IL FOCUS. Cosa succede ora a Berlusconi?

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Dalle 17:42 di mercoledì 27 novembre Silvio Berlusconi non è più senatore e per la prima volta in quasi 20 anni non fa parte del Parlamento italiano. Il Senato ha votato per la sua decadenza dando applicazione alla cosiddetta “legge Severino”, in seguito alla condanna in via definitiva di Berlusconi a 4 anni di reclusione per evasione fiscale nell’ambito del processo Mediaset (tre anni sono stati “scontati” grazie all’indulto del 2006) pronunciata dalla Cassazione il primo agosto scorso. La norma prevede la decadenza dei parlamentari condannati in ultimo grado per alcuni particolari reati, compresi quelli per cui è stato condannato Silvio Berlusconi.
Durante il suo ultimo comizio da senatore in piazza, mentre al Senato si votava, Berlusconi ha annunciato che continuerà a fare attività politica fuori dal Parlamento, con più forza e determinazione di prima. La sua decadenza porterà comunque ad alcune conseguenze, alcune trascurabili, altre più evidenti.
Servizi sociali
Berlusconi ha deciso di scontare la sua pena di un anno chiedendo l’affidamento ai servizi sociali, cosa che gli permetterà di subire meno restrizioni legate agli arresti domiciliari. Il fatto di non essere più senatore non porterà a una particolare accelerazione per l’affido: il Tribunale di sorveglianza di Milano inizierà a esaminare il suo caso solo nei primi mesi del prossimo anno, probabilmente ad aprile. Berlusconi dovrà trascorrere quotidianamente qualche ora nell’ente in cui ha fatto richiesta di prestare servizio. La pena, inoltre, avrà durata solo formale di 12 mesi: saranno nella realtà poco più di 10 perché è previsto, come per buona parte dei condannati, il meccanismo della “liberazione anticipata” che prevede uno sconto finale della pena di un mese e mezzo.
Restrizioni
Contestualmente all’avvio dell’affido ai servizi sociali, Berlusconi dovrà rispettare alcune limitazioni come il divieto di uscire di casa tra le 23 e le 6 del mattino (salvo permessi accordati di volta in volta), l’impossibilità di fare viaggi all’estero (Berlusconi ha già subito il ritiro del passaporto) e il divieto di uscire dalla regione in cui presta servizio salvo per particolari necessità, da documentare e sottoporre al magistrato competente. Tra le restrizioni c’è anche il divieto di frequentare persone pregiudicate e l’obbligo di tenersi periodicamente in contatto con l’assistente sociale che gli è stato assegnato.
Arresto
Come è noto, Berlusconi è coinvolto in diverse altre indagini delle procure e il fatto di non essere più parlamentare rende meno complicato – in linea del tutto teorica – un suo possibile arresto per necessità cautelari (quella che comunemente viene chiama “carcerazione preventiva”). Ma, come spiega bene Luigi Ferrarella sul Corriere di oggi, “le esigenze cautelari che in presenza di gravi indizi possono giustificare un arresto devono essere anche ‘attuali’: e invece tutti i tre fronti giudiziari aperti sono già cristallizzati o in conclusioni di indagini”. L’inchiesta di Bari sul presunto giro di prostituzione del cosiddetto “caso Tarantini” è in fase di chiusura d’indagine, quella di Napoli sull’accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti va verso il rinvio a giudizio e per il processo Ruby c’è stata la condanna in primo grado, ma si prospettano tempi lunghi per l’appello e l’eventuale Cassazione.
Indagini
Non essendoci più l’immunità parlamentare, la magistratura potrà indagare più liberamente nell’ambito di eventuali nuove inchieste che riguardano Berlusconi. Potranno essere disposte più rapidamente e con minori restrizioni le intercettazioni così come le perquisizioni nelle sue dimore e nei suoi uffici, come avviene per i comuni cittadini.
Niente incarichi
In virtù della legge Severino, Berlusconi non si potrà candidare alle elezioni e non potrà ricoprire incarichi di governo per sei anni. Non potrà quindi essere nuovamente presidente del Consiglio, ministro, sottosegretario o parlamentare, per fare qualche esempio.
Interdizione
Tra le pene accessorie del processo Mediaset, Berlusconi ha ricevuto anche una interdizione di due anni (dopo ricalcolo della Corte d’Appello di Milano su richiesta della Cassazione) dai pubblici uffici. Chi è interdetto non può più votare o essere eletto in qualsiasi elezione, è privato di ogni incarico pubblico che si trovi a ricoprire e non può ricoprirne altri fino alla fine della pena e infine perde titoli, decorazioni e tutte le altre «pubbliche insegne onorifiche» che ha ricevuto (e non ne può ricevere di nuove fino a che dura l’interdizione).
Cavaliere
Nel giugno del 1977, Silvio Berlusconi è stato nominato Cavaliere del lavoro dall’allora presidente della Repubblica, Giovanni Leone, come da prassi su proposta del presidente del Consiglio. L’articolo 28 del Codice penale prevede che nel caso di interdizione temporanea, come quella di Berlusconi, il condannato sia privato tra le altre cose delle onorificenze pubbliche ricevute, per tutto il periodo in cui è interdetto. La revoca del titolo di Cavaliere spetta al presidente della Repubblica, che la effettua su proposta del presidente del Consiglio dei ministri. La revoca per indegnità non è temporanea. Non è ancora chiaro se sarà formulata la richiesta per la revoca del titolo di Berlusconi, ma c’è comunque almeno un precedente: nel 2010 il titolo di Cavaliere del lavoro fu tolto a Calisto Tanzi per le vicende giudiziarie del crack Parmalat. Dal 1800 a oggi sono state nominate Cavalieri del lavoro 129.554 persone.
Attività politica
Berlusconi potrà naturalmente continuare a fare attività politica e ieri durante il suo ultimo comizio da senatore ha fatto capire chiaramente che non smetterà. Compatibilmente alle limitazioni date dalla sua pena, potrà coordinare le attività di Forza Italia, inviare messaggi e videomessaggi ai sostenitori del partito e fare campagna elettorale a distanza. Naturalmente non si potrà candidare.
FONTE. Il Post.it

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