01182018Headline:

Lo zampino di Erdogan nella trappola di Putin

Finisce con un nulla di fatto l’incontro bilaterale tra Russia e Turchia a Belgrado. E come poteva essere altrimenti? La crisi tra i due Paesi ha visto il suo apice nell’abbattimento del jet russo in azione ai confini con la Siria: appena dieci giorni fa. Non sono seguite le scuse di Erdongan, pretese da Putin. Il quale ha alzato i toni accusando Erdogan di traffico di contrabbando con i terroristi dell’Isis. Poi l’annuncio dell’ingresso del Montenegro nella compagine della Nato, che è un altro dito nell’occhio per i russi. Fino alle minacce, di ieri (“Ve ne pentirete”) rivolte all’indirizzo del primo ministro di Ankara. Nel mezzo c’è il blocco delle merci turche ai confini e la sospensione del progetto di grande infrastruttura per il trasporto del gas russo attraverso la Turchia.

Da quando è iniziata la guerra, sferrata dalla Russia contro i gruppi armati in Siria, che la Russia e la Turchia si affrontano con azioni militari al limite della guerra vera.

Ripercorriamo gli eventi per come si sono presentati e come li abbiamo registrati seguendo i media occidentali e del Medio Oriente.

Ai primi interventi nei cieli della Siria dei caccia russi, c’è stato uno sforamento di questi ultimi nello spazio aereo della vicina Turchia. E come avviene tradizionalmente nelle guerre fredde, la parte “colpevole” spiega l’accaduto e promette che il fatto non sarà mai più ripetuto. La Russia l’ha fatto!

Al secondo tentativo, il “War Game” si è trasformato in una tragedia. I caccia F16 turchi si sono elevati ed hanno abbattuto un caccia Sokhoy Russo. Ne è conseguita l’uccisione del pilota russo, mentre scendeva col suo paracadute, a mano di un gruppo di ribelli siriani in operazione nella zona di confine! Oltre all’abbattimento di un elicottero russo elevatosi per soccorrere il compagno del Sokhoy.

Putin ha gridato al tradimento ed ha descritto l’azione turca come “una coltellata alla schiena”.

Ha chiesto che vengano porte subito le scuse turche. Erdogan, che non ne vuole sapere, ha asserito in un secondo momento che “se i turchi avessero saputo che si trattava di caccia russi, non avrebbero sparato”! Un mezzo passo indietro.

Dettagli che ci paiono di poco conto, come anche il discorso legato al luogo in cui è stato abbattuto il jet russo. Può darsi che il jet russo abbia sforato per un pelo sui cieli turchi per poi essere abbattuto all’interno del territorio siriano.

Ma come dicevamo prima sono dettagli di importanza irrilevante ai fini dell’analisi politica. Sono dettagli che oseremmo dire “tecnici”, ma, purtroppo, con perdite umane.

Il conflitto ormai è divenuto più chiaro. Per 5 anni la tragedia siriana è stata descritta come un fatto interno alla Siria. Ma in effetti non lo è mai stata. Da quando un blocco di paesi capeggiati dagli Stati Uniti e paesi NATO lavoravano ad una risoluzione dell’ONU per condannare il presidente siriano e che prevedesse un intervento militare per liberare la Siria dal regime di Assad. Dall’altra parte c’erano Russia e Cina a porre un veto impossibile da superare.

Con l’intervento militare russo, è stata data una spinta fortissima verso una soluzione militare che rafforza la posizione di Assad a discapito di chi vi si oppone, inclusa la Turchia.

Da qui, la Turchia fa di tutto per ostacolare il movimento dei jet russi nella zona di confine tra Siria e Turchia! Ma siccome la Russia di Putin non ha mai accettato limitazioni posti da altri, ecco che la manovra è stata eseguita con maestria. Il jet russo tende la trappola a quelli turchi, fino ad allora quasi alleati, ma solo all’apparenza.

La Turchia ci è cascata commettendo un errore drammatico che avrà conseguenze incalcolabili.

Abbiamo assistito nei giorni scorsi ad una escalation nella posizione russa, fino alla clamorosa accusa del ministro di difesa russo ad Erdogan e relativi familiari di fare affari con DAESH, acronimo di “Al Dawlat Al’Islamiah fi al Iraq wal Sham” ( Stato Islamico in Iraq e Siria).

Cose tra l’altro note da tempo e che circolano, con insistenza, sia sui media dell’opposizione Turca che su quelli mediorientali.

Quest’ultima mossa ha identificato un obbiettivo preciso: la figura del presidente turco Erdogan.

Putin, infatti, ritiene che Erdogan sia il primo responsabile dell’abbattimento del jet russo, avendo egli impartito l’ordine di sparare. Pertanto l’attacco contro la sua persona ed i suoi familiari è feroce. Ma oltre ciò, la Russia ha intrapreso una serie di ritorsioni economiche che mettono a repentaglio il bilancio dello scambio economico tra i due paesi. È, infatti, di 40 miliardi di euro il valore annuo degli affari tra i due paesi, che in gran parte è a favore della Turchia. È stata, inoltre, bloccata la costruzione del gasdotto Russia-Turchia “Turkish Stream”. Un’altra batosta.

Non è, quindi, solo un’impressione che le mosse di Putin, da quando è iniziato l’attacco nei cieli della Siria, siano tutte studiate e che nulla sia lasciato al caso. Oltre a soccorrere l’alleato Assad, la strategia russa ha un altro obbiettivo primario, che è quello di indebolire un paese dell’alleanza NATO , la Turchia.

Nel risiko mondiale in grande subbuglio, non sarebbe illogico pensare che la Russia, in aggiunta alle motivazioni appena citate, abbia deciso di intervenire in Siria e, di riflesso, in Turchia per vendicarsi dell’affaire Ucraina.

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