LE NOTIZIE DEL GIORNO. La svolta del Pdl: rinasce Forza Italia. La Cina cambia rotta. Libia ad un passo dalla guerra civile

Rinasce Forza Italia

Politica interna

 
Pdl – Si terrà oggi la storica assemblea del Pdl, che segnerà il ritorno a Forza Italia, ma i giochi sono già fatti e pare ormai certo che nel nuovo partito non confluiranno tutte le anime del vecchio. Ogni tentativo di mediazione tra Berlusconi e i governativi è fallito e Angelino Alfano ha annunciato ufficialmente che non aderirà a Forza Italia: “È una scelta che non avrei mai pensato di compiere”. Contestualmente Renato Schifani si è dimesso da capogruppo al Senato, preludio della formazione di un gruppo parlamentare che dovrebbe chiamarsi “Nuovo Centrodestra” e che dovrebbe contare su circa 60 parlamentari tra Camera e Senato. Lo strappo si è consumato nonostante l’appello all’unità arrivato nel pomeriggio da parte dell’ex Premier; i governativi, che pure avevano concordato con Berlusconi l’impegno a sostenere il governo anche nel caso di una sua decadenza, si sono scontrati con l’ostruzionismo dei lealisti; di qui l’annuncio di Alfano in serata di fronte ai 60 parlamentari transfughi: “Dio ci accompagni in questa marcia speriamo lunga e vittoriosa”.
 
Scelta Civica – È caos anche nel partito fondato da Mario Monti. Ieri l’assemblea nazionale si è chiusa tra gli insulti e l’abbandono della sala da parte dei popolari che fanno riferimento al Ministro Mauro e ad Andrea Olivero, con quest’ultimo che ha tuonato: “È un oltraggio, ci hanno sbattuti fuori”. I popolari si preparano quindi a formare un nuovo gruppo parlamentare.
 
Annamaria Cancellieri – In attesa del voto di sfiducia promosso dal M5S che sarà discusso mercoledì 20, la posizione del Guardasigilli è tornata nuovamente in bilico dopo la diffusione di nuove conversazioni con la famiglia Ligresti. Letta ha per ora blindato il Ministro, che ieri ha ribadito in una lettera di non aver mentito di fronte al Parlamento, ma nel Pd crescono i malumori soprattutto da parte dei renziani, col sindaco di Firenze che ieri ha insistito: “Se fossi stato al suo posto me ne sarei già andato”.
 

Politica estera

 
Cina – Il comunicato finale del Plenum del Partito comunista contiene due novità epocali nell’ambito dei diritti civili. Anzitutto, la politica del figlio unico, in vigore dal 1980, verrà abbandonata. Il documento anticipa inoltre l’abolizione dei Laogai, campi di lavoro forzato che spesso mascherano veri e propri campi di concentramento.
 
Iran – L’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica, ha annunciato che dall’elezione di Rouhani Teheran ha rallentato sensibilmente l’arricchimento dell’uranio al 20%, ovverosia le attività presumibilmente con scopi militari che hanno messo in allarme la comunità internazionale. Dopo lo stop da parte della Francia per un accordo internazionale, queste informazioni potrebbero ora dare nuovo impulso al piano di congelamento del programma nucleare da una parte e delle sanzioni economiche dall’altra. Gelido il Premier israeliano Netanyahu: “Il report Aiea mi lascia indifferente, spero che la Francia non ceda”.
 
Libia – Il Paese è a un passo da una nuova guerra civile. A Tripoli una manifestazione pacifica che chiedeva il disarmo delle milizie rivoluzionarie che hanno rovesciato il regime di Gheddafi è rapidamente degenerata quando alcuni miliziani hanno aperto il fuoco sulla folla. Un primo bilancio parla di 27 morti e più di 200 feriti, ma gli scontri sono durati per ore e c’è stato un intervento massiccio dell’esercito regolare. Il Premier Zeidan ha lanciato un ultimatum: “Tutte le milizie armate devono lasciare Tripoli, senza eccezioni”.
 

Economia e Finanza

 
Europa – La Commissione europea, per bocca del commissario Olli Rehn, ha criticato la legge di stabilità presentata a Bruxelles dal Governo Letta, poiché “è a rischio di non rispettare le regole del Patto di stabilità e crescita” e “non consentirà di ridurre il rapporto debito/Pil”, che per il 2014 è previsto al 130%. Rehn ha chiuso anche sulla concessione della clausola per gli investimenti produttivi nel 2014, pari a circa 3 miliardi, lasciando aperto uno spiraglio se verrà ridotto il debito di “almeno lo 0,5% in termini strutturali”. A stretto giro è arrivata la reazione del Ministro dell’Economia Saccomanni, il quale ha negato la “bocciatura” di Bruxelles, concordando con le indicazioni fornite dalla Commissione, ma sottolineando che l’Esecutivo ha già messo in cantiere iniziative per ridurre il debito, dalle “privatizzazioni alle misure per il rientro dei capitali alla rivalutazione delle quote di Bankitalia”. A breve poi arriverà la spending review del commissario Cottarelli, che ridurrà la spesa pubblica di 1-2 punti di Pil in termini strutturali. Meno diplomatica la reazione di Enrico Letta, secondo cui bisogna evitare il rischio di un “rigore fine a se stesso che finirebbe per soffocare la ripresa”. Infine, una stoccata alla Germania: “Ai tedeschi ho detto che se continuano su questa strada, continuerete a essere forti ma avrete attorno un deserto”.

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