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I giovani della Confindustria a Napoli: l’Italia è un morto che cammina ma la catastrofe non è ineluttabile


Alcuni, anche dall’estero, vedono l’Italia come un morto che cammina”, ma “non crediamo a una catastrofe ineluttabile” e per far crescere l’economia reale serve una “nuova politica industriale che agisca sui nodi che ci hanno fatto perdere competitivita’: dal carico fiscale a quelli piu’ intangibili, come l’incertezza del diritto e dei tempi amministrativi”. Lo dice il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, aprendo il convegno Capri per Napoli. Ci sono “due Italie che coesistono”, rileva Morelli, quella “di chi vuole cambiare il presente e quella di chi vuole soltanto usarlo. Di chi si arrende e di chi resiste. Di chi abbandona e di chi decide di restare e di costruire il domani. Possiamo scegliere quale Italia essere, ma dobbiamo farlo adesso” perche’ “l’errore di non saper cogliere l’attimo e’ irreparabile”. Per Morelli, questi “sono anni difficili, dove molte certezze vengono meno”, l’Italia per alcuni e’ un morto che cammina con “un debito record al 132% del Pil” con “90mila imprese manifatturiere in meno in cinque anni, larga parte della classe politica che agisce con atteggiamenti schizoidi: un giorno sembra di saggezza, l’altro di ordinaria follia”. Ma l’Italia puo’ superare la crisi, secondo Morelli occorre unire “le forze migliori e di chi lavora per costruire anziche’ distruggere” occorre “squarciare con la sciabola della ragione, del coraggio e dell’entusiasmo questa cupa atmosfera e dare un taglio alle peggiori eredita’ del passato: quella che vorrebbe far prevalere il declino morale, economico e istituzionale”
Secca, poi, la bocciatura della manovra economica: “Il governo è stato sordo alle esigenze del Paese reale. Occorre rivedere la legge di stabilità per quanto riguarda il taglio delle tasse sui redditi da lavoro e da impresa. Così non va bene. Siamo stanchi dei vorrei ma non posso”. Per Morelli bisogna scommettere sulla crescita, sui giovani e l’innovazione. “Il prelievo fiscale supera la metà della retribuzione lorda”.

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