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Gli eroi del Sud. Don Diana: il popolo lo ricorda, la Chiesa ancora no

“Oggi ricorrono i 23 anni dall’uccisione di don Diana il parroco di Casal di Principe assassinato perche’ non volle tacere sulle violenze della criminalita’ organizzata nel territorio della sua parrocchia”, ha ricordato A Sua Immagine, la trasmissione trasmessa da Rai Uno in collaborazione con la Cei. A 23 anni esatti dal delitto, nel 2015 la diocesi di Aversa ha chiesto ufficialmente alla Santa Sede di poter aprire il processo per la beatificazione di don Peppino Diana, che in segno di disprezzo fu ucciso proprio il giorno del suo onomastico, il 19 marzo 1994. Ma la Congregazione delle cause dei santi non ha ancora concesso il nulla osta.

“Parroco di un paese campano, in prima linea contro il racket e lo sfruttamento degli extracomunitari, pur consapevole di esporsi a rischi mortali, non esitava a schierarsi nella lotta alla camorra, cadendo vittima di un proditorio agguato mentre si accingeva ad officiare la messa. Nobile esempio dei piu’ alti ideali di giustizia e di solidarieta’ umana”, recita la motivazione della medaglia d’oro al valor civile concessa alla memoria di don Diana dalla Repubblica Italiana il 19 ottobre 1994. All’Angelus del 20 marzo, il giorno dopo l’omicidio, San Giovanni Paolo II aveva detto: “Sento il bisogno di esprimere ancora una volta il vivo dolore in me suscitato dalla notizia dell’uccisione di don Giuseppe Diana, parroco della diocesi di Aversa, colpito da spietati assassini mentre si preparava a celebrare la santa messa. Nel deplorare questo nuovo efferato crimine, vi invito a unirvi a me nella preghiera di suffragio per l’anima del generoso sacerdote, impegnato nel servizio pastorale alla sua gente. Voglia il Signore far si’ che il sacrificio di questo suo ministro, evangelico chicco di grano caduto nella terra, produca frutti di piena conversione, di operosa concordia, di solidarieta’ e di pace”. Parole che purtroppo non bastarono a mettere a tacere le calunnie su don Diana riguardanti presunte relazioni sentimentali, del tutto inventate e pretestuose ma che evidentemente hanno inciso anche nella Chiesa, tanto che sono serviti due decenni perche’ la diocesi di Aversa chiedesse al Vaticano di poter iniziare l’iter della beatificazione, autorizzazione che ancora tarda ad arrivare.

Anche quest’anno un ricordo di don Diana e’ promosso come sempre dal Comitato don Peppe Diana insieme al coordinamento provinciale dell’associazione Libera, alla Diocesi di Aversa, al Comune di Casal di Principe e all’Agesci. “Lo faremo in maniera corale nel rispetto di quel richiamo alla collettivita’ e all’onesta’ che risuona come una scossa per le coscienze sopite dal torpore della delega e della comoda rassegnazione. Ogni singolo momento porta in se’ il bisogno di ricordare il passato e costruire comunita’ sane e solidali libere dalla camorra”, annuncia Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Diana. “Risaliamo sui tetti e riannunciamo parole di Vita”, e’ il filo conduttore che accompagnera’ ogni singola manifestazione nell’obiettivo di far memoria e sottolineare l’importanza dell’impegno sociale. “Gli scout non tornano a Casale ma ci sono sempre stati da quel 19 marzo ’94. Don Peppe era uno di noi, parte della nostra comunita’ e la sua memoria ne e’ diventata un elemento costituente. Ci sentiamo parte di questa straordinaria storia lunga 23 anni che proviamo a scrivere ancora oggi. Sabato e domenica saremo di nuovo insieme, per ‘riconoscerci’ e mettere un nuovo mattone alla costruzione delle terre di don Peppe Diana”, spiega Pasquale Leone, Incaricato Regionale Agesci Settore Giustizia Pace e Nonviolenza. “La memoria di don Peppe Diana e’ un elemento fondante del riscatto delle nostre terre, che dopo aver dato vita alla resistenza contro la dittatura della camorra ora si avviano determinate verso la rinascita. Il cammino e’ ancora lungo – afferma Gianni Solino referente provinciale casertano di Libera – ma la strada e’ tracciata dall’impegno di tanti”. “Marciare con Libera a Casal di Principe e a Ponticelli, uno dei quartieri piu’ a rischio e piu’ aggrediti da un insopportabile rigurgito criminale, ha – conclude Solino – il segno della solidarieta’ e della condivisione. Libera sara’ a Napoli con le scuole del nostro territorio, le associazioni e le cooperative sociali impegnate nel riuso dei beni confiscati alla camorra.

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