12142017Headline:

Legge elettorale, in vista un vertice fra Renzi e Berlusconi


“Già oggi possibile l’incontro con Berlusconi sulla riforma del voto? Renzi non conferma la data ma non smentisce il faccia a faccia prossimo con l’ex premier che ci sarà nel giro di una settimana: ‘non mi risulta in calendario ma quando lo sarà, tranquilli lo dirò’. Però, niente diktat dal Cavaliere, uno scambio fra il sì alla riforma e l’election day. ‘Ho messo sul tavolo tre proposte, e quindi il Pd rinuncia a imporre il proprio modello. Ma nessuno allora può dettare condizioni, dire: accetto ma solo a patto che si faccia così o cosà’”. Lo scrive La Repubblica che prosegue: “Il sindaco di Firenze, che conferma che si ripresenterà a Palazzo Vecchio, nonostante le critiche rassicura comunque Letta: ‘Non ho intenzione di fargli le scarpe, tanto è vero che intendo restare primo cittadino. I sindaci, a differenza dei dirigenti romani, stanno in mezzo alla gente. Ma il mio Pd vuol dare risposte agli italiani, e per questo vuol fare sentire la propria voce’. Dunque, garantisce, che i suoi prossimi 40 anni (sabato ne compirà 39) li festeggerà a Palazzo Vecchio e non a Palazzo Chigi, ‘nel 2015 non si voterà’. Per Alfano che apre sul modello spagnolo, un apprezzamento ma anche un avvertimento, ‘bene questa sua disponibilità ma vediamo se ci saranno i numeri su questa proposta, e niente trucchetti. Aspettiamo risposte da tutti. Per me, entro la fine di gennaio si potrebbe anche chiudere’. Si può fare davvero? Renzi è convinto di farcela, anche perché ‘i tre milioni delle primarie non mi hanno eletto perché sono mago Zurli ma perché questa è l’ultima spiaggia’. E insiste molto sull’investitura ricevuta dagli elettori democratici: ‘Appena eletto un segretario, parte il giochino delle correnti. Ma io sono stato votato su un programma, e quello porterà avanti’. Grillo? ‘Nel suo partito nelle prossime settimane ne vedremo delle belle. Non può star fermo. Oppure finire agli ordini di capitan Brunetta a votare contro l’abolizione delle province’. Nel suo job act (‘ma chiamiamolopure piano per il lavoro, senza copiare i democratici americani’), Renzi annuncia che la questione dell’articolo 18 sarà ‘marginale’, e dice di sì ad una tassazione sulle rendite finanziarie ‘a condizione di ridurre in egual misura le tasse sul lavoro, tagliando anche l’Irap che pagano le aziende’. Proposta anche una riduzione del 10 per i costi dell’energia alle imprese, ‘si può fare anche domani mattina’. E il contratto unico, inviso alla Cgil e ad una parte del Pd? ‘Andrò avanti, e il Pd non si dividerà. Andrò avanti anche a maggioranza perché così si fa in un partito democratico, non all’unanimità ‘. Le web tax così com’ è una ‘barzelletta’, perché la Ue aprirebbe subito una procedura di infrazione. Qualcosa da tenere del Pd di Bersani? ‘Oggi non è il caso di buttarla in politica. Un abbraccio forte a Pierluigi: tieni botta, ti aspetto presto a Roma’”

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