Claudio Della Rocca, la follia artistica del genio

L’artista riporta ciò che vede, ciò che ricorda,ciò che immagina, ma nel caso di Claudio Della Rocca tutto accade per caso, come se la sua mano e la sua mente fossero guidate da una forza misteriosa che con tocchi sicuri, decisi e rapidi gli permettono di dare vita alle più straordinarie opere del nuovo espressionismo italiano.
L’autore milanese dalle origini pugliesi, intende l’arte come allegoria della creazione, tutto dovuto al caso o se vogliamo dettate da forze trascendenti che lo spingono a reagire di fronte ad una realtà e allo stesso tempo cambiarla e vederla attraverso il colore, le sfumature producendo sicuramente interpretazioni diverse e del tutto originali.
Autodidatta, la sua formazione artistica è dettata solo ed esclusiva mente dalla passione per l’arte e la voglia di manifestare sentimenti e procurare emozioni; le tecniche usate sono disparate: dai colori ad olio al carboncino alla spatola, ed è proprio con quest’ultima che il Della Rocca raggiunge la sua maturità artistica in breve tempo.
 Nel giro di pochi mesi ha realizzato 1600 opere su tela, cartone e cartoncino, partecipando a mostre nazionali ottenendo titoli, premi e soprattutto l’attenzione di critici  d’arte. Se nella sua produzione artistica manca ancora un opera simbolo che sia assunta ad icona emblematica dell’artista, l’incanto sottile della sua arte meditativa ed introversa coglie a poco a poco chi ammira le sue opere, immergendosi nella poesia e nelle mille sfumature di colore che caratterizzano i suoi lavori.
Ne “ l’uomo e la luna” manifesta la pochezza dell’uomo davanti all’unica testimone della nostra vita: la luna mostrando sempre la stessa faccia osserva gli eventi umani dall’alto e si erige come giudice delle nostre opere quotidiane, ponendo lo stesso in una profonda riflessione sui gesti compiuti.
Altra opera molto significativa è l’”omaggio a San Pio”: qui l’autore dimostra una profonda venerazione per il Santo di San Giovanni Rotondo. Lo ritrae in modo semplice e deciso usando toni caldi e freddi allo stesso tempo come voler dimostrare il calore della presenza di Cristo e la trascendenza mediata solo dalla fede profonda. A voler guardare tra le 1600 molte colpiscono non solo per il colore e la tecnica ma per il profondo significato anche teologico che alle stesse si può dare.
 Nell’opera “ L’angelo”,  pur ponendo al centro la figura angelica presenta tra le sfumature una serie di volti che rappresentano le tappe della vita dell’uomo, nascita, maturità, unione, procreazione e morte, tutte guidate dall’angelo custode che veglia sull’uomo e lo protegge chiudendolo nel cerchio tra le sue mani, cerchio inteso come perfezione assoluta determinata e voluta da Dio. Effetti magici, incantevoli suscitano le numerose rappresentazioni paesaggistiche: qui vi è un astrattismo lirico, composto da un giusto equilibrio tra natura solitaria e incontaminata e la presenza sentimentale della figura umana sempre presente ma celata tra le sfumature di colore e i giochi di luce tanto da ricordare le opere degli espressionisti fiamminghi.
Tutte le sue opere sono un susseguirsi di un’idea unificatrice tra mondo terreno e mondo celeste, un fiuto aggregante secondo una logica interna di costruzione artistica dove ogni opera trova la sua ragione di essere, la sua possibilità di confronto probante, quale evidente anticipazione o sorprendente figliazione. In conclusione l’intento di Dalla Rocca è quello di scoprire quel filo nascosto che permette di creare un tutto unitario, formato da tante tessere, collegate tra loro dalla sottile sensibilità dell’anima e collocate al posto giusto nel mistero della vita che solo un genio di straordinaria follia artistica può comunicare.

B. S. Aliberti Borromeo

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