LE NOTIZIE DEL GIORNO. Monti attacca il governo, riesplode il Pdl, sfida a distanza Cuperlo-Renzi

Cuperlo, lo sfidante di Renzi

Politica interna

Monti – L’ex leader di Scelta civica Mario Monti, intervistato nel corso della trasmissione televisiva In mezz’ora, prende di mira il governo. Un governo, a suo dire, “condizionato da Berlusconi, dalla sua posizione”. Secondo Monti senza un contratto di coalizione chiaro accadrà in futuro ciò che è successo con l’Imu: un Letta “inginocchiato al Pdl, con la conseguenza di una manovra non adeguata sul cuneo fiscale e facendo aumentare l’Iva”. Quanto alla spaccatura interna a Scelta civica l’ex premier, ironicamente, fa notare che trova “strano che Mauro e Casini criticano Scelta civica per un non sufficiente appoggio al governo e vanno verso coloro che lo minacciano davvero”. Il riferimento è al centrodestra, con i suoi continui diktat, “tanto che spesso si scrive Letta ma si legge Brunetta”. A stretto giro la risposta di Brunetta: “Le coalizioni sono sintesi di programmi, sensibilità e rappresentanze. Richiedono la fatica del giorno per giorno, ma anche la capacità di visione” … “che facciamo fatica a vedere in lei e in quel che resta del suo movimento”.
Giustizia – Appuntamento al 29 ottobre, giorno in cui la giunta del Regolamento del Senato dovrà discutere se il voto in aula sull’applicazione della legge Severino al caso del Cavaliere, condannato il primo agosto a 4 anni per frode fiscale, dovrà essere palese o segreto. È l’ultimo inceppo procedurale nel cammino dell’applicazione di quella norma sulle “liste pulite” votata come “immediatamente” esecutiva da Pd, Pdl e Scelta civica nella scorsa legislatura. Ma rinnegata oggi dal Pdl, con Alfano che ieri avvertiva: “Oggi la questione centrale è l’enorme sproporzione, inaccettabile, tra i due anni stabiliti dai giudici di Milano e i sei previsti dalla legge Severino. Come si fa ad applicare una legge così afflittiva in modo retroattivo? Noi siamo fortemente contrari a questa applicazione retroattiva e speriamo davvero che il Parlamento e il Pd correggano la propria impostazione”. Una posizione che però non è più isolata come quest’estate. E che ora con i nuovi equilibri politici creati anche dalla frantumazione di Scelta civica, potrebbe trovare inediti alleati nella marcia verso il voto segreto che favorirebbe Berlusconi.
Pdl – Riesplode lo scontro nel Pdl tra l’ala dura dei falchi e quella governativa di Alfano. I lealisti di Fitto, Carfagna, Gelmini continueranno la loro battaglia sul partito perché si arrivi a un azzeramento delle cariche e a una ripresa della guida del movimento, non più il Pdl ma Forza Italia, da parte di Berlusconi. Per tenere viva questa strada, e marginalizzare Alfano e i ministri, i lealisti induriscono anche i toni sulla legge di Stabilità. Al contrario gli innovatori difendono l’operato del governo, e assistono all’offensiva degli avversari temendo che l’obiettivo sia quello di far saltare il banco. Berlusconi temporeggia e annuncia un ufficio di presidenza per decidere del passaggio dal Pdl a Fi ma non lo fissa ancora per la prossima settimana.
Pd – Gianni Cuperlo e Matteo Renzi, i due principali candidati alla guida del Partito democratico, si sfidano a distanza. E se da un lato il sindaco di Firenze dichiara che, in caso di vittoria, non ci saranno “mai più larghe intese”, dall’altro Cuperlo rilancia che “all’ordine del giorno del congresso non c’è una sfida tra il vecchio e il nuovo ma tra le idee”, e soprattutto che qualunque sarà il risultato del congresso del Pd, “non ci sarà nessun ticket”, con buona pace di Dario Franceschini che l’altro ieri lo aveva auspicato. Cuperlo e Renzi, due candidati alternativi con due proposte completamente differenti, a cominciare dalla legge elettorale. Se Renzi batte sul nodo dell’alternanza e sventola la bandiera del maggioritario con il doppio turno, Cuperlo insiste che per far fuori la “porcata” occorre “una maggioranza più ampia di quella che ora regge il governo”. Perché è evidente al di là della propaganda che al Senato, senza il disco verde del Pdl, non si va da nessuna parte.
Politica estera
Germania – Angela Merkel sarà il numero uno della nuova Grosse Koalition. Ma con ogni probabilità il vero numero due sarà un’altra donna, Hannelore Kraft, governatore del Nordreno-Westfalia, socialdemocratica riformista. Ieri pomeriggio, nel sofferto congresso-lampo straordinario Spd per decidere se andare o no da sconfitti al governo insieme ai vincitori, è stata Hannelore a trascinare la base. E sebbene lei dica di voler restare governatore a Düsseldorf, non pochi scommettono su un suo imminente incarico nella futura Grosse Koalition.
Gerusalemme – Si vota domani in Israele per le amministrative e in ballo ci sono le municipalità delle maggiori città, da Haifa a Tel Aviv. La battaglia per la poltrona di sindaco a Gerusalemme è uno scontro diretto all’interno della Destra, dell’alleanza che sostiene a livello nazionale il premier Benjamin Netanyahu. A sfidare il sindaco uscente Nir Barkat, c’è Moshe Lion, uomo d’apparato scelto da Avigdor Lieberman – il leader dei nazionalisti – e dai rabbini ortodossi che governano le popolose comunità haredi della Città santa come feudatari. L’alleanza nazionalisti-religiosi vuole un suo uomo a governare Gerusalemme, custode religiosa e sacrale dell’ebraismo, immersa nei suoi riti, che deve restare ben distinta dalle luci e dalle attrattive ludiche di Tel Aviv.
Economia e Finanza
Legge di stabilità – La legge di stabilità inizia domani l’esame parlamentare in Senato. La partita si annuncia particolarmente aperta per la dichiarata volontà del premier Letta di discutere i punti più controversi e per l’insoddisfazione espressa dalle parti sociali. Contemporaneamente il testo definitivo del provvedimento sarà sottoposto all’esame dell’Unione europea, che ha fatto sapere di voler esaminare con attenzione le misure e i relativi effetti finanziari. Uno dei nodi più controversi è il riassetto della tassazione immobiliare, che vede la cancellazione dell’Imu sull’abitazione principale e l’introduzione per tutti gli immobili di una nuova tassa sui servizi indivisibili (Tasi). Il punto è naturalmente il confronto tra gli effetti finanziari del vecchio e del nuovo regime per i Comuni e per i cittadini.
Bei – La Banca europea degli investimenti conferma il suo sostegno alle piccole e medie imprese italiane e anzi “per quest’anno prevediamo magari anche di migliorare questo dato”. Così Dario Scannapieco, vice-presidente della Bei conferma la politica dell’Istituto che negli ultimi cinque anni ha effettuato prestiti a 70mila piccole e medie imprese per un valore di circa 12,5 miliardi di euro.

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