Il salasso delle imprese: nel 2013 la pressione fiscale schizza fino al 63%, un record mai raggiunto

Per le microimprese si è appena concluso un anno caratterizzato dall’ennesimo aumento delle tasse. Rispetto al 2012, le attività fino ai 10 addetti hanno subito un aggravio che va dai 270 ai 1.000 euro. Certo, sono importi non particolarmente pesanti: tuttavia si sono aggiunti ad un carico fiscale complessivo che per le attività di questa dimensione si attesta attorno a un dato medio che oscilla tra il 53 e il 63%. Un livello che in passato non era mai stato raggiunto. La denuncia è sollevata dalla CGIA. “Se nel 2013 una parte delle famiglie italiane ha beneficiato di un lieve calo della tassazione – esordisce il segretario Giuseppe Bortolussi – per le piccolissime imprese le cose sono andate diversamente. L’inasprimento fiscale ha interessato tutte le aziende con meno di 10 addetti che, ricordo, costituiscono il 95% delle imprese presenti nel nostro Paese”. Vediamo i casi analizzati dall’Ufficio studi della CGIA: Artigiano che lavora da solo (reddito annuo di 35.000 euro) con una pressione fiscale che nel 2013 si è attestata al 53%, rispetto al 2012 ha pagato 319 euro in più. Complessivamente ha versato allo Stato e agli Enti locali 18.564 euro. Anche per l’anno in corso le tasse sono destinate ad aumentare: nel pagherà 154 euro in più e rispetto al 2011 (ultimo anno di applicazione dell’Ici) l’aggravio sarà di ben 1.216 euro. Commerciante senza dipendenti (reddito annuo di 30.000 euro) con una pressione fiscale che l’anno scorso ha quasi raggiunto la soglia del 53%, rispetto al 2012 ha versato 329 euro in più.

Tra tasse, imposte e contributi ha pagato complessivamente 15.882 euro. Nel 2014 il peso fiscale è destinato ad aumentare di altri 184 euro. Se il confronto viene fatto tra il 2014 e il 2011, la maggiore tassazione a suo carico è di 1.362 euro. Dall’Ufficio studi della CGIA fanno notare che oltre il 70% degli artigiani e dei commercianti presenti nel nostro Paese lavora da solo. Impresa artigiana composta da 2 soci e 5 dipendenti (reddito annuo di 80.000 euro) Con un peso fiscale che nel 2013 ha sfiorato il 59%, l’aggravio subito nel 2013 è stato di 273 euro. Complessivamente il carico di tasse e imposte versate è stato di 46.882 euro. Nel 2014 ci sarà un ulteriore incremento di 423 euro. Se il confronto viene fatto tra il 2014 e il 2011, l’inasprimento sarà di 1.191 euro Piccola impresa con 2 soci e 10 dipendenti (reddito di 100.000 euro al lordo dei compensi degli amministratori pari a 60.000 euro) La pressione fiscale su questa attività ha toccato il 63,4%. Rispetto al 2012 ha pagato 1.022 euro in più, mentre quest’anno pagherà altri 285 euro aggiuntivi. L’ammontare delle tasse e dei contributi versati nel 2013 è stato pari a 63.424 euro circa.

Tra il 2014 e il 2011, l’inasprimento è stato di ben 2.016 euro . “Gli aumenti di tassazione registrati negli ultimi anni – sottolinea Bortolussi – sono da attribuire, in particolar modo, all’aumento dei contributi previdenziali in capo ai lavoratori autonomi, all’introduzione dell’Imu e della Tares. Ad attenuare questi aggravi ci ha pensato il Salva Italia, che ha previsto la deducibilità dal reddito di impresa dell’Irap relativa al costo del lavoro, e la legge di Stabilità del 2013, che ha ulteriormente elevato le deduzioni Irap legate al numero di dipendenti. In linea di massima abbiamo riscontrato che all’aumentare del numero dei dipendenti diminuisce lo svantaggio fiscale. Oltre la soglia dei dieci dipendenti la situazione si inverte: nel rapporto dare/ avere con il fisco, le aziende cominciano a guadagnare. Peccato che al di sotto di questa soglia troviamo il 95% delle imprese italiane”. Per il segretario della CGIA, comunque, il peggio dovrebbe essere alle nostre spalle: “Con la diminuzione del carico fiscale su una parte importante delle famiglie italiane, i consumi interni dovrebbero ripartire, dando respiro anche alle attività commerciali e artigianali che vivono quasi esclusivamente della domanda interna. E’ vero che i problemi vengono da lontano, tuttavia chiediamo al Governo Letta un ulteriore sforzo affinchè allarghi la detraibilità dell’Imu sui beni strumentali e vigili sull’applicazione della Tasi che rischia di appesantire il carico fiscale su negozi e capannoni.”

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