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Arriva la svolta: la Reggia di Carditello torna allo Stato. Ora tocca al ministero rilanciarla

La Reggia borbonica di Carditello di San Tammaro (Caserta) e’ stata acquistata dalla Sga, societa’ controllata dal ministero dell’Economia, per la cifra di 11,5 milioni di euro. L’acquisto e’ avvenuto stamani al termine dell’11/a asta giudiziaria tenutasi alla sezione fallimentare del tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere. La Sga – come anticipato oggi dal Corriere della Sera – cedera’ la Reggia al Mibac. La procedura sara’ ultimata entro pochi giorni.
Il problema ora è recuperare il sito dopo anni di abbandono e trovare le risorse necessarie per il rilancio. Il ministero dei Beni Culturali ha a disposizione anche risorse europee. Perchè non utilizzarle?
La Reale tenuta di Carditello, detta anche Real Sito di Carditello, oppure, Reggia di Carditello, faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli che comprendeva anche il Palazzo Reale di Napoli, la Reggia di Portici, la Reggia di Capodimonte e la Reggia di Caserta.
Questi luoghi non erano solamente dedicati allo svago (soprattutto la caccia) della famiglia reale borbonica e della sua corte, ma in alcuni casi costituivano vere e proprie aziende, espressione dell’imprenditoria ispirata alle idee illuministiche in voga a quei tempi.
La tenuta è un complesso architettonico sobrio ed elegante di stile neoclassico, destinato originariamente da Carlo di Borbone alla caccia e all’allevamento di cavalli e successivamente, per volere di Ferdinando IV di Borbone, tramutato in fattoria modello per la coltivazione del grano e per l’allevamento di razze pregiate di bovini e cavalli. Era immerso in una vasta tenuta ricca di boschi, pascoli e terreni per la coltivazione. Carditello era uno dei luoghi reali che possedeva il titolo di “Reale Delizia” perché, nonostante la sua funzione di azienda, offriva un piacevole soggiorno al re e alla sua corte per le particolari battute di caccia grazie ai ricchi e numerosi boschi che possedeva.
La struttura fu costruita dall’architetto Francesco Collecini, allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli.
Nel 1920 gli immobili e l’arredamento passarono dal demanio all’Opera Nazionale Combattenti e tutti i suoi numerosissimi ettari furono lottizzati e venduti. Rimasero esclusi il fabbricato centrale e i 15 ettari circostanti che nel secondo dopoguerra entrarono a far parte del Patrimonio del Consorzio Generale di bonifica del bacino inferiore del fiume Volturno.
Nel 1943 fu occupata dalle truppe tedesche che vi stabilirono il proprio comando. I vandalismi dei soldati contribuirono ad aumentare lo stato di degrado.
Da molti anni la tenuta è in uno stato di abbandono, che l’ha resa sconosciuto ai più e relegata in una posizione inferiore rispetto ad altre località e siti di interesse artistico. Nonostante il suo grave stato di decadenza e la scomparsa dei boschi che la incorniciavano, sono ancora intuibili la ricchezza e bellezza artistica e architettonica della Reggia e la stupenda veduta d’insieme del luogo.

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