01182018Headline:

LE NOTIZIE DEL GIORNO. Pd, tensioni sul caso Boschi: il partito al 23,4% – Stop alle bollette pazze

Politica interna

Tensioni nel Pd sul caso Boschi. Oggi dalla prima di Repubblica: “Pd ancora in calo. Perso un altro punto in otto giorni: adesso i democratici sono al 23,4%: questo l’esito dell’ultimo sondaggio Ipsos. Centrodestra al 36, perde punti anche il M5S ora al 28,2. Stabile Grasso al 6,6. Tensioni nel Pd per la candidatura di Maria Elena Boschi. Fronda in Toscana e Trentino dove dovrebbe presentarsi. Renzi sta lavorando sui collegi. E il ministro Orlando lo attacca: non lo vedo premier”. Il ministro Orlando intervistato dalla Stampa: “Dovremmo evitare di scavare delle buche dove rischiamo di finire dentro noi stessi. Come è successo con la Commissione banche”. Su Boschi: “Penso che sia giusta una valutazione del partito per stabilire chi può portare più voti o meno voti. Una valutazione che va fatta insieme in modo libero e senza steccati correntizi. Ma tocca al segretario proporre un percorso per mettere in campo la classe dirigente migliore per portare consensi”. Scalfari su Repubblica: “Una sola cosa aggiungerò in proposito: quando Renzi attaccò la Banca d’Italia (e Gentiloni per fortuna tagliò la mozione renziana e presentò un documento ufficiale del tutto diverso e pienamente accettabile) noi criticammo a fondo il segretario del Pd. Avevamo ragione e l’esplosione del caso Boschi lo conferma. E questo è tutto sull’argomento, con la speranza che Boschi, senza bisogno di dimettersi in questa che sta per finire, nella nuova legislatura abbandoni la politica e trovi altre soluzioni più utili per la sua attività”. Antonio Polito dalla prima del Corriere sul bilancio della legislatura: “Bisogna oggi ammettere che né gli 80 euro, né il Jobs act, né la abbondante spesa pubblica in deficit di questi anni hanno fatto i danni di cui parla l’opposizione. Anzi, misure come gli incentivi alle assunzioni e i super ammortamenti hanno aiutato le aziende e favorito l’occupazione. Piuttosto andrebbe notato come la ripresa, stentata nei primi tempi del governo Renzi, abbia poi avuto una forte accelerazione con l’arrivo di Gentiloni a Palazzo Chigi. Si vede che il nuovo premier ha iniettato nel sisterna una buona dose di stabilità e di fiducia, questi sì beni primari che la politica può fornire all’economia”.

Verso il voto. Repubblica: “Il segretario è consapevole che i sondaggi non sono positivi ma è convinto di poter raggiungere il 24-25 per cento, cui sommare cinque punti percentuali degli alleati. Il vero obiettivo è quello di superare M5S ed avere un primato di lista che, se nessuno schieramento raggiungerà il 40 per cento, permetterà al Pd di dare le carte per eventuali alleanze di governo”. Tuttavia sempre su Repubblica si legge: “Fra due giorni, nel suo discorso alle alte cariche dello Stato, Sergio Mattarella darà le coordinate sulla road map che, fra Natale e Capodanno, porterà allo scioglimento delle Camere e con tutta probabilità alle urne il 4 marzo prossimo. E di fronte al rischio concreto che, dal voto, non venga fuori una maggioranza piena, al Colle si valutano gli scenari per il dopo-elezioni. Con un avviso: anche chi taglierà per primo il traguardo non può pensare di avere automaticamente in tasca il lasciapassare di Mattarella per Palazzo Chigi. Non basta un voto in più degli altri, essere il primo partito: al Colle bisognerà offrire la garanzia di poter assicurare da subito i numeri in Parlamento”. Sul fronte centrodestra: “II rapporto con Matteo Salvini è per Berlusconi altalenante: sì alle alleanze locali, difficoltà sul piano nazionale. Esiste un gap generazionale che ai tempi del duopolio bossian-berlusconiano non esisteva”. Ma Berlusconi è intenzionato a stringere un patto. Il Giornale: “L’ultimo sondaggio Ixè per Huffingtonpost.it svela che nella classifica di gradimento dei leader, presso il popolo di centrodestra Silvio Berlusconi è in testa con il 26% di consensi seguito da Giorgia Meloni al 24%, solo terzo Matteo Salvini al 19%. E questo mentre si apre la partita dei candidati alle Regionali. Nel Lazio cresce l’ipotesi Gasparri, in Friuli-Venezia Giulia c’è Riccardi di Fi”.

