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Consumi, a Natale vince il made in Italy: più cotechino e meno ostriche

Sulle tavole degli italiani aumenta la presenza dei prodotti Made in Italy piu’ tradizionali dal cotechino (+9 per cento) alle lenticchie (+9 per cento), dalla frutta locale di stagione (+11 per cento) allo spumante (+11 per cento) mentre calano le mode esterofile del passato pagate a caro prezzo come le ostriche (-2 per cento), il caviale (-1 per cento) e la frutta fuori stagione come ciliegie e  pesche (-1 per cento). E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti/Ixè “Il Natale sulle tavole degli italiani”, presentata all’Assembla Nazionale, dalla quale si evidenza un profondo cambiamento sulle tavole delle feste. Nel dettaglio – sottolinea la Coldiretti – lo spumante si conferma come il prodotto immancabile delle feste e sarà bevuto da quasi nove italiani su 10 (86 per cento). Segue a ruota il panettone al quale non rinunceranno piu’ di 8 italiani su 10  (81 per cento) che vince di misura sul pandoro (prescelto dal 78 per cento). Aumentano – precisa la Coldiretti – le lenticchie che, in un momento di difficoltà, sono chiamate a portar fortuna nei piatti di dell’81 per cento delle famiglie insieme al cotechino o allo zampone presente nel 73 dei piatti. La frutta locale – continua la Coldiretti – con l’80 per cento delle preferenze vince su quella esotica o fuori stagione che quest’anno assaggeranno solo il 34 per cento degli italiani. Si abbandonano infatti le mode esterofile del passato con il 5 per cento di italiani che si permetteranno le ostriche, il 4 per cento il caviale e l’11 per cento che stapperanno lo champagne. Il Natale – spiega la Coldiretti – è però molto spesso anche l’occasione per tornare a gustare i piatti del ricordo dai tortellini in brodo dell’Emilia Romagna al cappone in Lombardia, ma anche u piccilatiedd in Basilicata, il panpepato in Umbria, la pizza di Franz nel Molise, lu rintrocilio in Abruzzo, le pabassinas con sa sapa in Sardegna, la carbonata con polenta in Valle D’Aosta, il pangiallo nel Lazio, le carteddate in Puglia, i canederli in Trentino, la brovada e muset con polenta in Friuli, i quazunìelli in Calabria, il pandolce in Liguria, la pizza de Nata’ nelle Marche, i buccellati in Sicilia, il brodo di cappone in tazza in Toscana o l’insalata di rinforzo in Campania. Piatti che – conclude la Coldiretti – richiedono tempo ed esperienza spesso tramandata da generazione in generazione. “Il deciso orientamento dei consumatori verso i prodotti della tradizionale nazionale è il riconoscimento del grande lavoro fatto dalle nostre imprese per difendere un patrimonio di qualità unico ed inimitabile”, afferma il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “lo dimostra anche il crescente apprezzamento all’estero dove nel 2013 le esportazioni agroalimentari fanno segnare il record storico di 33 miliardi di euro”.

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