01182018Headline:

Le novità di Facebook: le cose che convincono e quelle che non piacciono

Se usate Facebook, vi sarete accorti che da qualche tempo è cambiato il criterio con cui appaiono sulla vostra bacheca gli aggiornamenti dei vostri amici o delle pagine su cui avete fatto “Mi Piace”. È un cambiamento noto, spiegato proprio da Facebook e giàdiscusso e commentato online: in sostanza, dato che gli aggiornamenti dei vostri amici e delle vostre pagine sono molti di più di quelli che la vostra bacheca è in grado di mostrare, Facebook ha deciso di dare precedenza agli aggiornamenti più commentati, più piaciuti, più condivisi, piuttosto che a quelli più recenti. Ovviamente appaiono anche quelli più recenti, non è un interruttore on/off: ma molto meno di quanto facessero prima (anche se voi decidete così tra le impostazioni della bacheca: Facebook fa un po’ quello che vuole).
La conseguenza è che se un vostro amico ha scritto tre giorni fa una cosa che è stata molto commentata, piaciuta o condivisa, sulla vostra bacheca continuerete a vedere quella cosa e non, magari, le cose più recenti che ha scritto il vostro amico: quello che ha scritto stamattina, la foto che ha pubblicato ieri sera, eccetera. Lo stesso accade con le pagine: se siete iscritti a quella della vostra birra preferita è più facile che vediate sulla vostra bacheca un aggiornamento di ieri molto condiviso e piaciuto, piuttosto che uno di oggi che non ha ottenuto altrettante “interazioni”. Se gestite una pagina, i vostri iscritti vedranno più facilmente un contenuto di qualche giorno fa molto condiviso e commentato piuttosto di uno pubblicato poche ore fa.
La ratio di Facebook è: i contenuti che hanno ottenuto più interazioni degli utenti sono quelli che gli utenti sono più interessati a vedere (le deduzioni successive sono: se un contenuto non ha un boost iniziale di commenti, like e share, cade nel vuoto; se vuoi visibilità a prescindere dalle tue interazioni, paga). Dal mio piccolissimo punto di vista, però, questo approccio non funziona e rompe la bacheca. Innanzitutto perché per la mia limitata esperienza moltissime persone su Facebook passano una buona parte del tempo a leggere cosa scrivono i loro amici e guardare le loro foto, senza necessariamente interagire: lurkano, insomma. E vorrebbero continuare a farlo. Poi perché le interazioni sono un parametro grossolano nel determinare il valore di un aggiornamento: un mio amico tre giorni fa ha scritto una robina nonsense che ha generato un’infinita discussione altrettanto nonsense che a me non importa, eppure sulla mia bacheca continuo a vederla (al posto di qualcos’altro, sempre di suo, più recente, che potrebbe interessarmi di più).
Ma il danno più grosso Facebook lo fa a se stesso, se aspira – come sembra – a far concorrenza a Twitter come mezzo su cui leggere e far circolare le notizie nei prossimi dieci anni. Gli hashtagle pagine per giornalisti, i progetti per fare o diventare un “newspaper for mobile devices” e tutti gli altri sforzi in questa direzione rischiano di ottenere pochi risultati se con la nuova bacheca io stamattina mi trovo davanti un articolo sui pronostici delle partite di Champions League di due giorni fa, o mi trovo davanti un’analisi sullo shutdown due giorni dopo la fine dello shutdown, solo perché all’epoca furono molto commentati e condivisi, e non articoli più recenti – notizie più recenti – e quindi per me più interessanti. Inoltre con le notizie vale una volta di più la regola per cui le interazioni non misurano l’interesse (una notizia può interessarmi molto anche se non la commento o non clicco “mi piace”) né tantomeno la qualità (basti vedere a quanto certi articoli-bufala sono condivisi e commentati su Facebook). Può darsi che Facebook cambi ancora qualcosa nella bacheca, d’altra parte è cambiata moltissimo negli ultimi anni; oppure può darsi che ci abitueremo così e impareremo a farci i conti, cambiando un po’ le nostre abitudini, sia chi legge su Facebook sia chi scrive su Facebook – e siamo tutti un po’ entrambe le cose.
Francesco Costa

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