La scuola buona scende in piazza contro Renzi

la-buona-scuola-siamo-noidi LAURA RIGGIO

I docenti dicono no alla buona scuola di Renzi. Il DDL convince, se possibile, ancora meno della consultazione lanciata online la scorsa estate e, di fatto, fallita nonostante tutti i proclami del premier e della ministra Giannini.

Martedì 5 maggio è sciopero generale dei lavoratori della scuola. Allo sciopero proclamato dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL, con SNALS e Gilda) aderiscono anche i sindacati di base (Unicobas e Cobas), proseguendo la protesta iniziata da altri sindacati di base (tra cui USB) lo scorso 24 febbraio e montata nelle scorse settimane attraverso una serie di iniziative condotte in autonomia da docenti e studenti.

Tra le realtà più attive in questo periodo è stata “La conta”, gruppo di insegnanti palermitani (ma con membri in varie altre città di tutta Italia), che ci tiene a definirsi indipendente: nessuna sigla di partito o sindacato dietro, solo la volontà di battersi per una scuola pubblica migliore, pur nel riconoscimento del ruolo irrinunciabile dei sindacati stessi. Da qui il logo del fiocchetto turchese, lanciato attraverso una serie di campagne e eventi su facebook, che ha avuto una diffusione virale in tutta Italia. Da qui l’adesione agli scioperi proclamati dai sindacati.

Significativa quindi la data di domani che vedrà scendere in piazza anche le associazioni di studenti, genitori, docenti universitari e la FIOM CGIL, nella convinzione che la battaglia per la scuola pubblica statale sia di interesse generale e travalichi gli interessi particolari di una sola categoria. Particolarmente “arrabbiati” i genitori dei bambini della scuola primaria, interessata nei prossimi giorni dalle famigerate prove Invalsi: inizialmente programmate per il 5 e 6 maggio, hanno subito un rinvio al 6 e 7 maggio, con un’azione di vero e proprio boicottaggio dello sciopero indetto dai Cobas già da mesi. Molti di loro non manderanno i propri figli a scuola, perché i test rappresentano un momento di interruzione ingiustificata della normale attività didattica, determinando inoltre una (seppur momentanea) rottura del rapporto di fiducia e serenità tra alunni e maestre e costituendo per molti bambini una fonte di stress e di ansia.

Quanto al DDL, oggetto principale della protesta del 5 maggio, esso determinerà, a detta di molti, uno stravolgimento totale del sistema di istruzione pubblica in Italia, prevedendo, tra le altre cose, un impegno degli studenti in attività lavorative extrascolastiche già a partire dai 16 anni. Quella del ministro Poletti non è stata una boutade: 200 ore in tre anni per gli studenti dei licei, 400 per quelli dei tecnici e professionali, senza alcuna remunerazione e nei periodi di sospensione dell’attività didattica. In sostanza, gli studenti possono dire addio ad un mese di vacanze estive. Per non parlare dei contratti di apprendistato previsti per gli studenti dei professionali già dai 15 anni. Si tratta di un passo indietro rispetto all’estensione dell’obbligo scolastico, che viene di fatto riportato, sebbene parzialmente e solo per alcuni indirizzi, alla licenza media. Quali risultati potranno ottenere questi ragazzi nei prossimi test Ocse Pisa? Sembra che, all’improvviso, lo sviluppo delle competenze di cittadinanza, tanto decantate negli scorsi anni, non interessi più a nessuno.

A rischio infine anche la libertà di insegnamento e la stabilità professionale dei docenti: con gli albi territoriali, i piani triennali e la chiamata diretta da parte dei dirigenti si torna indietro di 100 anni.

Non è esattamente quello che tanti elettori si aspettavano dal governo Renzi.

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