I sette peccati capitali dei giornalisti: ecco perchè i quotidiani perdono copie

I giornali italiani sono in crisi, un milione di copie in meno, ma si reagisce tagliando i costi e, quindi, abbassando la qualità del prodotto. In Germania, c`è una flessione, soprattutto è in calo la pubblicità a causa della crisi, ma si cerca di analizzare le cause, e di reagire, magari investendo.
Gabor Steingart, editore dell`Handelsblatt, il quotidiano economico più autorevole, ha fatto una sorta di esame di coscienza, indicando  le «sette omissioni», dei giornalisti. Noi avremmo usato il termine «peccati», ma i tedeschi cercano sempre la definizione più esatta, senza esagerare.
Steingart, 51 anni, dal 2001 al 2007, ha diretto la redazione  berlinese del settimanale Der Spiegel, e quindi è stato per tre anni corrispondente della rivista da Washington. Dall`aprile 2010 al dicembre dell`anno scorso, ha diretto l`Hanclelsblatt per poi passare alla direzione editoriale.  Internet, apre l`analisi Steingart, è diventato l`ideale Siindenbock, capro espiatorio delle difficoltà della stampa: sempre colpa della rete. Ma,
in realtà, i lettori in questi ultimi anni sono cambiati, e i giornalisti non se ne sono resi conto. O non vogliono: è il lettore a dover cambiare, e non i giornali.
 Ed ecco la lista delle omissioni: i giornalisti sono diventati monotoni, scrivono e si comportano tutti nella stessa maniera, omologati a un modello unico. Sempre colpa di internet? Le edizioni su carta finiscono per copiare le prime pagine della versione online, e lo schema è identico per tutti. A volte si usano perfino le
stesse parole nei titoli. Non bisogna cercare l`originalità a tutti i costi, ma neanche sentirsi in difetto perché ci
si discosta dalla formula generale. Si pratica una disinformazione paradossalmente- con un eccesso di informazione. I lettori sono sommersi da una marea di dettagli, non si dà una chiave per distinguere i particolari importanti da minuzie senza senso. Ci si limita a scaraventare sul lettore il maggior numero ai
pseudo notizie, senza un ordine di priorità, o un`analisi.
Eccessiva vicinanza con il mondo della politica. Il giornalista si identifica con il leader, perché ogni critica lo allontanerebbe dalla fonte d`informazione. Ma la fonte è inquinata, manipolata. E ancora una volta tutti su tutte le testate riportano le stesse pseudo notizie. C`è una mancanza di legittimazione, e il lettore e il suo bisogno di informazione e di chiarimenti viene dimenticato.
Il lavoro dei giornalisti non è abbastanza trasparente, ed è un difetto che deriva dal punto precedente.
Il lettore viene tenuto all`oscuro sulla formazione delle notizie, e su quali siano i veri collegamenti del
redattore con il mondo della politica, o della grande economia.
Spesso si ha l`impressione che il giornalista nel redigere il pezzo tenga conto solo delle esigenze del
manager o del ministro.
Il mondo dei giornalisti assomiglia a un modello feudale, poco democratico, e il lettore finisce per perdere fiducia. Karl Marx appese alla porta del suo ufficio quando era direttore della Rheinische Zeitung
il cartello «Qui finisce la democrazia». Il cartello non è mai stato tolto.
L`informazione economica è lontana dalla realtà. Nessuno ha previsto l`arrivo della crisi, cinque anni fa,
e ancor oggi le spiegazioni non sono in grado di illuminare il lettore. Né si dà un quadro sufficiente per poter
comprendere quel che domani potrebbe avvenire. I molti particolari finiscono per confondere,
e per evitare di dare un giudizio chiaro.
Un quadro nero? No, perché questi difetti sono eliminabili senza investimenti, e senza ristrutturazioni. Il giornalista ha in sé tutti i mezzi per uscire dalla crisi. Purché lo voglia.

fonte: Italia Oggi

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