LE NOTIZIE IN EVIDENZA. Il biotestamento prima dello Ius Soli, scontro in Senato – Dell’Utri resta in carcere, respinta la richiesta dei difensori

Politica interna

Biotestamento e Ius Soli. II biotestamento sarà legge entro l’anno biotestamento se riuscirà a contenere l’ostruzionismo della Lega che ha presentato 1.800 emendamenti e del fronte cattolico guidato da Carlo Giovanardi contrario ad ogni regolamentazione del testamento biologico. «Forza Italia voterà contro il biotestamento», ha annunciato il capogruppo Paolo Romani, anche se gli azzurri non ricorreranno a pratiche ostruzionistiche. Intanto  lo Ius soli finirà su un binario morto. Sarà questa la sua sorte, malgrado il Pd dica che si farà di tutto per approvarlo. Perché mancando i numeri sulla legge della cittadinanza, il risultato per loro doppiamente negativo di un ricorso alla fiducia sarebbe una bocciatura della norma sui diritti e la trasformazione di Paolo Gentiloni in premier dimissionario nel momento di massima incertezza sui futuri assetti istituzionali post-voto.

Scarcerazione Dell’Utri. «Non ce la faccio più, sono stanco e provato», ha detto qualche giorno fa ai suoi avvocati. Ma per Marcello Dell’Utri le porte del carcere di Rebibbia potrebbero non aprirsi. Non ancora. Il tribunale di sorveglianza di Roma si è riservato di decidere se davvero le sue condizioni di salute siano incompatibili con la cella. Dopo che due giorni fa la Corte europea dei diritti umani ha invitato il governo italiano a valutare se la detenzione di Dell’Utri non violi il suo diritto a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi ha probabilmente pensato che la strada fosse ormai in discesa. E invece, con un colpo di scena, la procura generale ha dato parere negativo alla scarcerazione. Accade pure questo nell’interminabile procedimento che, a colpi di perizie e cartelle cliniche, deve stabilire se il detenuto eccellente, oggi rinchiuso a Rebibbia, debba rimanere in cella.

Politica estera

Ambasciata Usa a Gerusalemme.  Settimana peggiore, Donald Trump non poteva sceglierla: dopodomani, si celebrano i 30 anni dalla prima Intifada delle pietre e stavolta, s’allarmano i diplomatici americani, più che pietre saranno fuochi. Trump è oltre l’indugio e con una serie di telefonate l’ha annunciato all’estasiato israeliano Netanyahu, allo scioccato palestinese Abu Mazen, a un irritato re giordano e al preoccupato egiziano Al Sisi: oggi, forse, firmerà quel che ha sempre promesso, il trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo così la Citta Santa come capitale d’Israele. Diviso per linee settarie e scontri di personalità, raramente il Medio Oriente ha parlato con una voce unica come in queste ore. Dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, all’Arabia Saudita di Mohammed Bin Salman, passando per il re giordano Abdallah tutti i leader della regione hanno chiesto di non procedere con questa operazione.

Russia fuori dai giochi olimpici. La pena massima, il bando totale dall’Olimpiade di Pyeongchang, al via in Corea del Sud tra 64 giorni, sarebbe stata meno umiliante. Invece un piccolo contingente di Russia ai Giochi (già minacciati dai dispetti tra Kim Jong-un e Donald Trump) potrebbe esserci, però alle condizioni del Comitato olimpico internazionale (Cio): atleti senza bandiera e senza inno nazionale (in caso di medaglia suonerà quello del Cio), con divise neutre che riportino la sigla OAR (Olympic athlete from Russia) sul petto, preventivamente sottoposti ai raggi X di un antidoping terzo — quindi puliti al di sopra di ogni ragionevole sospetto — poiché il laboratorio di Mosca, rivelatosi il regno degli insabbiamenti ai Giochi casalinghi di Sochi 2014 (25 squalifiche postume e u medaglie tolte su 33 conquistate), non è ancora stato riammesso alla piena operatività dall’Agenzia antidoping mondiale (Wada). Ricordate le prove che inchiodarono la Russia: quei graffi a forma di “T” nelle provette.  Al microscopio elettronico — e con tecniche comparative inattaccabili — gli esperti dell’Istituto svedese di Criminologia hanno stabilito che quei graffietti (diversi dalle «F» provocate dalla lavorazione della plastica e dalle «U» generate dalla chiusura del tappo) potevano essere state incise solo dai coltellini usati per sollevare i coperchi di gomma (non sigillati) per alterare almeno il 20 per cento delle provette esaminate.

