Legge elettorale, tregua armata fra Renzi e Letta


È importante che la maggioranza si ritrovi in uno dei tre progetti di legge elettorale proposti dal Pd, ma Renzi fa benissimo a parlare con Forza Italia, Lega e Sel e anche a sfidare Grillo perché è fondamentale che ci sia la più larga unione possibile. Ovviamente a partire dalla condivisione dentro la maggioranza”. Sta tutto in un questa dichiarazione a doppio taglio del Presidente del consiglio il rebus sul sistema di voto sui cui fra pochi giorni comincerà a cimentarsi prima la commissione Affari Costituzionali e poi (dal 27 gennaio) l’aula di Montecitorio. Perchè il premier vuole partire (e non prescindere) dai partiti che lo sostengono per arrivare ad un nuovo sistema di voto. Ma dal canto suo Renzi è altrettanto ambiguo, quando da un lato insiste nel dire che l’accordo va cercato in prima battuta con gli alleati di governo, ma dall’altro nell’aggiungere che alla fine la nuova normativa va fatta con chi ci sta. Angelino Alfano su questo sceglie di non tirare la corda. “L’obiettivo – dice il vicepremier – e’ quello di ottenere il più ampio consenso parlamentare per la legge elettorale. Ma è altrettanto evidente che se vi e’ un nucleo di sostenitori di questo governo che e’ d’accordo sul modello di sistema elettorale, e’ più facile che legge elettorale e governo vadano serenamente insieme e non diventino un ostacolo l’uno per l’altra”. Come a dire: accordarsi con qualche partito di opposizione, magari Forza Italia, per quel modello spagnolo che ucciderebbe nella culla il Nuovo Centro Destra, vorrebbe dire per Renzi decretare la morte rapida dell’attuale esecutivo. E proprio sul sistema spagnolo (micro-collegi elettorali che favorirebbe il bipartitismo Pd-Fi e qualche forza localista come la Lega) avanzano forti perplessità sia il presidente degli stessi democratici Gianni Cuperlo (“E’ meno convincente del doppio turno di coalizione e il metodo giusto è partire dalle forze di maggioranza per poi allargare a tutte le forze parlamentari”); sia il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (“Con il  sistema spagnolo le larghe intese sarebbero la regola”). E Silvio Berlusconi? Ai suoi ha già confessato che il metodo spagnolo è il suo preferito. E difatti parla ai sostenitori riuniti nei club Forza Silvio e chiede di istituire un premio di maggioranza del 15%. Proprio quello previsto nel sistema iberico di Renzi.

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