Domani la segreteria del Pd: Letta e Renzi ai ferri corti

La conferma del premier Enrico Letta, arrivata dal Kuwait, della propria partecipazione, conferisce alla direzione del Pd di giovedì prossimo una rilevanza notevole. Nell’ordine del giorno inviato ai membri il segretario Matteo Renzi ha infatti messo al primo punto la questione, spinosissima, del rapporto tra il partito e il governo, ed è verosimile che in quella sede il sindaco di Firenze chieda di mettere ai voti la propria linea, come fatto in occasione del confronto sull’accordo con Silvio Berlusconi che ha dato vita all’Italicum. Il presidente del Consiglio ringalluzzito dal felice esito della missione nel Golfo, ribadirà il mantra degli ultimi giorni, e cioè che la stabilità del governo è il migliore volano per la ripresa economica e per l’affidabilità del nostro paese nei confronti della comunità nazionale, e, verosimilmente, incalzerà il segretario sulla necessità di adottare una linea più”morbida” e leale nei confronti dell’operato dell’esecutivo, mettendo da parte i toni sferzanti delle ultime settimane. Da parte sua, Renzi rivendicherà il proprio diritto di critica, sottolineando la necessità del Pd di non appiattirsi su un esecutivo di basso profilo, che non gode della fiducia degli italiani, ma dovrà guardarsi dagli attacchi di una sinistra interna, pronta alla battaglia in aula sull’Italicum e alleata, in questo caso del premier. Una sinistra che sta serrando i ranghi, come testimonia l’attivismo mostrato da alcuni dei suoi esponenti negli ultimi giorni.

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