01182018Headline:

Il piano Svimez per far crescere il Sud



Reddito di cittadinanza, riforma del Patto di stabilità e aumento della tassazione sui consumi con aumento dell’Iva e patrimoniale in cambio dell’abolizione dell’Irap sulle imprese manifatturiere; interventi specifici di politica industriale contro la desertificazione; riqualificazione urbana, logistica, sfruttamento di energie rinnovabili; rinnovamento classi dirigenti e governance multilivello. 
Sono le ricette alla base del Documento – Agenda per il Sud, indirizzato alle forze politiche e parlamentari in vista delle elezioni del 24 e 25 febbraio, redatto e sottoscritto da 21 Istituti meridionalisti (Animi, Associazione per studi e ricerche Manlio Rossi-Doria, Associazione Premio Internazionale Guido Dorso, Censis, Centro Studi e Ricerche Guido Dorso, Fondazione Centro Ricerche Economiche Angelo Curella, Fondazione con il Sud, Fondazione Francesco Saverio Nitti, Fondazione Giustino Fortunato, Fondazione Mezzogiorno Europa, Fondazione Res, Fondazione Sicilia, Fondazione Sudd, Fondazione Ugo la Malfa, Fondazione Valenzi, Formez, Istituto Banco di Napoli-Fondazione, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, IPRES – Istituto Pugliese di Ricerche economiche e sociali, OBI – Osservatorio Banche-Imprese di economia e finanza, SVIMEZ). 
Un invito rivolto ai candidati al Governo del Paese per assumere nei programmi elettorali impegni precisi sul tema del Mezzogiorno. 
 
Il Documento è stato presentato per la prima volta il 6 febbraio alla Biblioteca del Senato a Roma. Sono seguite altre presentazioni: l’8 febbraio nel palazzo comunale di Catanzaro, il 13 febbraio all’Unione Industriali di Napoli, il 18 febbraio nell’area del porto di Gioia Tauro al candidato premier PierLuigi Bersani, il 21 febbraio in Confindustria Sicilia a Palermo, il 9 aprile alla Fondazione Edison a Milano.
Questo documento, firmato da 21 Istituzioni meridionaliste, rappresenta un’Agenda
vera che contiene un progetto articolato per l’Italia, la cui ripresa, dopo cinque anni
di crisi, non può che ripartire dal Mezzogiorno. Il documento, inviato alle forze
parlamentari e politiche e alle parti sociali, ha l’obiettivo di porre al centro del
confronto elettorale il tema del Sud, finora relegato a rituali e generiche citazioni,
per stimolare idee e proposte da parte di chi si candida a governare l’Italia. Si ritiene
necessario che venga con chiarezza declinato il tema di come coniugare il necessario
rigore nei conti pubblici, imposto dal Fiscal Compact, con l’ urgenza di definire
politiche fiscali selettive che privilegino obiettivi sociali forti e politiche di sviluppo
idonee a contenere gli effetti del loro asimmetrico e squilibrante impatto sul territorio.

Questa Agenda giudica la proposta leghista di trattenere il 75% delle entrate fiscali
nelle Regioni del Nord, anticostituzionale e del tutto controproducente anche per le
Regioni beneficiarie.

Il documento illustra l’asimmetria degli effetti della politica di rigore sul Sud, che
ha avuto un maggior impatto recessivo, peraltro ancora in atto, in termini sia di
occupazione che di crescita.

L’occupazione è diminuita di oltre 530mila addetti, per circa il 70% nelle regioni
meridionali. Se l’emergenza è il lavoro, e in particolare quello dei giovani, delle
donne e delle categorie più professionalizzate del Mezzogiorno, è da lì che bisogna
ripartire.
Negli ultimi 5 anni il Prodotto interno lordo italiano ha perso oltre il 7%: più del
6% al Nord, quasi il 10% nel Mezzogiorno. Questa è anche la conseguenza
dell’effetto recessivo delle quattro manovre effettuate tra il 2010 e il 2011, che sul
Pil del 2012 è stimabile in -2,1 punti percentuali, a fronte di -0,8 punti al Centro
Nord. La spending review non può non tener conto che negli ultimi anni la spesa in
conto capitale della PA nel Mezzogiorno, a fronte dell’obiettivo programmatico del
45% sul totale nazionale, è drasticamente calata dal 40,4% del 2001 al 31,1% del
2011. Solo recuperando maggiori investimenti pubblici si può cominciare a invertire
questa tendenza.

Per altro verso – non meno importante – la spending review dovrà, da subito, liberare
risorse per far fronte all’emergenza welfare particolare grave al Sud, dove i più a
rischio sono coloro che devono ancora entrare sul mercato del lavoro, i lavoratori con
contratto precario e a termine e gli occupati in micro imprese. Sono urgenti misure
volte a favorire l’inclusione sociale, l’ampliamento delle opportunità, e, in
particolare, a porre un argine alla povertà estrema. Il tema oggi è l’introduzione di
misure universali di integrazione dei redditi, come il reddito di cittadinanza.

