01182018Headline:

Le notizie del giorno sui giornali. Elezioni, lite su Jobs Act e vaccini – Ombre sulla Lega: fondi dalla Russia

Politica interna

Verso il voto tra vaccini e Jobs act: liti e annunci. Il Corriere della Sera: “Le campagne elettorali sono piene di promesse, non sempre rispettate e non sempre fortunate (…) Da Silvio Berlusconi, che promette la cancellazione del Jobs act (ma poi smentisce di averlo detto), a Matteo Salvini, che si impegna a cancellare l’obbligatorietà dei vaccini (contraddetto da Paolo Romani). Fino a Luigi Di Maio, che non solo vuole abolire lo spesometro e gli studi di settore, ma assicura anche la cancellazione di «balzelli e scartoffie», che «invece di combattere l’evasione, combattono chi paga le tasse». E sulle pensioni lancia l’abolizione della legge Fornero e il progetto «quota 41». Ovvero: «Dopo 41 anni di lavoro devi andare in pensione»”.
Mario Calabresi dalla prima di Repubblica: “Ascoltiamo solo una grottesca cantilena di abolizioni. Via l’obbligo dei vaccini, via il canone Rai, via il bollo auto, via lo spesometro, via le tasse universitarie, via il redditometro, via la legge Fornero, via il Jobs act, fino alla mirabolante promessa finale di cancellare migrazioni e migranti. Forse coscienti della loro incapacità di assumersi responsabilità, di costruire novità o di trasformare l’esistente, i politici di questa campagna elettorale si accontentano di prometterci di eliminare doveri, fastidi e problemi. Con un tratto di penna, magicamente, senza preoccuparsi di spiegarci come, con che risorse o con quali conseguenze”, il tutto in una sorta di ‘giostra dell’irresponsabilità'”. E intanto c’è l’appello all’unità. Sempre Repubblica: “Romano Prodi: «Le forze del centrosinistra recuperino il buon senso e si mettano insieme per le elezioni regionali e nazionali». Walter Veltroni: «Sarebbe un vero e proprio delitto presentarsi divisi in due Regioni fondamentali per il Paese». Il fondatore dell’Ulivo e quello del Pd. I due padri nobili del centrosinistra scendono in campo. Un ultimo appello perché i due pezzi della sinistra si riuniscano per sfidare il fronte berlusconiano e quello grillino”.

Centrodestra/M5S. II leader della Lega Matteo Salvini al Corriere: «Se vinciamo introdurremo il salario minimo». Mentre per quanto riguarda la polemica sui vaccini, Salvini dice: «Io ho fatto vaccinare i miei figli, ma sono contrario all’obbligo. Nessun altro Paese al mondo ha dieci vaccini obbligatori». Intanto si registra il via libera di Arcore ad Attilio Fontana, ex sindaco di Varese, per la corsa alla Regione Lombardia. «E’ un ottimo candidato». Poi il Cav avvisa: «Una volta al governo, correggeremo il Jobs act». Del piano del centrodestra ne parla oggi Il Giornale. Si segnala anche Roberto Maroni sul Foglio: “E’ da poco tornato a Milano, ha appena ricevuto la notizia della conferma della candidatura di Attilio Fontana alla regione Lombardia. E’ dispiaciuto “delle dichiarazioni del mio segretario”, “sprezzanti e sorprendenti che ho sentito nei miei confronti. In tanti si affannano a dire che io non sarò ministro, ma chi è che vuole fare il ministro?” “La mia vita nuova nasce anche da incompatibilità con Salvini”. Il fronte Cinque Stelle: “II grumo Roma, fatto non solo d’immondizia, è uno dei problemi che gravano sulla campagna elettorale 5 stelle per le politiche e che certamente non aiuta le chances di vittoria dei grillini il 4 marzo (…) L’incubo M5S è quello di trascorrere l’ultimo mese di corsa verso Palazzo Chigi, dal 27 gennaio in poi, con il rischio di avere i bus e la metro della Capitale fermi. E per scongiurare la possibilità, il Campidoglio ha lanciato l’allarme del tutti a piedi. Ha deciso di drammatizzare. Punta sul vittimismo. E si è prefigurato l’alibi: se dovesse accadere il peggio, la colpa non è nostra ma delle decisioni del tribunale nel caso non dovesse approvare il concordato Atac. Si rischia così di sacrificare gli interessi dei romani e i loro diritti di mobilità sull’altare di una strategia politica ed elettorale che guarda solo al voto politico”.

Politica estera

Sospetto di fondi dai servizi russi alla Lega. L’allarme dagli Usa. La Stampa: “AIcuni osservatori sospettano che la Lega Nord possa aver ricevuto fondi dai servizi di sicurezza del Cremlino». L’accusa compare alla pagina 138 del rapporto che la componente democratica nella commissione Esteri del Senato americano ha appena pubblicato, per denunciare le ingerenze politiche di Mosca. Il documento ha lo scopo di denunciare l’offensiva lanciata dal Cremlino in tutto il mondo, per influenzare i risultati elettorali e spingere i Paesi occidentali a fare i suoi interessi. Che sono fondamentalmente tre: minare l’Unione Europa, dividere la Nato, e ottenere la cancellazione delle sanzioni per l’attacco all’Ucraina e l’annessione della Crimea”.

