IL COMMENTO A Roma il prossimo vertice europeo sull’emergenza disoccupazione giovanile: ma senza crescita non si creano veri posti di lavoro

Lavoro, Giovani
Enrico Letta torna da Parigi, dove si è appena concluso il secondo vertice europeo sull’occupazione giovanile, con un risultato importante: sarà Roma ad ospitare il prossimo summit, quasi sicuramente ad aprile. E’ un riconoscimento, implicito, alla ritrovata credibilità dopo due anni di commenti critici e risatine sulla nostra affidabilità. Ma è anche un modo per sottolineare l’emergenza nel Paese dove la disoccupazione giovanile viaggia attorno al 40% e dove oltre due milioni di under 35 non solo non trovano un posto ma, per disperazione, hanno pure smesso di cercarlo. Uno spreco enorme, un vero e proprio incubo. La verità è che i giovani rappresentano le vere vittime della grande recessione. 

Un’intera generazione senza lavoro

C’è un’intera generazione (o, forse, due) che rischia di saltare completamente l’appuntamento con un posto di lavoro più o meno stabile. L’Europa, colpita della recessione e incapace di trovare ricette unitarie per la crescita, è sempre di meno un paese per giovani. Dall’inizio della crisi ad oggi non è stata varata neanche una misura in grado di tamponare l’emergenza occupazionale. Si è cercato di correre ai ripari solo recentemente, prima con il vertice di Berlino e poi con quello di ieri, a Parigi, prevedendo l’avvio, dal primo gennaio prossimo, del cosiddetto Piano di Garanzia. Un pacchetto di misure da 45 miliardi di euro (fra fondi europei e quelli della Bei) per trovare un posto di lavoro agli under 25 entro quattro mesi dalla fine degli studi. Si parla di apprendistato, stage, periodi formativi in azienda o aiuti alla creazione di nuove imprese. Da questo punto di vista, il vertice di Roma costituirà un importante test di verifica sui primi risultati.

I vertici da soli non bastano

Ma i Capi di Stato europei sanno bene che il lavoro – anche quello giovanile – non si crea per decreto ma solo se c’è crescita. Finora l’Europa si è occupata, invece, troppo di rigore e poco di sviluppo. L’esempio più clamoroso, forse, è proprio sulla previdenza, con l’allungamento dell’età pensionabile. Una mossa giusta per risanare i conti, sbagliata se l’obiettivo era quello di favorire un ricambio generazionale. Non è mai troppo tardi per correre ai ripari. Sono sicuramente da sottolineare positivamente i vertici che i Capi di Stato hanno finalmente dedicato alla vera emergenza dell’Europa. Ma, da soli, i summit servono a poco se poi, una volta tornati a casa, ogni singolo premier va avanti sulla sua strada, senza mettere in campo politiche comuni sul fronte della ripresa. Di fronte ad una recessione così grave e così lunga sarebbe necessario cambiare il passo. Anche per arginare quel populismo anti-europeo che si profila all’orizzonte delle prossime elezioni per il Parlamento di Strasburgo. Sarebbe un danno irreparabile se l’Europa si trovasse contro proprio i giovani, che rappresentano il suo vero patrimonio.
Antonio Troise

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