La rissa in Aula, cronaca di una giornata di ordinaria follia a Montecitorio

La giornata parlamentare di mercoledì 29 gennaio sarà ricordata probabilmente come una delle più tese e agitate di questa legislatura, a causa dell’ostruzionismo molto agguerrito di una parte dell’opposizione e della decisione – senza precedenti – presa dalla presidenza della Camera per superare quell’ostruzionismo e garantire l’approvazione di un importante decreto. E di tutto quello di confuso che è successo dopo.
Un minimo di contesto
Mercoledì era l’ultimo giorno utile perché il Parlamento convertisse in legge il decreto che lo scorso 30 novembre ha abolito parte della seconda rata dell’IMU, già approvato dalla Camera lo scorso 9 gennaio. Senza il voto della Camera entro la mezzanotte, chi risiede in una casa di proprietà avrebbe dovuto pagare l’intera seconda rata dell’IMU, dato che il termine è formalmente scaduto il 16 gennaio (non era possibile fare un nuovo decreto legge). Il decreto legge non conteneva però soltanto le norme sull’IMU ma anche la contestata rivalutazione delle quote della Banca d’Italia – definita dal M5S “un saccheggio” – fino a 7,5 miliardi di euro. Le due cose sono collegate perché anche da questa “rivalutazione” vengono parte dei fondi che consentono di abolire l’IMU.

L’ostruzionismo e la “tagliola”

Tutto il gruppo del M5S alla Camera ha chiesto di parlare sull’ordine del giorno, ritardando moltissimo i tempi della discussione per ottenere che scadessero i tempi previsti per l’approvazione. Dopo tre giorni di ostruzionismo e trattative parlamentari, martedì il M5S ha annunciato che avrebbe fatto opposizione a oltranza. Anche la giornata di mercoledì è stata scandita esclusivamente dagli interventi dei deputati del M5S, che non potendo discutere di emendamenti al decreto – bloccati dalla fiducia chiesta dal governo – sono intervenuti a ripetizione sull’ordine dei lavori. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha permesso la presentazione di tutti gli ordini del giorno presentati dal M5S e dopo ha garantito a un membro per ogni gruppo la possibilità di fare una dichiarazione di voto da dieci minuti. Poi ha convocato la conferenza dei capigruppo, ultimo tentativo – vano – per chiedere al M5S di ritirare le proprie 173 dichiarazioni di voto, che avrebbero richiesto altre 29 ore di discussione. La necessità per il governo di approvare il decreto entro mezzanotte – e il fatto che la maggioranza dei deputati si fosse dichiarata favorevole al decreto: il punto era farli concretamente votare – ha portato Laura Boldrini a usare allora uno strumento parlamentare a cui non si è mai ricorso prima: la cosiddetta “tagliola” o “ghigliottina”, la possibilità cioè di interrompere la discussione parlamentare prima del tempo per arrivare al voto. Uno strumento usato spesso come minaccia dai presidenti delle camere, e davanti al quale i partiti di opposizione si erano sempre fermati: fino a ieri. Poco prima delle otto di sera il decreto è stato quindi votato e approvato con 235 voti favorevoli e 29 contrari, poi sono iniziati i guai.

Le proteste e la rissa

Andrea Sarubbi, che segue i lavori parlamentari per la Stampa, ha raccontato così quello che è successo dopo:
«anziché votare, i deputati Cinquestelle e quelli del gruppo Fratelli d’Italia si sono precipitati sotto la presidenza, tra i banchi del governo. I Cinquestelle si erano imbavagliati e tenevano le mani in alto, quelli FDI sventolavano un tricolore e tiravano monete di cioccolata; dai banchi Pd partiva il grido “Fascisti, fascisti”, a cui M5S rispondeva “lobbisti, lobbisti”. Dai banchi di SEL si intonava Bella ciao»
Così invece Tommaso Ciriaco su Repubblica:
«Prendono la rincorsa dalla sommità dell’Aula. Decine di deputati grillini, scatenati, puntano ai banchi della Presidenza. Travolgono tutto, sfondano la diga improvvisata dai commessi della Camera. Spinte che forzano il blocco, duelli corpo a corpo, urla sguaiate. Dal gruppo di Fratelli d’Italia scagliano monetine di cioccolata, giudicando il diversivo utile ad accompagnare l’arrembaggio. “Fascisti, fascisti”, scandiscono increduli gli altri parlamentari mentre Laura Boldrini è costretta a chiudere la seduta. […] Nella baraonda si distingue per foga anche il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli. Si arrampica sui banchi del governo, sventola il tricolore. I commessi provano a sottrarglielo con la forza. Inutilmente, perché lui resiste e non molla la presa. Al suo fianco un altro parlamentare – inquadrato dalle telecamere – si sbraccia minacciosamente verso Boldrini»
La scena descritta si vede bene all’inizio di uno dei video qui sotto. A quel punto accade la cosa di cui in serata si è discusso di più: Stefano Dambruoso, ex magistrato e deputato di Scelta Civica, colpisce con una gomitata al volto la deputata del Movimento 5 Stelle Loredana Lupo che si era scaraventata sui banchi davanti alla presidenza. Dambruoso alla Camera è questore, cioè tra le altre cose deve occuparsi del “mantenimento dell’ordine” e della “sicurezza”. Riguardo lo scontro con la deputata Lupo, oggi Dambruoso ha detto ai giornali che «la parola colpire non corrisponde» e che «facevo parte di un gruppo di commessi che come questore coordinavo per evitare, non riuscendoci, che i deputati 5Stelle raggiungessero lo scranno del presidente della Camera. Escludo schiaffi, ma ho sicuramente “toccato” più di un deputato». Giulia Sarti, altra deputata del M5S, scrive su Twitter che Dambruoso ha detto a Lupo: «Nella mia vita ho picchiato tante donne, non sei la prima». Dambruoso ha negato di averlo detto e ha annunciato che le farà causa.

Cosa è successo dopo

I deputati del Movimento 5 Stelle, usciti dall’aula della Camera, decidono di “invadere” la commissione Giustizia e la commissione Affari costituzionali, che stavano lavorando, occupandone i banchi e portando alla sospensione dei lavori. Due deputate del PD, Alessandra Moretti e Giuditta Pini, hanno raccontato questa scena. Massimo De Rosa è un deputato del M5S.
Massimo De Rosa offende pesantemente le deputate pd: “siete qui solo perché avete fatto pompini”. Linguaggio maschilista,sessista e fascista
— Alessandra Moretti (@ale_moretti) January 29, 2014
de rosa #M5S entra in commissione e brandendo un casco dice che le donne del pd sono qui perché hanno fatto dei pompini. un gentleman. — Giuditta Pini (@piccolapini) January 29, 2014
L’unica cosa scritta da De Rosa sulla vicenda è questa, pubblicata su Twitter alle 21,34, cioè molto dopo i tweet precedenti e la scena descritta:
il guardaroba chiude alle 21 e io vengo in moto quindi ora per le commissioni mi porto dietro il casco. #m5s @M5SMontecitorio
— Massimo De Rosa (@Maxdero) January 29, 2014

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