Mai più mafia. 33 anni fa l’omicidio di Pio La Torre

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DI LAURA BERCIOUX             

Alle 9:20, nell’ora esatta del massacro, un minuto di silenzio per non dimenticare Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982. Pio La Torre stava raggiungendo la sede del partito, la macchina era guidata da Rosario Di Slavo, stava andando alla sede del Partito, quando la macchina si trovò in una strada stretta, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo, che guidava, ad uno stop, immediatamente seguito da raffiche di proiettili. I killer entrarono subito in azione e Pio La Torre morì all’istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere. Al funerale parteciparono oltre centomila persone, c’era anche enrico Berlinguer che tenne un discorso. L’omicio fu rivendicato da gruppi proletari ma il delitto venne indicato dai pentiti Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo, Pino Marchese e Francesco marino Mannio. La Torre venne ucciso dalla mafia perché aveva proposto una legge che prevedeva “l’associazione mafiosa e la confisca dei patrimoni mafiosi” E questa legge alla mafia non andava giù ma dopo 9 anni di indagini i mandanti dell’omicidio a La Torre costò l’ergastolo ai boss mafiosi come Totò Riina, bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Quel massacro si è aperto con il silenzio nella via dove Pio La Torre e Di Salvo morirono, in Via Vincenzo Li Muli sono stati deposti 33 fiori per ogni anno che è trascorso da quel giorno quando Palermo era un teatro di guerra mafiosa. Alla cerimonia Susanna Camusso e moltissimi studenti, il Sindaco Leoluca Orlando, Rita Borsellino, Tiziana Di Salvo, figlia di Rosario, e Franco La Torre, figlio di Pio, il questore Guido Longo, Vito Lo Monaco, presidente del centro studi Pio La Torre. Il Presidente Mattarella ha inviato un messaggio al centro Pio La Torre che recita così “Ricordando l’impegno di Pio La Torre contro la mafia e la grande figura, punto di riferimento per il nostro Paese, esprimo l’apprezzamento per il progetto educativo antimafia con cui il Centro Studi ‘Pio La Torre’, da molti anni, ne onora la memoria”. Il Centro, da molti anni, conduce studi e indagini sulla percezione del fenomeno mafioso, infatti il Presidente della Repubblica ne ha sottolineato l’importanza “i risultati costituiscono preziosi spunti di riflessione tanto per la classe politica che ha il dovere di interpretare la domanda proveniente dai cittadini più giovani quanto per la scuola che con loro quotidianamente si confronta. L’indagine mette purtroppo in evidenza segnali di sfiducia provenienti dalle nuove generazioni nei confronti del mondo della politica. Nel contempo le risposte fornite dagli studenti  evidenziano una coscienza civica consapevole, capace di cogliere il pericoloso effetto che la corruzione può determinare nella propagazione del fenomeno mafioso. Sarebbe quindi un grave errore da parte delle istituzioni ricondurre il sentimento di sfiducia a un più generale atteggiamento di apatia e qualunquismo da parte dei nostri ragazzi che sono invece, come la ricerca conferma, attivamente impegnati nel mondo dell’associazionismo sociale e del volontariato. La politica ha dunque davanti a sè una sfida, quella di saper conquistare la fiducia dei giovani, la stessa fiducia che i ragazzi intervistati dichiarano nei confronti dei loro insegnanti. Rimane alla scuola, la responsabilità di continuare a svolgere il ruolo fondamentale che ha sempre ricoperto nella crescita del senso civico delle giovani generazioni e quindi nella costruzione del futuro del nostro Paese. E’ proprio per i giovani che anche le commemorazioni per Falcone e Borsellino tenute ogni anno il 23 maggio dalla Fondazione diretta dalla sorella Maria, sono rivolte per “formare nuove e giovani coscienze”. Anche Leoluca Orlando era presente alla cerimonia “Rosario Di Salvo e Pio La Torre sono stati uccisi da uno Stato che aveva il volto mafioso. Quella mafia c’è ancora ma non governa più la città – e speriamo che l’elezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella trasformi la lotta alla mafia in storia e lotta nazionale del nostro Paese”.

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