LE NOTIZIE DEL GIORNO. L’ultimo strappo di Prodi: non voterà alle primarie. Legge di Stabilità, valanga di emendamenti. Imu: non si pagherà la seconda rata


Pd: alta tensione nel partito alla vigilia della scelta del segretario, l’ultimo strappo è quello di Romano Prodi che, dopo il tradimento dei 101 parlamentari che gli sbarrarono la strada per il Quirinale, ha comunicato che non voterà alle primarie, “non per polemica, ma perché ho deciso di ritirarmi dalla vita politica”; perplesso Matteo Renzi, spiazzato dalla decisione del Professore che secondo il sindaco di Firenze “semina sfiducia”.  Si apre intanto un nuovo fronte di lacerazione interna sull’organizzazione del congresso del Pse, preannunciata dal segretario Epifani quale “segno di appartenenza che dice quali sono le nostre radici”. Immediata la sollevazione dei cattolici del partito, che arrivano a minacciare la scissione e ipotizzano il ritorno alla vecchia Margherita perché la scelta di Epifani rappresenta “un blitz pericoloso e grave, con cui viene meno l’atto fondativo del Pd e che annulla il partito di centrosinistra per farlo diventare la sinistra” ha detto Beppe Fioroni, appoggiato dall’ex segretario del Ppi Castagnetti.
 
Berlusconi: l’attenzione dei parlamentari Pdl è tutta puntata sul calendario dei lavori parlamentari che prevedono per il 27 novembre la votazione del Senato, a scrutinio palese, sulla decadenza del Cavaliere. Nei 18 giorni che restano alcune cose potrebbero cambiare, con conseguenze profonde sulla geografia parlamentare; dopo il consiglio nazionale del 16 novembre il partito di Berlusconi potrebbe spaccarsi tra “lealisti” e “governativi”, con  i soli falchi a condurre la resistenza ad oltranza contro la decadenza e conseguente esclusione del leader di Forza Italia formalizzata dall’Aula. L’unica incognita rimane la Legge di Stabilità con il suo carico straordinario di emendamenti, che offre ai fedeli di Berlusconi la possibilità di una guerriglia parlamentare che potrebbe far slittare il voto sulla decadenza ai primi di dicembre. Esclusa la via della grazia, smentita anche dai legali di Berlusconi, la strada del Cavaliere sembra segnata; anche i fedelissimi, l’”inner circle” familiare ed aziendale, dalla figlia Marina a Fedele Confalonieri, starebbe facendo pressing perché Berlusconi eviti la prova di forza e giochi d’anticipo dimettendosi prima del 27 novembre.    
 
 
Politica estera
 
Iran: dopo tre giorni di fittissimi incontri e di crescente, seppur cauto, ottimismo, i negoziati tra le potenze mondiali dei “5+1” e l’Iran sul programma nucleare del paese mediorientale  sono terminati senza accordi. Fonti diplomatiche già dal pomeriggio confermavano l’impasse, ufficializzato in serata, per l’opposizione della Francia su alcuni punti del testo dell’accordo giudicati non accettabili. “Vogliamo un’intesa ma non siamo disposti a farci abbindolare” ha detto il ministro degli Esteri francese Fabius, che ha anche ricordato l’ostilità di Israele ad un accordo che non preveda l’immediato stop al nucleare iraniano. La Tv di Stato iraniana ha attaccato la Francia definendola “emissario di Israele”, mentre il presidente Rouhani ha rilasciato dichiarazioni più morbide auspicando un ritorno alle trattative. Il ministro degli esteri di Teheran ha già ipotizzato una ripresa del negoziato entro 7-10 giorni. Ultimissime notizie parlano di una nuova riunione dei “5+1” svoltasi ieri a tarda notte.    
 
Cina: aperto ieri, in una località non nota, il terzo plenum del Partito Comunista Cinese, che si appresta a discutere temi che nessuno conosce e sui quali si fanno solo congetture. All’incontro partecipa una lista di alti membri del Partito, di cui si può solo indovinare alcuni nomi di spicco, dato che non si sa chi c’è e chi non c’è. Si sa che il plenum si svolge a Pechino, data l’aumentata presenza di poliziotti, militari e controlli, ma si possono fare solo illazioni sul luogo prescelto, che dovrebbe essere un hotel gestito dall’Esercito di Liberazione e situato nella parte nord occidentale della città. Un vertice all’insegna della massima segretezza dunque, anche se di certo si tratta di un incontro della massima importanza, che determinerà in gran parte il corso sia politico che economico della Cina dei prossimi anni. Ci si attendono novità rispetto all’imponente debito dei governi locali, i più ottimisti sperano che si parli in termini concreti dell’eliminazione dell’hukou,  un sistema di residenza che impedisce alle persone di cambiare liberamente il luogo in cui vivono, in particolare se si tratta di lasciare le campagne per stabilirsi in una metropoli. Di tutto sarà concesso sapere qualcosa solo il prossimo martedì, a riprova del fatto che la Cina continua ad essere governata in un modo che definire opaco è poco.   
 
 
Economia e Finanza
 
Legge di Stabilità: sono 3.093 gli emendamenti presentati alla commissione Bilancio del Senato, di cui oltre 2mila provenienti dalla maggioranza. La stragrande maggioranza di queste proposte non ha grandi possibilità di trasformarsi in una concreta modifica legislativa, mentre al contrario alcune delle correzioni più sostanziali devono ancora essere messe nero su bianco. Fra queste un emendamento, non ancora formulato, che ha lo scopo di sbloccare il credito alle piccole e medie imprese. Fra le proposte già depositate invece alcune affrontano il tema delle pensioni, altre quello del cuneo fiscale, per il quale si pensa di concentrare i benefici sui redditi più bassi, e naturalmente si parla di tassazione sulla casa.
 
Imu: finisce il rebus dell’ Imu, il governo a giorni varerà un decreto legge in cui stabilirà le coperture finanziarie delle risorse necessarie per evitare agli italiani di dover pagare la seconda rata di un’imposta teoricamente abolita. Al ministero dell’Economia spiegano che i soldi arriveranno dalle banche e dalle assicurazioni, con l’aumento dell’acconto Ires e Irap al 116-120%. Una batosta parzialmente compensata dalla rivalutazione delle quote di partecipazione degli istituti di credito in Bankitalia; l’operazione garba poco alle banche, il presidente dell’Abi Patuelli ha sparato a zero contro il governo parlando di “una pazzia” e preannunciando una controffensiva sulla norma, giudicata “incostituzionale perché differenzia il trattamento fiscale a seconda dell’attività praticata da un’impresa”.

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