Economia e finanza

Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. È durata pochi minuti, giovedì scorso, l’audizione segreta del procuratore di Arezzo Roberto Rossi di fronte alla commissione parlamentare. E in quella fase il magistrato ha escluso responsabilità del cda di Etruria sulla falsificazione dei prospetti. «Non ho nascosto nulla rispetto alla posizione dell’ex vicepresidente Pier Luigi Boschi», aveva scritto nella lettera inviata due giorni fa al presidente Pier Ferdinando Casini per negare di aver mentito. In realtà la lettura del verbale tuttora riservato fornisce una ricostruzione diversa. Nonostante fosse incalzato dal deputato 5 Stelle Carlo Sibilia, nulla ha detto Rossi sul fatto che Boschi e gli altri consiglieri fossero indagati, né dei rilievi di Consob nei loro confronti. E invece è proprio il dossier dell’organismo di vigilanza dei mercati a rivelare le «segnalazioni» alla magistratura e la difesa di Boschi che ha negato ogni responsabilità scaricando eventuali omissioni e irregolarità sui manager della banca. Intanto prosegue la polemica politica sulla convocazione di Ghizzoni. Le opposizioni insistono sulla convocazione dell’ex Ad di Unicredit per far chiarezza sulle dichiarazioni di De Bortoli,il quale  sosteneva che Ghizzoni avesse ricevuto pressioni da Maria Elena Boschi per salvare Banca Etruria.  Su questo punto  prende la parola Matteo Orfini, presidente Pd, e alza la posta in gioco: «Non state chiedendo un’audizione tecnica ma politica, che serve ad alcuni solo per fare campagna elettorale. Tuttavia – è l’apertura condizionata – Se insistete, noi non poniamo un veto: giusto accogliere le richieste di chiunque, ma chiediamo a quel punto che si ascoltino anche il governatore Luca Zaia per la crisi delle popolari venete, Ippolita Ghedini (avvocato e sorella di Niccolò, che ha avuto incarichi dalla Veneto Banca di Treviso, ndr), Gianni Zonin (ex presidente popolare Vicenza), Vincenzo Consoli (Veneto Banca) e l’allora ministro Giulio Tremonti».

Pensioni. Non sono solo i vincoli di bilancio a vietare un ritorno ai pensionamenti di anzianità o un blocco dei meccanismi automatici di adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita. Bisogna tenere conto anche della longevità della popolazione, tra le più alte dei paesi avanzati, che impone livelli di occupabilità a età superiori ai sessant’anni pena la non sostenibilità finanziaria del sistema. È il messaggio che arriva dall’ultimo rapporto Ocse sui sistemi previdenziali, un documento che mette sotto la lente le riforme adottate negli ultimi tre anni nei 35 paesi dell’area e si concentra in particolare sui modelli di flessibilità studiati proprio per allungare la vita lavorativa. Il rapporto prevede che un ventunenne italiano di oggi che ha iniziato a lavorare nel 2016 per avere la pensione dovrà aspettare 50 anni e due mesi. L’assegno previdenziale arriverà quando compirà 71 anni e due mesi mentre un suo collega tedesco (ma anche canadese, austriaco, spagnolo e ungherese) potrà intascarlo sei anni prima, quando ne compirà 65.

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