi e Alfano

Nell’incontro di oggi con la delegazione parlamentare di Forza Italia il Presidente della Repubblica “ha chiarito che ci sarà  senza dubbio un passaggio parlamentare che segni la discontinuità  politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di stabilità”. E’ quanto si apprende dall’ufficio stampa del Quirinale, che spiega come “le forme e i tempi di tale passaggio saranno oggetto di una consultazione del Presidente della Repubblica con il Presidente del Consiglio”. Forza Italia, nel suo incontro con il Capo dello Stato, aveva chiesto esplicitamente le dimissioni di Letta e l’apertura formale di una crisi. Napolitano ha accolto solo in parte questa richiesta, rinviando il governo alle Camere per riottenere la fiducia e sancire così la nascita della nuova maggioranza dopo quella delle larghe intese.
Ma le fibrillazioni non mancano, soprattutto in vista del cambio della guardia al vertice del Pd, dove è praticamente certa l’ascesa di Renzi.
“Il governo è presieduto da un esponente del Pd. Noi avremo a breve la conclusione della loro vicenda congressuale: vedremo chi sarà segretario, se come primo gesto vorrà far cadere il governo presieduto da un esponente del Pd”. Nella conferenza stampa convocata dal Nuovo centrodestra per fare il punto su legge di Stabilità e Imu, il vicepremier Angelino Alfano, leader del neonato movimento, commenta così le parole con cui Matteo Renzi ha espresso la volontà di incalzare il governo Letta. “Con il ritiro di Forza Italia e Berlusconi – ha avvisato il candidato alla segreteria Pd – non c’è più un governo di larghe intese. Allora questo governo non può continuare ad andare avanti facendo finta che tutto sia rimasto uguale. Bisogna dare una svolta. Bisogna fare finalmente le cose che servono”. Alfano chiosa: “Spero che il congresso Pd non ricada sull’Italia, che il conto non lo paghino gli italiani”. Quanto al ruolo del Ncd, Alfano, in veste di capofila del movimento, puntualizza: “Abbiamo i numeri per tenere in vita il governo, ma anche viceversa”, vale a dire per buttare giù l’esecutivo. Parole che provocano qualche malumore in casa Pd. E se il ministro per i Rapporti col Parlamento, Dario Franceschini – che assicura “porteremo il Paese al voto nel 2015″ – definisce “giusta” la richiesta di un contratto di governo per il 2014, il senatore renziano Andrea Marcucci non apprezza l’ultimatum: “Alfano si è messo in testa di dettare l’agenda al Pd e al Governo. Il vicepremier tenga a mente i numeri: il nuovo centrodestra ha 60 parlamentari, i democratici oltre 400”. Quanto al resto, Alfano annuncia: “Alle Europee ci presenteremo con la nostra sigla”. Il nuovo simbolo verrà presentato il 7 dicembre. Mentre il prossimo sabato è in programma una “riunione delle fondazioni dell’area moderata alternativa alla sinistra”, volta a “lavorare ulteriormente su punti e ipotesi programmatiche”. Incalzato sulla collocazione del Ncd, il vicepremier risponde: “Vivrà in una coalizione, siamo sicuri che sia quella di centrodestra la coalizione naturale per stare insieme e vincere le elezioni”.
Alfano rivendica con forza la scelta di dare vita a un nuovo movimento e continuare a sostenere il governo di emergenza in nome delle esigenze del paese. Nessuno spazio, dunque, per le polemiche con Forza Italia, ai cui esponenti riserva solo qualche stoccatina: “Nessun sottosegretario e viceministro si è dimesso”, dice, dando conto di quanto appreso stamani a Palazzo Chigi. Al contempo, aggiunge Alfano, non risulta si siano dimessi i presidenti di commissione di Forza Italia “eletti con i voti della sinistra”. Neppure sulla salita di FI al Colle Alfano propone commenti. E sulla richiesta berlusconiana di aprire formalmente una crisi di governo, il vicepremier nota che rispondere spetta “al presidente della Repubblica insieme al presidente del Consiglio, tenuto conto che il voto sulla legge di Stabilità si è tradotto in un voto di fiducia”. Di certo, però, per il Ncd “è necessaria la stipula di un nuovo contratto di governo”, che Alfano propone di ribattezzare “Italia 2014”, così da segnalare “l’esigenza del rinnovarsi di un programma”. In linea con Alfano, il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, torna sulla rottura con FI, spiegando: “Non siamo usciti da nulla. Siamo stati eletti con il Pdl, nel momento in cui ci è stato proposto un rinnovo del patto associativo abbiamo posto un problema”. Quagliariello nota che chi ha scelto di stare col Nuovo centrodestra ha detto no a separare battaglie come quelle sulla giustizia “dagli interessi del paese”. Il ministro rammenta poi che “il governo di emergenza era stato voluto “innanzitutto dal presidente Berlusconi”. Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, rileva: “Sentiamo ancora di più la responsabilità di stare in questo governo. Milioni di cittadini che hanno votato centrodestra chiedono di portare il paese fuori dalla crisi con proposte che derivano dalla cultura, dagli ideali e dai valori rappresentiamo, naturalmente confrontandoci con il centrosinistra. Su questo, sulle cose concrete, come ha detto Alfano, saremo misurati”. Quanto all’abolizione della seconda rata dell’Imu anche sui terreni agricoli, si “realizza una promessa del programma elettorale del centrodestra”, conseguita mantenendo al contempo gli impegni dei vincoli di bilancio, nota il viceministro dell’Economia Luigi Casero. Ad animare la conferenza stampa, il blitz di Alessandra Mussolini. “Buffoni! Buffoni! Buffoni!”, ha urlato la parlamentare di FI. Dal tavolo degli oratori, Lupi ha reagito con flemma: “Andiamo avanti”.

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