01222018Headline:

La Svizzera non vuole più gli immigrati: torna l’Europa xenofoba

Ma che cosa sta succedendo all’Europa? Il referendum di domenica in Svizzera rappresenta l’ennesimo segnale dello scricchiolio della costruzione dell’euro. I cantoni da sempre non fanno parte dell’Unione ma, per cultura e anche per economia, sono nell’Unione. Per questo, Bruxelles, ieri, è sbottata contro gli elvetici. Ma che cosa è successo domenica? Il referendum popolare ha approvato, sia pure con un margine ristretto la proposta di introdurre quote annuali per l’immigrazione dai paesi dell’Unione Europea.
I risultati pubblicati sul sito della Cancelleria Federale mostrano che ha votato “sì”, ovvero a favore dell’introduzione delle quote, il 50,3 per cento dei votanti. BBC nota che questo voto invalida l’accordo tra Svizzera e Unione Europea sulla libertà di movimento, faticosamente negoziato prima della sua entrata in vigore nel 2007.
Il governo svizzero aveva annunciato a marzo 2012 che la campagna “Basta immigrazione di massa” – con slogan come “L’eccesso nuoce” – aveva raggiunto le 100 mila firme necessarie a indire un referendum. Tra i promotori c’era il partito euroscettico di centrodestra Unione Democatica di Centro (UDC in italiano, SVP in tedesco), che ha circa un quarto dei seggi all’Assemblea federale.
Il voto si è diviso più o meno secondo linee geografiche e linguistiche tradizionali: il Canton Ticino, di lingua italiana, era molto favorevole all’introduzione delle quote, i cantoni francesi erano contrari e quelli di lingua tedesca divisi. Il testo dell’iniziativa propone una modifica alla Costituzione federale per introdurre “tetti massimi annuali e contingenti annuali” da fissare “in funzione degli interessi globali dell‘economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri”.
Nonostante l’economia svizzera stia attraversando un ottimo periodo e la disoccupazione sia molto bassa – poco oltre il 3 per cento – da tempo in Svizzera è in corso un dibattito sulle conseguenze dell’immigrazione, che secondo i promotori del referendum provocherebbe un abbassamento degli stipendi e metterebbe in pericolo lo stato sociale. Poco meno di un quarto degli otto milioni di abitanti della Svizzera è straniero. Lo scorso anno sono arrivati 80 mila nuovi immigrati, una cifra ripresa ripetutamente nella campagna a favore del “Sì” alle quote.
Nel 2007 entrò in vigore un accordo per la libera circolazione delle persone tra la confederazione e l’Unione Europea – di cui la Svizzera non fa parte – che assicurava uguali diritti ai cittadini europei e a quelli svizzeri nel mercato del lavoro: i promotori del referendum hanno criticato apertamente questo accordo, dicendo che alla prova dei fatti si è rivelato un errore. La parità era stata approvata con un altro referendum, nel 2000.
Ma, con il referendum, si mette fine alla libera circolazione e, nei fatti, si rafforza quel movimento anti-europeista che continua a crescere grazie soprattutto alle politiche di austerità messe in campo per difendere la moneta unica.
La verità è che il referendum in Svizzera rappresenta un forte campanello di allarme sul destino dell’Unione Europea.

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