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Caso San Carlo, Caldoro preoccupato: ora il futuro è incerto. De Magistris: perchè ho detto no al decreto

“Tutte le Fondazioni liriche del Paese hanno aderito al decreto, anche quelle che non erano obbligate per legge come noi.” Così il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro.

“Ho insieme agli altri soci, nell’ interesse del San Carlo e dei lavoratori, proposto di aderire inserendo nel piano industriale due prescrizioni a difesa della autonomia e dei lavoratori garantendo i livelli occupazionali e salariali.

“Su questi due temi – aggiunge il presidente Caldoro – valeva la pena fare una giusta rivendicazione con il Governo e sono sicuro che uniti avremmo vinto.

“Questa scelta avrebbe permesso al teatro di avere la liquidità immediata senza oneri finanziari oggi purtroppo insostenibili. E avrebbe salvato il lirico dai debiti, rilanciando e difendendo i livelli occupazionali e salariali. Il futuro oggi è molto più incerto”, conclude Caldoro.

Di tutt’altro avviso il sindaco di Napoli, de Magistris:

“E’ stata scritta una pagina storica all’interno del teatro San Carlo di Napoli. È stato detto no ad una legge ingiusta: la legge che si chiama Valore Cultura ma che, per il San Carlo, di ‘valore cultura’ non ha nulla. Una legge che prevedeva un taglio del 35% dei salari dei lavoratori: non riesco a comprendere, dunque, come si possa rilanciare un teatro tagliando i contratti dei lavoratori, cioè la loro dignità. Una legge che non punta sulle risorse interne, che di fatto commissaria le fondazioni lirico-sinfoniche, che non abbassa i costi di produzione, che non elimina le esternalizzazioni. L’esatto contrario rispetto a quello che stiamo cercando di fare da due anni, da quando è finita la stagione del commissariamento. Mi sono battuto con forza e determinazione, assumendo una posizione isolata all’interno del Cda, perchè da sempre sono convinto che il teatro non rientri nelle condizioni necessarie per aderire alla legge. La forza determinante e incisiva per portare a compimento questa battaglia, però, mi è stata data dall’energia, dalla competenza e dall’entusiasmo delle lavoratrici e dei lavoratori che, in modo unanime, ci hanno detto di non voler entrare nella legge. E non solo per la difesa dei loro salari, ma anche per posizioni di grande dignità culturale: il San Carlo non deve essere commissariato e deve avere una sua autonomia. Il San Carlo deve attuare un piano di rilancio, rinnovamento e ristrutturazione che punti sulle risorse interne. Provo però rammarico per la decisione di dimettersi presa dal presidente della Regione, dal presidente della Camera di Commercio, dal presidente della Provincia, dal rappresentate del Governo. Li invito a rientrare da questa decisione: non si può abbandonare il San Carlo. Mi batterò da presidente della Fondazione affinché ci sia una svolta nel teatro: propongo un azzeramento dei livelli dirigenziali e verticistici, perchè oggi si apre una nuova stagione i cui protagonisti devono essere le lavoratrici e i lavoratori, con le istituzioni a loro fianco. Il teatro infatti vive grazie alle lavoratrici e ai lavoratori che devono aiutarci a scrivere il piano, i quali all’unanimità hanno chiesto rilancio e rinnovamento. Oggi non decide il sindaco, il presidente, la politica, cioè non si decide dall’alto, perchè la cultura, oggi, non può essere espropriata o commissariata, essendo potenza dal basso.Ora con le maestranze del teatro, dunque, scriveremo il piano che lo rilancerà, e punteremo sulle risorse interne, abbatteremo i costi, elimineremo le spese inutili. Insieme vinceremo qualsiasi battaglia anche contro chi cerca, con manovre subdole e cavilli burocratici, di imbrigliare la cultura della nostra città. Noi spezzeremo le catene di chi vuole commissariare ed espropriare il teatro massimo di Napoli”.

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