LE NOTIZIE DEL GIORNO. De Girolamo domani in Parlamento. La minoranza del Pd a Renzi: non incontri Berlusconi. Ancora polemiche fra la Lega e Kyenge

Politica interna
 
De Girolamo – Nunzia De Girolamo andrà domani in Parlamento per “spiegare alle Camere le ragioni di questa mia vicenda”. Venerdì il ministro dell’Agricoltura potrà spiegare fatti e retroscena che la vedrebbero al centro di un caso di presunte pressioni per decidere gli appalti nell’Asl di Benevento. Gli eventi risalirebbero all’estate del 2012, e sarebbero provati da registrazioni fatte nella casa del padre del ministro dall’ex direttore della Asl, Felice Pisapia. Sulla vicenda i cinque stelle sembrano essere i più agguerriti, e domani mattina vorrebbero accogliere il ministro alla Camera con una mozione di sfiducia. Il Pd dal canto suo chiede alla De Girolamo di spiegare “le motivazioni che hanno determinato il suo intervento poco trasparente” e “i suoi comportamenti decisamente inopportuni”. Fanno quadrato attorno al ministro il vicepremier Angelino Alfano e il presidente di Ncd Renato Schifani che parla di “processo sommario e mediatico”.
 
Renzi – La minoranza del Partito Democratico avverte il segretario: “Non incontri Berlusconi nella sede del Pd, è un pregiudicato”. La polemica nasce dalla decisione del segretario dei democratici di portare avanti una serie d’incontri per discutere delle tre proposte di legge elettorale lanciate nei giorni scorsi. Uno dei possibili interlocutori, il Movimento 5 Stelle, non ha accettato l’invito: Gianroberto Casaleggio dice no ai tre modelli renziani, e fa capire che non c’è bisogno di una nuova legge elettorale. Per il fondatore del movimento, infatti, andrebbe bene anche ilPorcellum, come depurato dalla Corte costituzionale. A lanciare l’attacco contro Renzi è Alfredo D’Attorre, al quale l’interessato risponde tramite Twitter: “Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato”. Impossibile per Renzi discutere le regole senza Forza Italia, “il secondo partito italiano”.
 
Letta – Enrico Letta, rientrato ieri dal Messico, va direttamente a Palazzo Chigi, sente Angelino Alfano, riunisce il comitato delle privatizzazioni e si reca al Quirinale per riferire a Giorgio Napolitano della missione appena compiuta. Il ritorno a Palazzo Chigi è avvolto nel massimo riserbo: nessuna comunicazione ufficiale e nessun commento sulle polemiche delle ultime ore. Oggi il premier potrebbe incontrare il ministro De Girolamo per un ragguaglio sul caso scoppiato mentre era all’estero. Potrebbe, anche se non è in agenda, avere un incontro pure con Matteo Renzi. Ma non per polemizzare col segretario, sottolineano i suoi. Col presidente della Repubblica il numero uno dell’esecutivo avrebbe parlato anche dell’ipotesi di un Letta bis. Uno scenario che per entrambi andrebbe scongiurato, perché troppo pericoloso per la stabilità del governo.
 
Lega Nord – Non si placano le polemiche per la pubblicazione sulla Padania degli appuntamenti del ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge. Anzi. L’organo d’informazione della Lega Nord ieri ha rimesso in prima pagina la rubrica “Qui Kyenge”, affiancandola con gli appuntamenti di un altro ministro da sempre nel mirino dei “padani”: “Qui Zanonato”. Il tutto mentre Matteo Salvini incontra a Strasburgo Marine Le Pen. I due partiti marceranno uniti alle elezioni attaccando l’Europa delle banche, dell’euro e dell’immigrazione. Ed è probabile che finiscano, insieme ad altre formazioni della destra xenofoba europea, nello stesso gruppo parlamentare.
 
 
Politica estera
 
 
Siria – Per fronteggiare la crisi siriana i ministri e i viceministri degli Esteri dei Paesi membri delle Nazioni Unite, riunitisi a Kuwait City, promettono assegni milionari. Alla fine della giornata sono stati raccolti 2,4 miliardi di dollari (solo un terzo dei 6,5 miliardi chiesti dall’Onu), che serviranno ad aiutare tutti quei milioni di siriani che “hanno bisogno di cibo, medicine, acqua, rifugio”, ha spiegato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Ma è chiaro che “staccare assegni” non è la soluzione. Si guarda a “Ginevra 2”, i colloqui politici previsti in Svizzera il 22 gennaio. “Spero che portino alla transizione e alla pace”, si augura Ban Ki-moon. Alle promesse per la Siria si accompagnano intanto i timori sulle conseguenze del conflitto per la sicurezza in Europa e in America. Come scrive il Wall Street Journal, negli ultimi mesi gli 007 inglesi, tedeschi, francesi e spagnoli avrebbero preso contatto con i funzionari di Assad per avere informazioni su centinaia di cittadini europei che si sono uniti alla jihad in Siria nel timore che tornino in patria per colpire.
 
India – La vicenda dei due militari italiani detenuti in India è a una svolta: la Corte Suprema indiana esaminerà già il 20 gennaio prossimo il ricorso presentato lunedì scorso dal governo italiano. In quella sede i giudici dell’Alta Corte potrebbero valutare il rilascio di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per i ritardi infiniti del processo indiano. Lo stesso ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, si è detto imbarazzato per la lentezza della giustizia di New Delhi. L’Italia chiede alla Corte di “chiudere il caso, visto che dopo due anni gli investigatori non sono stati in grado di presentare i capi di accusa”. O, in alternativa, “di autorizzare i due fucilieri della Marina a rientrare in Italia”.
 
 
Economia e Finanza
 
Mercati – Con il superamento di quota 20mila punti il Ftse Mib, principale indice di Piazza Affari, ritorna ai livelli del 2011, prima che l’escalation dello spread prendesse il sopravvento, caratterizzando la grande crisi dei debiti sovrani. In realtà con l’allungo di ieri Piazza Affari arriva ultima, tra le Borse dei principali Paesi, nel recupero di quanto perso negli ultimi due anni. La prevalenza del settore bancario, che vale circa il 30% della capitalizzazione della Borsa, ha ritardato il recupero del listino milanese. Secondo gli analisti nella corsa delle Borse giocano un ruolo cruciale le prospettive globali di ripresa, che inducono gli investitori a puntare sul settore azionario, rispetto a un obbligazionario dai rendimenti estremamente contenuti.
 
Abi – Per il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli “le politiche del Governo non sono all’avanguardia ma di retroguardia”. Un’accusa alla legge di Stabilità, che ha puntato ad incentivare lo sviluppo “solo parzialmente”. A tale proposito Patuelli ha ricordato la “fastidiosa norma” che introduce l’addizionale dell’8,5% sull’Ires 2013 per le banche: “un’aliquota spaventosa”, che rappresenta “un handicap per tutto il sistema produttivo”.

What Next?

Recent Articles