LE NOTIZIE DEL GIORNO. La compravendita dei senatori, governo a rischio al Senato, legge di stabilità: si studiano le modifiche


Politica interna
 
Berlusconi – Con la condanna a 20 mesi di reclusione per Sergio De Gregorio la compravendita di senatori all’epoca del secondo governo Prodi è da ieri un fatto acclarato. De Gregorio ha confessato di essersi fatto corrompere con tre milioni di euro per cambiare schieramento politico (e passare dall’Idv al Pdl). E per quella compravendita ci sarà presto un processo che avrà Silvio Berlusconi come imputato principale. Il gup Amelia Primavera ha, infatti, rinviato il Cavaliere a giudizio insieme all’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola, che avrebbe svolto il ruolo d’intermediario tra Berlusconi e De Gregorio. La data di apertura del processo è fissata per l’11 febbraio dell’anno prossimo.
 
Senato – Quella di ieri è stata una delle giornate più difficili per l’iter delle riforme istituzionali in Parlamento. Al Senato, infatti, il ddl che istituisce il Comitato dei 42 è stato approvato in seconda lettura con 218 sì, 58 no (M5S e Sel) e 12 astenuti: appena 4 voti in più rispetto al quorum della maggioranza dei due terzi necessaria per evitare la possibilità di un referendum confermativo previsto dalla Costituzione. Il governo ha rischiato di essere battuto e di subire un duro colpo, e solo il sì di 16 leghisti ha consentito alla maggioranza di superare la prova. Il voto al Senato è subito diventato un caso politico visto che i 12 astenuti, eccetto Felice Casson (Pd), sono ascrivibili in buona parte al novero dei “falchi” del Pdl, che già in commissione avevano espresso forti dubbi per l’assenza, fra i compiti del Comitato, di quello di riforma della giustizia. “Qualcuno ha tentato di far cadere il governo. Ma il tentativo è fallito”, ha denunciato Roberto Formigoni.
 
Napolitano – Il presidente Giorgio Napolitano, intervenendo alla XXX Assemblea dell’Anci ritorna sull’urgenza della riforma elettorale. Cambiare ilPorcellum è una necessità non più rinviabile, tanto che nel governo c’è chi sta valutando l’idea di un ddl d’iniziativa governativa. Renzi vorrebbe partire dalla Camera, convinto che “i numeri ci sono” e che “il governo non cade”. E Napolitano sferza ancora una volta i partiti: “La dignità del Parlamento e delle stesse forze politiche si difende non lasciando il campo ad altra istituzione… Non è possibile che il Parlamento naufraghi ancora nelle contrapposizioni e nell’inconcludenza”.
 
Monti – Mario Monti arriva a sorpresa all’assemblea dei parlamentari di Scelta Civica: “Sono qui per spiegare il motivo delle mie dimissioni”, dice l’ex presidente del Consiglio. Il tono dell’intervento è polemico e le sue parole sono indirizzate al “Solone” Mario Mauro, il ministro della Difesa reo di avergli voltato le spalle. Monti attacca apertamente Mauro, anch’egli a sorpresa in sala: “Mario Mauro ha tradito. Filosofeggia e sentenzia come un Solone, eppure prima mi ha chiesto fedeltà al governo poi è andato a pranzare con Berlusconi che invece destabilizza il governo”.
 
 
Politica estera
 
Germania – Il cellulare di Angela Merkel era controllato dai servizi segreti americani. È qualcosa più di una possibilità, anche se la Casa Bianca nega imbarazzata. Il portavoce della Merkel, Steffan Seibert, ha fatto sapere che “il governo federale ha ottenuto informazioni secondo le quali il telefono portatile della Cancelliera potrebbe essere stato sorvegliato dai servizi americani”. La Cancelliera ha deciso di chiamare personalmente il presidente degli Stati Uniti per discutere di quella che potrebbe rappresentare “una grave violazione della fiducia” tra i due Paesi alleati. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha assicurato la sua interlocutrice sostenendo che gli americani “non sorvegliano e non sorveglieranno” le sue comunicazioni. Carney ha poi aggiunto che gli americani stanno “portando avanti le loro verifiche sui metodi di raccolta dati ad opera della intelligence”.
 
Roma – Il vertice diplomatico romano tra l’inviato della Casa Bianca, John Kerry, e il leader ebraico Benjamin Netanyahu è stato un fatto eccezionale e promettente, pur nelle divergenze politiche riguardo lo scenario mediorientale. Se da un lato gli Stati Uniti assicurano che non si faranno incantare dalle sirene persiane nella trattativa nucleare appena aperta, dall’altro la controparte fissa una netta linea rossa da non superare: “Teheran non deve avere alcuna capacità atomica militare”. Di sicuro Washington ha mandato il segnale forte e inequivocabile che fa sul serio nella grande partita mediorientale e chiede altrettanto impegno al suo principale alleato nella regione. Quanto ai negoziati di pace israelo-palestinesi le posizioni rimangono distanti. I palestinesi non intendono rinunciare al diritto al ritorno dei profughi, una prospettiva improponibile per Israele. E insistono sul ritorno alle frontiere del 1967 e sul riconoscimento di Gerusalemme Est come capitale del futuro Stato palestinese. Israele continua invece a minimizzare la questione degli insediamenti nei Territori Occupati. Eppure grazie agli sforzi dell’Amministrazione Usa il clima appare diverso. Lo suggeriscono le dichiarazioni di Netanyahu prima dell’inizio dei colloqui: “L’obiettivo è di fare passi avanti verso una soluzione con due Stati”.
 
 
Economia e Finanza
 
Bce – La Banca centrale europea ha diramato ieri i criteri di valutazione approfondita delle 128 grandi banche europee, fra cui 15 italiane, che partiranno in novembre e dureranno un anno intero. L’obiettivo, ha spiegato Mario Draghi, è portare “trasparenza” sull’effettiva qualità dei bilanci bancari, attuare eventuali correzioni sui punti deboli e “rafforzare la fiducia” degli investitori “nella solidità delle banche europee”. L’esame degli istituti bancari europei sarà improntato al rigore: “Se una banca dovrà essere bocciata lo sarà, non si discute” ha sottolineato Draghi. Da Roma il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha assicurato che “non saranno penalizzate” le banche italiane e che il sistema creditizio nazionale è solido.
 
Legge di Stabilità – Il premier Enrico Letta conferma la disponibilità del governo a una revisione della manovra del 2014, che oggi ha avviato il suo iter in Senato. C’è margine per ragionare sull’articolazione del taglio delle tasse ai lavoratori e alle imprese, sulla revisione delle detrazioni fiscali, e il governo è pronto anche a “una verifica” sulla nuova tassa di servizio, che rischia di pesare tanto quanto se non più dell’Imu sulla prima casa, che sparirà. Quello che per il governo è intangibile sono i saldi della manovra, cioè l’effetto finanziario complessivo sul bilancio dello Stato.

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