L’Italia in crisi come il Piemonte 1860. Ma questa volta non facciamo pagare il conto solo ai meridionali


I dati pubblicati dallo Svimez pochi giorni fa sono impietosi! Fotografano una Italia in crisi atavica ma un Mezzogiorno allo stremo delle forze: l’incapacità (!!) di una obsoleta classe politica, locale e nazionale,  è lampante , e, come da prassi, oggi, usando i media locali, tutti si scaglieranno contro tutti ma solo per mera pubblicità elettorale, giusto per far “comprendere”  al proprio elettorato che la colpa è degli altri…e che se fosse dipeso da lui o da lei….il sud e la Calabria sarebbero ai primi posti in Europa!!! Bugie che conosciamo a memoria…ma è meglio ripeterle…non si sa mai: c’è sempre qualcuno che ci crede!!  Il fatto più drammatico è che è una storia che si perpetua, un film già visto nel sud , ma questa volta tocca a tutto il “bel paese” . Come da tradizione italiota, la  storia non ha insegnato niente a nessuno: bastava guardare indietro  153 anni per comprendere gli errori e non ricascarci.  Mi piace ricordarli per chi non ne fosse al corrente . Nell’Italia preunitaria  il Piemonte, che della Italia ne fece “una”,  aveva un debito pubblico di £ 1.Miliardo e 200 Milioni quando gli introiti dello stato ammontavano a 160 Milioni , paragonato ad oggi equivarrebbe a  SEI Mila Miliardi di debito pubblico!   Le cause di questo disastro furono individuate in :                                                                                                                                                                          1) Altissima spesa militare (il Piemonte, per farsi “grande” al cospetto delle potenze europee, partecipò a tutte le guerre pur non potendosele permettere)                                                                                                                     2) Non aveva sovranità monetaria: i soldi se li prestava dalla privata Banca Nazionale Sarda, che taglieggiava il Governo speculando sulle cambiali (oggi si chiamano BOT- CCT) che scontava  a prezzi stracciati ma incassava alla scadenza a prezzo pieno                                                                                                                                                                    3) Altissima pressione fiscale verso i propri sudditi  : si pagavano 23 tasse, la più alta d’Europa!                                                                                                  4) Altissimi  costi di gestione della classe politica (solo Casa Savoia percepiva il 2% del PIL )                                     5) Corruzione diffusa a tutti i livelli burocratici e politici.
Leggendo questi dati sembra di essere nel 2013, ma invece sto parlando del 1860.! La sola differenza  che intercorre tra quel periodo e i nostri giorni è che il nord trovò una valvola di sfogo per sanare la sua economia: l’occupazione e la colonizzazione del Sud Italia, con cui rimpinguarono le  fallite Casse del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia dopo….
Ma il Sud salvò l’Italia più e più volte :
1) nel 1861 unificando il debito pubblico (scaricarono sui cittadini del Sud i loro debiti!) ;
2) nel 1864 svendendo le terre  del “demanio “ del Sud ma incassando al nord;
 3) nel 1866 con il “corso forzoso” del denaro ( stampavano carta moneta a Torino e la cambiavano in oro e argento nel Banco di Napoli, e per legge , solo alle banche del nord era permessa questa operazione! In pochi anni i 443 milioni/oro del Banco di Napoli (più del doppio di quanto detenuto da tutte le banche del resto d’Italia)  passarono nelle banche del nord);
 4) le stesse banche si arrogarono il diritto (per legge!) di stampare carta moneta per TRE volte il valore dell’oro che detenevano, ciò consentì  loro di finanziare gli imprenditori affinché realizzassero un moderno tessuto industriale, cosa che fu negata alle banche del sud in quanto avevano l’obbligo di convertire la carta moneta in oro, e quindi stampare più di quanto oro avessero in cassa li avrebbe messi a rischio default;
 5) dal 1861 ai giorni nostri: Invasero il sud con le loro banche mirate a drenare ricchezza  che investirono nel nord  (privilegio che non fu permesso ai Banchi del sud, ci volle il 1867 per vedere UNA  filiale del Banco di Napoli a Firenze) ;
 6) non concessero più appalti pubblici alla forte industria del sud ma privilegiarono, a costi più alti,  la loro nascente industria
 7) i meridionali “cafoni” emigrati mandarono in Italia miliardi di dollari e pesetas  (valuta forte) che  diede credibilità alle lira italiana la quale poté essere ben accettata  in Europa  (prima non la voleva nessuno), e questa prassi si ripeté costantemente da 1880 al 2002 (entrata in vigore dell’euro);
 8) Commercializzazione dei beni agricoli del sud : avendo concentrato nei porti di Genova, Livorno e Ancona il traffico commerciale chiudendo i porti del sud,  il commercio con l’estero divenne un privilegio solo per i faccendieri del nord che acquistavano a prezzi stracciati nel sud ma vendevano all’estero a prezzo pieno ed incassando valuta “forte”;
9) abbassamento dei dazi doganali che mise in ginocchio  le aziende di produzione del sud (per es : cartiere) ma servì a far fare “buoni affari” a quelli del nord (questa operazione l’hanno  rifatta solo un anno fa con le arance della Tunisia,  mettendo in difficoltà l’agricoltura calabro-siciliana);
 10) il piano Marshall che vide il nord fare la parte del leone  a discapito, chiaramente, delle Regioni meridionali;
 11) manodopera meridionale a basso costo per le loro aziende del triangolo industriale, oltre allo scambio “forza lavoro – carbone” con il Belgio (lo stato incassava Kg250 di carbone al giorno per ogni emigrante meridionale che andava a lavorare in miniera;
12) la Cassa del Mezzogiorno, che arricchì nuovamente i voraci truffaldini del nord (dati dal FMI: il Nord incasso l’88,33% dello stanziamento complessivo) ;
 13) e siamo ai giorni nostri : uso del Mezzogiorno come bacino di utenza, come colonia interna, come mercato di riferimento delle merci prodotte al nord  (studio Svimez: il sud “compra” ogni anno dal nord per 63 MILIARDI di euro, mantenendo così in piedi migliaia di nordiche aziende che producono ricchezza e posti di lavoro);
 14) i fondi  FAS, la legge 488 e surrogati, le migliaia di truffe alle Casse delle regioni meridionali da parte dei falliti nordici imprenditori collusi con i nostri politici;
15) Lo scippo del Banco di Napoli per sanare i debiti della “loro” BNL,(fu “comprato” per €30 Milioni e rivenduto dopo due anni per € 300Miliardi!)  che lasciò la più grande macroregione d’Europa senza un proprio Istituto bancario,(non esiste sviluppo capitalistico in assenza di prestito bancario),  punizione che, molto generosamente, non fu usata verso le “loro” banche (vedi MPS) . Detto ciò, oggi l’Italia, non avendo più questo pozzo di San Patrizio  a basso costo (la colonia Sud), è veramente nei guai, e noi “cafoni” pagheremo, ancora una volta, per l’ingordigia, l’avidità, l’incompetenza, la corruzione e la pochezza dei nostri “fratelli d’Italia”.  L’aver agito contro il Sud con cattiveria e senza lungimiranza, privandoci di ogni possibile via d’uscita , negandoci le più elementari infrastrutture e quindi ogni possibilità di intraprendere , ha fatto sì che la “gallina dalle uova d’oro”…..morisse per asfissia! Soluzioni?  SI! Macroregioni  federaliste , con una nuova e giovane classe politica, con regole scritte dal sud, ad iniziare da una riappropriazione della nostra terra, delle ricchezze che essa contiene e della nostra sovranità monetaria!
 Michele Bisceglie

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