12142017Headline:

Lo smog fa male al cuore, una ricerca americana conferma la relazione fra inquinamento e malattie cardiovascolari

C’è “una significativa associazione tra i livelli di Pm10 e i ricoveri per eventi cardiovascolari acuti. L’effetto è stato lineare, con un aumento del 3% dei ricoveri per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm10”: è quanto emerge da uno studio di un team di ricercatori dell’Università di Brescia, guidato dalla prof.ssa Savina Nodari, al centro del congresso nazionale della Società italiana di cardiologia (SIC) dal 14 al 16 dicembre. Nella tre giorni verranno affrontati temi legati agli ultimi studi sulle malattie cardiovascolari, in particolare quelli dell’impatto ambientale sul rischio cardiovascolare e l’eco non ancora spenta delle recenti polemiche sull’impiego delle statine in prevenzione primaria. Quanto al primo tema, lo studio coordinato da Nodari mette in evidenza come l’inquinamento da polveri sottili sia “non solo causa mortalità o patologie a livello respiratorio e polmonare, ma anche a livello cardiaco e cardiovascolare”. Malgrado politiche sociali ed ambientali locali per l’incremento della qualità dell’aria, l’effetto negativo degli inquinanti aerei continua a rappresentare un importante problema di salute pubblica, e non solo in Italia. “L’Unione Europea ha stabilito una soglia di sicurezza per i valori di Pm10 di 50 microgrammi/metro cubo, ma il suo effetto negativo sul sistema cardiovascolare può richiedere livelli ancor più bassi per essere azzerato”, esorta la prof.ssa Nodari.

Statine sì, statine no: il “calculator-gate”, la polemica innescata dalla pubblicazione delle nuove linee guida dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology è di scena anche al Congresso SIC. Il nuovo calcolatore del rischio cardio e cerebrovascolare basato sui livelli di colesterolo, secondo alcune autorevoli voci rischierebbe di raccomandare la somministrazione preventiva delle statine anche a persone prive di reali fattori di rischio. Spiega il prof. Pasquale Perrone Filardi, dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli: “Il momento cruciale, e di forte dibattito, di queste linee guida è di avere allargato l’impiego delle statine anche in soggetti in prevenzione primaria con un rischio che fino ad oggi noi consideravamo relativamente basso, con il possibile rischio di un eccesso di prescrizione di farmaco”. A tal proposito, il prof. Perrone Filardi, presenterà i risultati del suo ultimo studio sugli effetti benefici delle statine per il trattamento del colesterolo cattivo (LDL) negli anziani. La ricerca ha “dimostrato, per la prima volta in modo inequivocabile, che ridurre il colesterolo cattivo con le statine nei pazienti con più di 65 anni che non hanno mai avuto una malattia cardiovascolare in precedenza, ma che, insieme all’età, sono portatori di almeno un altro fattore di rischio, comporta una riduzione del 39% degli infarti cardiaci e del 24% circa dell’ictus cerebrale” spiega. Si prevengono dunque, non solo la morte per cause cardiovascolari ischemiche, ma anche i rischi della disabilità e della non autosufficienza, con un notevole impatto sia sulla salute personale che sulla spesa sanitaria. “Questi risultati si collegano molto bene alle nuove linee guida americane”, conclude Perrone Filardi. Parrebbe un punto a favore delle nuove linee guida.

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