01212018Headline:

IL COMMENTO. Dal caffè all’elettricità, in arrivo una raffica di rincari. Così la ripresa si allontana

Il 2014 parte con il piede sbagliato. Sei anni di recessione hanno avuto lo stesso effetto di una guerra ma non hanno mosso di un centimetro l’Italia. La raffica di rincari che scatterà da gennaio e che costerà qualcosa come 1400 euro a famiglia, è la diretta conseguenza di un Paese immobile. Basta scorrere la lista dei beni che costeranno inevitabilmente di più per rendersene conto e per avere l’esatta percezione di quanto sono costate, o costeranno, le mancate riforme o le scelte sbagliate. Aumenteranno, ad esempio, i  generi alimentari, proprio mentre i dati Istat ci dicono che un italiano su tre è a rischio povertà ed ha cominciato a risparmiare anche sulla spesa. Costerà più cara perfino la tazzina del caffè consumata al distributore automatico, a causa dell’aumento dell’Iva.
Poco comprensibile è l’incremento dei servizi postali nell’era della comunicazione digitale. Forse, un modo per scaricare sui contribuenti (come sospettano le associazioni dei consumatori) il biglietto di ingresso delle Poste nella disastrata Alitalia. Più chiara, invece,  la stangata sulle tariffe elettriche: qui gli aumenti viaggiano da sempre ad un ritmo doppio rispetto alle media europea. Frutto di una politica energetica che continua ad accumulare errori su errori e sulla mancanza di una vera concorrenza nel settore.
 Ma il discorso non cambia se ci spostiamo sugli altri settori dove concorrenza e competizione sono ancora parole piuttosto sconosciute e dove pensano, invece, clientele e sprechi. Parliamo dei servizi pubblici locali, dall’acqua ai trasporti, vero e proprio buco nei bilanci degli enti locali. Qui il costo delle inefficienze (ma anche l’assenza di una vera e propria liberalizzazione) si scarica immediatamente  sul portafoglio dei contribuenti, con l’accoppiata micidiale di servizi sempre meno efficienti e ticket sempre più cari.
C’è poi, tutto il capitolo, sempre per restare nel settore dei trasporti, delle assicurazioni e dei carburanti, dove i rincari saranno inevitabili e dove, ancora una volta, gli italiani pagano pegno rispetto alle riforme dei settori sempre predicate ma mai attuate. Senza contare la grande incognita che ancora pesa sulle casa: il decreto “milleproroghe” non ha affatto chiarito se la nuova imposta costerà più o meno di quella vecchia. Anzi, nell’incertezza, è quasi certo che gli italiani potrebbero rimpiangere l’Imu. Se questo è lo scenario dell’anno che verrà, c’è poco da essere ottimisti. Il pacchetto di misure varato ieri dall’esecutivo per la crescita e l’impegno a utilizzare tutti i proventi della spending review per tagliare le tasse su imprese e lavoratori sono cose sicuramente positive. Ma per smuovere l’economia ed evitare una nuova frenata dei consumi ci vuole ben altro.

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