Le notizie in evidenza di giovedì 7 dicembre. Pisapia e Alfano lasciano Renzi, salta la coalizione – Assalto fascista a Repubblica

Politica Interna

Alleanze nel centro-sinistra, salta la coalizione. La coalizione renziana vacilla e perde pericolosamente pezzi. Campo progressista si raduna fuori dal Parlamento e al termine di una lunga riunione di autocoscienza, Giuliano Pisapia firma la resa: «È finita. Non ci sono le condizioni per un’alleanza». Il pressing dei big dal Nazareno su Pisapia è martellante, lo chiamano Fassino, Zanda e Franceschini, anche Renzi scambia qualche sms, per spiegare che la frenata sullo ius soli è dovuta solo a input istituzionali. Come a dire, non è per nostro volere che non siamo andati a segno. Niente, «il problema è che non regge i suoi», dicono da Palermo gli uomini di Renzi mentre lui fa un comizio dietro l’altro. E intanto, Angelino Alfano annuncia a Porta a Porta il suo addio al Parlamento. In pochi minuti, Renzi perde una sponda a sinistra, che serviva a drenare voti da Liberi e uguali, e una al centro, che serviva ad allettare i moderati. Ma con i suoi, l’ex premier non fa drammi: «Andiamo avanti sereni, non ci sono solo loro».

Blitz fascista a Repubblica. Forza Nuova contro Repubblica e L’Espresso. Alle quattro di ieri pomeriggio con un’azione squadrista e intimidatoria dodici militanti del partito neofascista hanno “assaltato” la sede del giornale in via Cristoforo Colombo a Roma: vestiti di nero, due in giaccone mimetico, volti coperti da maschere bianche. Lo striscione con scritto “Boicotta l’Espresso la Repubblica” e tre bandiere di Forza Nuova. Dopo essere entrati nel cortile dell’edificio i camerati hanno acceso cinque fumogeni e, mentre un portavoce leggeva al megafono un comunicato di accuse contro la redazione, gli altri hanno sfidato i giornalisti presenti all’ingresso e i colleghi affacciati alle finestre. Insulti, provocazioni. Due torce luminose sono state lanciate contro il palazzo. Il ministro dell’Interno Marco Minniti è arrivato nella sede romana di Repubblica nel pomeriggio di ieri, a poco più di un’ora dal blitz di Forza Nuova. «La scelta di presentarmi di persona, come avrei fatto con qualunque altro quotidiano minacciato, serve a mettere un punto fermo. Qui c’è un confine che non può e non deve essere superato. E non lo sarà».

Politica Estera

“Gerusalemme capitale di Israele” per gli Usa. La decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e avviare il processo per trasferire l’ambasciata da Tel Aviv infiamma i Paesi arabi. Dalla Turchia all’Iran si moltiplicano le iniziative contro Trump. Dalla Turchia all’Iran si moltiplicano le condanne contro la scelta americana. Hamas: «Ha aperto le porte dell’inferno». Abu Mazen: «Ci porta in guerra». Ma il leader Usa apre ai palestinesi: «Nessuna decisione su sovranità e confini della città». E quasi 24 ore dopo l’annuncio dell’amministrazione americana di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, riconoscendo così ufficialmente la città come capitale di Israele, Benjamin Netanyahu ha parlato. Ha definito la mossa di Trump una «storica pietra miliare», «un passo importante verso la pace, perché non ci può essere alcuna pace che non includa Gerusalemme come capitale d’Israele», e ha chiesto alle altre nazioni di seguire la direzione presa dagli Stati Uniti.

Putin si ricandida. Vladimir Putin correrà per le presidenziali russe del prossimo 18 marzo. Il giorno dell’annuncio tanto atteso è arrivato. E paradossalmente mette fine all’unico elemento di suspense di una campagna elettorale dall’esito scontato. Nonostante la presenza di ben 30 aspiranti candidati, non c’è dubbio che Putin, forte di un tasso di popolarità perennemente sopra l’80 per cento, verrà incoronato per un quarto mandato. L’ultimo, secondo i limiti costituzionali. L’annuncio è stato fatto davanti agli operai della fabbrica di auto Gaz di Nizhny Novgorod. «Gaz za Vas!», «La fabbrica Gaz è con lei!», hanno scandito in coro i metalmeccanici. Poi il leader del Cremlino ha pronunciato le parole tanto attese quanto largamente previste: «Avanzerò la mia candidatura per il posto di presidente russo». E ha fatto scattare l’ovazione aggiungendo che non era possibile dare questa notizia «in un posto e in un momento migliori».

Economia e Finanza

Commissione d’inchiesta sulle Banche. L’ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, sarà sentito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. La decisione sull’ex amministratore delegato di Unicredit è stata presa all’unanimità. Ma la Commissione convocherà «almeno altre 12 persone», tra le quali gli ex ministri Tremonti, Grilli e Saccomanni. Il Pd ha chiesto che vengano sentiti anche gli ex banchieri Gianni Zonin (Popolare di Vicenza), Vincenzo Consoli (Veneto Banca) e Pietro D’Aguì (Bim). La commissione lavorerà in due sessioni tutti i giorni, da lunedì a sabato. Le date delle singole audizioni potrebbero essere decise oggi, in un clima sempre più arroventato. Ieri nell’ufficio di presidenza allargato c’è stato scontro fra Casini, che avrebbe voluto limitare il numero di audizioni e il Pd.

Nuove misure fiscali. L’abolizione degli studi di settore per un milione di partire Iva viene rinviata al 2019. A pochi giorni dal via ai primi 70 indicatori sintetici di affidabilità fiscale (Isa)- chiamati a sostituire a partire dal 2018 gli studi di settore – il Governo ha predisposto l’emendamento alla manovra di bilancio all’esame della Camera con cui rinviare di un anno l’operazione. Modifiche in vista anche per il calendario delle scadenze fiscali: potrebbero cambiare i termini 730, modello Redditi, certificazione unica, 770 e spesometro. Intanto, si chiude la prima edizione della rottamazione delle cartelle esattoriali e si apre ora una nuova possibilità per i contribuenti, come previsto dal decreto fiscale approvato la scorsa settimana dal Parlamento. L’Agenzia delle Entrate ha messo infatti a disposizione il nuovo modello per presentare domanda di adesione alla «rottamazione-bis», che riguarda le cartelle dal primo gennaio del 2000 al 30 settembre di quest’anno.

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