Da Renzi un siluro al governo: tutti a casa se non fa le riforme

Sulle riforme istituzionali, in particolare su tre temi “ci giochiamo la faccia”. Aprendo la Direzione del Pd, Matteo Renzi lancia un messaggio forte alla platea. E ricorda che sulle riforme “abbondano i ministri, scarseggiano i risultati”. L’avviso di Renzi è: o si fanno le riforme entro 3-4 mesi, o si andrà a una “devastante campagna elettorale” in cui “l’antieuropeismo di Grillo si salda con l’antieuropeismo di Berlusconi”. Dieci mesi di fallimenti, dice Renzi ai due sfidanti battuti alle primarie, saranno “tutti addebitabili a noi, non passerà la distinzione tra me, Civati e Cuperlo. “saremo tutti spazzati via”. Il leader democrat puntualizza: “Non ho mai posto un termine finale all’azione governo. Si va avanti finché si fanno le cose, finché si realizzano risultati”. E la risposta del premier Enrico Letta non tarda ad arrivare: ”sono d’accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell’azione di governo – afferma -. Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare a un risultato positivo a breve. Ovviamente ho un giudizio diverso sui nove mesi di lavoro, in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente, che questo governo ha dietro le spalle”.

I tre obiettivi indicati da Renzi sono riforma del titolo V della Costituzione, “una priorità”, superamento del bicameralismo perfetto  con l’addio al Senato elettivo e nuova legge elettorale. A proposito di legge elettorale, Renzi ricorda che si è sfilata la Lega – e “se ne fa una ragione” – e poi si è chiamato fuori anche il Movimento 5Stelle, visto che il “noto guru” Roberto Casaleggio (i cui pareri “fanno Cassazione”, ironizza il leader), ha bocciato le tre opzioni del Pd. Con tutti gli altri, Renzi vuole discutere. Tenendo fermo però che con la nuova legge elettorale si deve subito sapere chi ha vinto. Il segretario Pd sottolinea a più riprese che “chi oggi propone un rimpastino sta drammaticamente perdendo di vista il problema reale. Il nostro obiettivo non è sostituire due ministri renziani con due non renziani”, anche perché se la logica fosse quella del peso parlamentare il Pd dovrebbe esprimere “l’80 per cento dei ministri”, mentre allo stato non ha dicasteri di prima fila. “Se ne occupi Letta e il rispetto è totale, ma su singole iniziative ci facciamo sentire”, segnala Renzi. Quello da luio guidato non sarà un Pd che “chiede poltrone e mina le gambe del governo”: l’esecutivo “si logora se non fa cose”. E se su temi come la tassazione delle slot machines e l’Imu il governo mostra impreparazione e commette errori, è bene farlo notare e dare una mano a ripararli. Insomma, “il governo – dice Renzi – ha il diritto di andare avanti, ma deve avere la forza di proporre una visione, un orizzonte”. A partire dalla sfida di   “creare un sistema istituzionale e politico che duri almeno per i prossimi vent’anni”.

Ancora in tema di riforma elettorale, per Renzi la Corte costituzionale, depositando le motivazioni del doppio stop alla legge elettorale in vigore, ha offerto uno “straordinario assist” al Pd. Il sindaco di Firenze dice no a diritti di veto, ma al contempo chiarisce che “si parla con tutti”, dunque la polemica sui contatti con Forza Italia è “surreale” (anche perché col “pregiudicato” Berlusconi, aggiunge rispondendo ai bersaniani, fino a qualche mese fa si governava insieme, e dopo la sentenza di condanna non sono arrivate dimissioni dai ministri Pd – mentre il viceministro Stefano Fassina si è dimesso “per un ‘chi?’”). Tuttavia, scandisce Renzi, a nessun partito dovrà essere riconosciuto un “diritto di veto”. Il leader democrat ribadisce l’importanza del premio di maggioranza: è “una tecnicalità”, invece, che lo si assegni al primo o al secondo turno. Prendendo spunto da un tweet di Roberto Formigoni, Renzi ammonisce le altre forze della maggioranza – ma anche settori Pd – in vista del passaggio della legge elettorale in Senato: se ci saranno fronde ciascuno si assumerà le proprie responsabilità e “salterà l’idea stessa patto costitutivo”. E “se il Pd si presterà a questo gioco, ne pagheremo le conseguenze”.  In risposta a Silvio Berlusconi. Renzi fa presente: “È  da respingere il ricatto proveniente da chi dice ‘legge elettorale sì se si va a votare a maggio’. La legge elettorale è da inserire in una cornice, in un accordo nobile e serio”, in cui ci sia anche la riforma del Titolo V della Costituzione e la riforma del Senato. La discussione in Direzione sulla riforma elettorale dovrà chiudersi lunedì, “ma vi chiedo un mandato sui paletti, quelli delle primarie”, afferma Renzi.

Dal Nazareno parte anche un avviso al Nuovo Centrodestra a non piantare bandierine sui temi etici: su unioni civili, ius soli e superamento della Bossi-Fini “abbiamo assunto un impegno con la nostra gente”, ricorda. Il 2014 “può essere un anno costituente, ma questo non fa mangiare i cittadini”: in campo economico, Renzi ribadisce le sue proposte sul piano per il lavoro (che dovrà essere licenziato dalla Direzione), a partire da un contratto unico con tutele progressive così da sfidare il sindacato a cambiare, ma senza guerre di religione sull’articolo 18. Il leader Pd esorta a riallineare la tassazione sulle rendite finanziarie, dice no a una “Repubblica fondata sul capo di gabinetto”, proponendo che gli alti i dirigenti dello Stato non mantengano l’incarico a vita. Quanto alle dinamiche interne al Pd, Renzi rammenta che “le primarie hanno vincolato l’adesione del partito al Pse, tuttavia è doveroso che la direzione ne parli. Quindi – spiega – dedicherei una direzione ad hoc con la consapevolezza che con Federica Mogherini il 18-19 febbraio saremo a Bruxelles e la settimana dopo ospiteremo il congresso del Pse a Roma. Entriamo nel Pse per cambiare il Pse e l’Europa”. Quanto ai congressi regionali, l’appuntamento è fissato da Renzi al 16 febbraio. In serata, poi, Renzi nella replica al dibattito innescto dal suo intervento, è tornto a parlare del governo: “è al minimo storico di gradimento, un dato che mi terrorizza – ha concluso -. Dobbiamo invertire la china, sarebbe un delitto buttare via l’occasione”. La Direzione, che ha approvato la relazione di Renzi, tornerà a riunirsi lunedì alle 16.

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