Presidenza Osce/Patto Roma-Parigi. La Stampa: “Rilanciare il dialogo tra Paesi, favorire una soluzione alla delicata crisi Ucraina, mettere al centro dell’attenzione il Mediterraneo e le migrazioni. Sono chiare le sfide che si presentano per questo 2018 all’Italia che oggi, con un discorso a Vienna del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, assume ufficialmente la presidenza dell’Osce, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Impegni importanti attraverso cui centrarne un altro: riuscire a ridare slancio e centralità a un’organizzazione dai nobili intenti, ma spesso secondaria sullo scenario internazionale”.
Il Corriere della Sera: “Entro la fine dell’anno Italia e Francia firmeranno un Trattato di collaborazione strategica sulla falsariga di quello che Berlino e Parigi hanno approvato nel 1963 all’Eliseo. La notizia è emersa ieri a margine del vertice dei Paesi europei del Mediterraneo, tenutosi a Villa Madama (…) L’idea è stata di Paolo Gentiloni (…) L’obiettivo è quello di recuperare un gap: se Francia e Germania da almeno 50 anni fanno asse in modo strutturato (…) quella fra Parigi e Roma è una relazione che conosce alti e bassi a seconda delle stagioni, e che sicuramente appartiene ad una categoria inferiore”. Ora l’impegno a mettere giù una bozza.

Economia e finanza

Tassi e petrolio sfidano la ripresa. Dalla prima del Sole 24 Ore: “Il 2018 è iniziato all’insegna di un calo del mercato globale delle obbligazioni, tanto di aziende quanto di Stati, e della conferma della fase di rialzo dei prezzi del petrolio, alimentata quest’ultima da domanda mondiale in ripresa (segnale di un’accelerazione della crescita economica), di tensioni geopolitiche, delle strategie Opec di riduzione dell’offerta. Quanto ai mercati dei capitali i redimenti di Treasury, Bund e BTp sono in crescita. L’equilibrio del settore è reso fragile sulla scia delle politiche monetarie di Usa, Ue, Giappone, con segnali di depotenziamento delle loro politiche ultraespansive. E ieri ribassi hanno interessato Wall Street e le Borse Ue”. Giorgio Barba Navaretti sempre sul Sole: “La crescita mondiale si sta consolidando, per ora in assenza di un ingrediente, invece sempre presente nelle precedenti fasi espansive: l’inflazione. E’ un’assenza che turba i sonni delle banche centrali, che non riescono ad avvicinarsi agli obiettivi tradizionali di crescita dei prezzi (circa 2% per la Bce). E’ come se, senza prezzi in salita, l’uscita dalla recessione non fosse davvero reale e diffusa, ma solo spinta dal vento artificiale della politica monetaria espansiva. Per questo l’aumento del prezzo del petrolio nelle ultime settimane viene letto con ottimismo: il segno che finalmente la domanda globale sia davvero forte e solida e che presto, attraverso la spinta dei prezzi energetici, anche l’inflazione generale riprenda e la politica monetaria possa tornare alla normalità con tassi di interesse sopra lo zero”.

Ripresa/Debito pubblico.
Il Corriere della Sera: “Il numero degli occupati ai massimi da quarant’anni. Il ritmo di crescita più rapido del decennio. Il principale indice di Borsa di Milano lievitato quasi del 19% in dodici mesi e rendimenti dei titoli di Stato fra i più bassi del dopoguerra, mentre il fatturato dell’export nel 2017 aumenta più che in Francia o in Germania. Accanto a tutto questo, dai partiti proposte pensate per un elettorato psicologicamente ancora in recessione: vi leviamo le tasse (…) vi ridiamo la pensione nel pieno delle forze con un assegno intatto; vi garantiamo un sussidio universale o un salario minimo (…)” Tuttavia “se l’obiettivo era la ripresa, è stato ampiamente centrato; se era una convergenza con il resto d’Europa, allora in gran parte sfugge e si allontana anche mentre splende il sole”. Il divario con gli altri Paesi infatti continua a persistere”. Alesina e Giavazzi sempre sul Corriere della Sera: “Di Maio ha consegnato alla stampa un suo scritto in cui annuncia che il Movimento 5 Stelle sta elaborando un piano per ridurre in due legislature il debito pubblico del 40 per cento del Pil, da 130 circa, il livello di oggi, a 90. Il piano non comporterebbe tagli alla spesa pubblica, anzi dovrebbe prevedere un aumento della spesa per infrastrutture. Abolirebbe anche la riforma pensionistica (la legge Fornero), un provvedimento che la Ragioneria generale dello Stato stima produrrà, nel biennio 2019-20, un risparmio di 25 miliardi l’anno lordi (…). Queste favole fiscali sono solo leggermente meno fantasiose delle promesse di Donald Trump (al quale Di Maio evidentemente si ispira). Ma ridurre il disavanzo richiede molto tempo, grande pazienza e politiche adeguate”.

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