Gli Istituti meridionalisti chiedono di allentare i vincoli sulla spesa che bloccano gli 
interventi degli Enti locali ed auspicano una redistribuzione del carico fiscale, con 
uno spostamento dalla tassazione della produzione a quella del consumo, 
privilegiando meccanismi come l’Iva, le imposte immobiliari e la patrimoniale sulle 
grandi fortune. Siamo favorevoli a uno scambio tra abolizione dell’Irap per le 
imprese manifatturiere e maggiori tasse indirette. 
 
L’imperativo è tornare a crescere. Partendo da un rilancio della politica 
industriale: se in Italia, come dice Confindustria, bisogna riportare al 20% la quota 
del manifatturiero sul Pil, oggi ridotta al 16,6%, è dal Sud, fermo al 9,4% rispetto 
al 18,8% del Centro Nord, che bisogna partire. Il Mezzogiorno è ormai a rischio di 
desertificazione industriale. Serve una politica attiva che punti sull’adeguamento 
strutturale del sistema produttivo meridionale, anche con interventi volti a rilanciare i 
poli interessati da crisi aziendali o territoriali. Così come una riqualificazione del 
modello di specializzazione che opponga al declino in atto il sostegno allo sviluppo 
delle attività a più alta produttività, aprendo anche la strada alla crescita di nuovi 
settori strategici per l’industria nazionale, all’innalzamento delle dimensioni medie 
d’impresa, all’aumento del grado di apertura verso l’estero e all’attrazione di 
investimenti. Gli elementi portanti per realizzare questa strategia trovano nel Sud 
opportunità – in essere e latenti – insostituibili (logistica, energia, ambiente). 
Finora, oltre venti anni di assenza di efficaci strategie di sviluppo hanno consolidato 
nuovi contenuti del divario non sono solo strettamente economici: sono a rischio o 
gravemente carenti alcuni diritti fondamentali. Assai minore è al Sud la qualità di 
beni pubblici essenziali, come giustizia, sanità, istruzione, trasporti, lavori pubblici, 
servizi locali. La persistenza di tali ritardi è imputabile alla debolezza dell’intera 
azione della Pa, centrale e soprattutto locale. Un innalzamento dell’efficacia 
dell’azione pubblica nel Mezzogiorno passa attraverso un deciso rinnovamento della 
capacità delle classi dirigenti meridionali di adottare comportamenti coerenti, 
adeguati alle urgenze di oggi e innovativi rispetto alle deludenti esperienze del 
passato, spesso fallite proprio perché non sono state in grado di coniugare 
autonomia e responsabilità. A tal fine è necessario recuperare anzitutto una visione 
condivisa di un disegno complessivo che coinvolga Istituzioni locali e centrali con 
responsabilità chiare e ben definiti spazi per azionare le dosi di sussidiarietà che si 
rendessero necessarie a conseguire gli obiettivi prefissati. 
Gli Istituti meridionalisti propongono una governance multilivello, nell’ambito di 
una cooperazione istituzionale basata su uno stretto coordinamento tra tutti i livelli 
di governo, con un processo fortemente interattivo tra le Regioni meridionali e il 
Governo Centrale, in grado di intervenire e garantire efficacia anche nella fase di 
progettazione e di realizzazione. 
 
Nel documento sono indicati i motori dello sviluppo che dal Sud possano fare da 
traino e favorire la ripresa della crescita dell’intero Paese 
Per far fronte all’ emergenza, oggi e nel breve periodo occorre partire dalle politiche 
di riqualificazione urbana. Gli interventi, per i quali in diverse realtà urbane e, 
soprattutto, metropolitane sono facilmente attivabili progetti, possono offrire 
un’immediata opportunità per far ripartire il settore delle costruzioni e il suo indotto. 
Tale piano urbano di primo intervento va condotto sviluppando un’ azione integrata di 
razionalizzazione edilizia, efficientamento energetico e risanamento ambientale 
coerente al decollo di una strategia di lungo periodo. 
 
Il rafforzamento e il completamento delle rete infrastrutturali e logistiche devono 
favorire il processo di integrazione del sistema produttivo meridionale nel mercato 
internazionale, a partire dal vasto bacino mediterraneo fino all’estremo Oriente. A tal 
fine le Filiere Logistiche Territoriali rappresentano uno strumento per 
sistematizzare interventi integrati di politica industriale e della logistica. 
 
Parimenti, nel comparto delle risorse idriche, può essere reso immediatamente 
operativo il Piano di Gestione delle Acque che interessa tutte le Regioni del 
Mezzogiorno continentale, orientando su esso l’uso dei fondi strutturali da parte delle 
Regioni e dello Stato. 
Il Mezzogiorno può offrire un importante contributo alla diminuzione della 
dipendenza energetica nazionale e al contenimento della bolletta elettrica, perché 
ha importanti vantaggi competitivi sia nelle energie rinnovabili già in fase di 
sfruttamento (solare fotovoltaica, eolica e biomasse), che nel comparto della 
geotermia, una fonte rinnovabile sostanzialmente non utilizzata e concentrata 
nell’area meridionale, con enormi potenziali per il riscaldamento e per la produzione 
di energia elettrica. 
 
 
Oggi proprio il pressare dell’emergenza ripropone, una volta ancora dopo gli anni 
’50, si ripropone il ruolo strategico del Mezzogiorno per affrontare i nodi del “declino 
italiano”. Cogliere questa possibilità è una sfida ineludibile nell’interesse del Paese. 

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