Dalla Sicilia il popolo dei Forconi vuole bloccare l’Italia. Polemiche sugli slogan pro-mafia

 Partira’ ufficialmente solo stasera dalla Sicilia, ma gli effetti negativi hanno gia’ iniziato a farsi sentire, il preannunciato blocco dei trasporti degli autoconvocati dell’Immacolata, che potrebbe durare anche diversi giorni e al quale sono pronti a dare man forte frange sciolte di agricoltori, commercianti e piccoli imprenditori che vogliono “mazze e pietre” per cacciare il governo. Il Viminale e’ in allerta non solo per evitare il collasso della circolazione ma anche per il rischio di infiltrazioni da destra, compresa quella degli ultra’, al quale si aggiunge l’allarme su “recrudescenze mafiose” levato dal ministro per la pubblica amministrazione Gianpiero D’Alia. Scritte minatorie contro i trasportatori che lunedi’ saranno al lavoro e contro la Cna sono infatti comparse a macchia d’olio in diverse citta’ e localita’ della Sicilia. Nessuna certezza sulla durata di questa rivolta camuffata, come apertamente la definiscono in molti. Chi dice che durera’ fino al 13 dicembre, chi sostiene che andra’ avanti ad oltranza. Indetto dal movimento politico siciliano dei Forconi – guidato da Mariano Ferro, agricoltore di Avola – insieme ad altre sigle del piccolo associazionismo antitasse e antieuropeista, nel quale non sono assenti venature antidemocratiche e stilemi mafiosi, il fermo potrebbe svilupparsi in cento punti di presidio autostradale lungo tutta l’Italia. In gioco c’e’ la paralisi dei trasporti e del rifornimento delle merci. Come avvenne nel 2012, al debutto dei Forconi, quando si svuotarono gli scaffali dei supermercati.
Ora sarebbe peggio, con il Natale alle porte, e la crisi che ha gia’ ridotto i consumi. Per il timore di rimanere a secco, ci sono state code alle pompe di benzina in Sicilia, e a Torino, oggi, davanti ai centri commerciali sono scattati i picchetti per costringere i negozianti alla serrata. Nel capoluogo piemontese, Cna, Cia e Confagricoltura hanno chiesto tutela al prefetto Paola Basilone che ha messo in campo una task force. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale gia’ sa che dovra’ fare i conti con Forza Nuova e Casapound che hanno dato via web la loro adesione invitando chi li segue a manifestare con il tricolore ma senza etichette, come chiedono Ferro e soci. In attesa di valutare le proporzioni dell’agitazione, il ministero ieri ha emanato una circolare ai prefetti che ha esortato i funzionari a non tollerare assembramenti e blocchi, e a procedere agli sgomberi. “Ci e’ arrivata la comunicazione da parte delle Prefetture di Catania, Ragusa, Siracusa e Messina che dice che ci e’ vietato tutto”, ha commentato Ferro aggiungendo: “non possiamo adeguarci: siamo disponibili a farci arrestare”. Soddisfazione per la retromarcia di due sindacati siciliani – Aias e Forza d’Urto, che hanno disdetto l’adesione – e’ stata espressa dal sottosegretario ai trasporti Rocco Girlanda. “Ritengo doveroso chiarire che lunedi’ non c’ e’ un fermo del settore dell’autotrasporto – ha dichiarato inoltre Girlanda – ma solo di alcuni che aderiscono a movimenti di protesta concomitanti con altre categorie che hanno in animo forme di dissenso eclatanti che stanno assumendo in questi giorni preoccupanti toni di carattere ‘rivoluzionario’, dal quale si discostano tutte le maggiori associazioni dei vettori”. “Quello di lunedi’ non puo’ essere definito in alcun modo uno sciopero dell’autotrasporto. Nessuna fra le dieci federazioni piu’ rappresentative del settore ha deciso di aderire”, ha detto il presidente di Unatras, Paolo Ugge’. “E’ una protesta che nulla ha a che vedere con i problemi dell’autotrasporto, per i quali le associazioni di categoria hanno sottoscritto con il Governo precisi accordi. Quanto potra’ succedere lunedi’ rientra sempre piu’ in una iniziativa politica che mira alla protesta fine a se stessa e non puo’ trovare la condivisione degli imprenditori del trasporto”.

What Next?

Recent Articles