Politica estera

Vienna, Difesa e Interni agli estremisti di destra. Il Corriere della Sera: “Due mesi dopo le elezioni, l’Austria avrà un nuovo governo decisamente orientato a destra, anche con posizioni nazionaliste. Anche se la politica europea rimarrà nelle mani di Sebastian Kurz, 31 anni, il più giovane premier dell’Ue, tre dei ministeri chiave saranno affidati a esponenti dell’ultradestra: Interno, Esteri e Difesa. In discussione la possibilità di offrire la doppia cittadinanza ai membri dei gruppi etnici di madrelingua tedesca e ladina nell’Alto Adige”. “Rischio Austria anche da noi. Pronti a intese per governo”. E ancora: “La Francia coltiva tentazioni egemoniche riguardo all’Italia e ha un’attitudine «quasi coloniale». Il governo italiano è debolissimo e sta sbagliando tutto, dalla politica sull’immigrazione all’atteggiamento con la Russia”. Sulla quale Massimo D’Alema ha idee chiare: via le sanzioni e dialogo. Le linee di politica estera sulle quali Liberi e Uguali cercherà convergenze per il prossimo governo nell’intervista di oggi rilasciata alla Stampa. Il Sottosegretario Gozi sempre sulla Stampa: “L’Italia è preoccupata dalle minacce sul Brennero perché nel prossimo anno Vienna guiderà l’Ue”.

I rapporti con la Russia. La Stampa: “Nelle nebulose previsioni di un voto che potrebbe non consegnarci una maggioranza di governo, qualche certezza resta in politica estera. Un ambito in cui monta la tesi di riavvicinare all’Italia la Russia di Vladimir Putin, pronto a essere eternificato da un’altra elezione. Quando Massimo D’Alema dice che Putin «è un interlocutore necessario» non dice nulla di diverso da quanto sostengono M5S (…) Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Se si parla di Putin e delle sanzioni europee, le parole sono quasi sovrapponibili. E celano una strategia a favore dell’interesse nazionale contro lo strapotere franco-tedesco in Europa. Dunque: centralità dell’Italia in Europa, freno all’attivismo di Emmanuel Macron, difesa delle nostre aziende”. Si segnala da Repubblica l’intervista a Roberta Pinotti. Si legge: “La nuova missione in Africa, il dimezzamento del contingente in Iraq, la riduzione di quello in Afghanistan ma anche il progetto militare europeo. L’attività di governo di Roberta Pinotti, prima donna al vertice della Difesa, si avvia alla chiusura con un carico di impegni internazionali. “Via dall’Iraq metà dei soldati. E l’Italia in Africa rafforza l’impegno”.

Catalogna. Il Sole 24 Ore: “La fuga delle imprese e i timori per le conseguenze dell’incertezza politica stanno segnando la campagna elettorale in Catalogna. II fronte indipendentista è in leggero vantaggio, ma è diviso e difficilmente esprimerà una maggioranza nel nuovo Parlamento”.

Economia e finanza

Pensioni, lavoro e web tax la manovra al fotofinish. Oggi dalla prima del Sole 24 Ore: “Niente più maxiconguagli in bolletta, proroga di un anno delle graduatorie del concorso della «Buona scuola», bonus unico per la ristrutturazione dei condomini, stretta anti-illegalità nei giochi: al terzo giorno di votazioni in commissione Bilancio della Camera, le modifiche alla manovra cominciano a prendere forma, in attesa di nuovi emendamenti del governo e del relatore, incaricato di ridisegnare la web tax. Tra stasera e domani mattina il via libera definitivo al testo. Tra le novità, spicca il super bonus per gli interventi combinati di riqualificazione energetica e antisismici: detrazione dell’80-85%. Con un altro emendamento via libera ai Comuni per aumentare le aliquote di lmu e Tasi: ma la somma dell’incremento non deve superare l’1 per mille”.

Innovazione. Il Sole 24 Ore: “Londra o San Francisco cambia poco. Le startup innovative italiane inziano a volare all’estero per trovare il capitale di rischio indispensabile per consolidarsi e svilupparsi sul mercato. In Italia trovano un ambiente regolamentare snello ed efficace e incentivi fiscali per chi investe nella fase di avvio dell’azienda. Ma quando si tratta di crescere, il venture capital diventa un miraggio o quasi. Nella premessa alla Relazione annuale sulle startup e le Pmi innovative, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda lo dice con chiarezza: se il venture capital non cambia passo c’è il rischio che lo sviluppo venga perseguito all’estero”. Bernard Spitz sul Sole 24 Ore: “In Europa “le nostre due priorità devono essere il completamento della ricostruzione finanziaria dell’Eurozona e la rettifica della normativa, affinché incoraggi gli investitori. Due le priorità e meno di 2 anni per attuarle”. “Se l’Europa infatti vuole essere all’altezza di Stati Uniti e Cina, deve investire subito nella crescita e nell’innovazione. In Europa il denaro non manca: ogni anno i risparmi superano gli investimenti di circa 350 miliardi di euro (il 3% del PIL della zona). Va riportato nell’economia reale e nel finanziamento”. Di Vico sul Corriere della Sera: “L’Italia mostra confortanti progressi nelle aree di «specializzazione intelligente». Tradotto vuol dire che il sistema-Paese cresce per qualità del capitale umano, investimenti in ricerca e apertura internazionale non più solo nei tradizionali settori del made in Italy ma anche nei nuovi business di sviluppo/trasformazione: la mobilità sostenibile, l’aerospazio, la chimica verde, le smart communities, la salute e le fabbriche intelligenti. A questa conclusione è giunta la prima indagine curata dalla Fondazione Ottimisti&Razionali (For) sulla base dei dati ufficiali e della loro elaborazione da parte di un team di analisti/valutatori che lavorano nei principali ministeri”.

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