12182017Headline:

Ambiente, la rivoluzione di Trump: torniamo al carbone

Una nuova “rivoluzione energetica” con la quale “rimettere al lavoro” i minatori americani. E’ quanto promesso da Donald Trump che ha firmato un ordine esecutivo con cui smantella un impianto normativo voluto dal suo predecessore Barack Obama e che era stato l’atto più importante di un presidente americano per fermare i cambiamenti climatici e il surriscaldamento del pianeta. Parlando dalla sede a Washington dell’Agenzia per la protezione ambientale (Epa), il 45esimo Commander in chief ha detto che la sua amministrazione “cancellerà regolamentazioni che uccidono occupazione, non solo in questa industria ma in tutte”. Per Trump “molte” di quelle regolamentazioni sono inutili, “elimineremo quelle cattive”. Annunciando la fine della “guerra al carbone”, l’inquilino della Casa Bianca ha ordinato una “immediata analisi” del Clean Power Plan, secondo cui entro il 2030 gli impianti energetici esistenti dovevano ridurre le emissioni del 32% dai livelli del 2005.

Le emissioni di CO2 dagli impianti erano scese del 15% dal 2005 al 2013, quindi gli Usa si trovavano a metà strada nel 2015 – quando quelle regole furono presentate – per raggiungere l’obiettivo. Trump ha inoltre eliminato il divieto di concedere in leasing terreni federali per la produzione di carbone e intende ridare più potere agli Stati in ambito energetico. “La mia azione oggi è l’ultima di una serie pensata per fare crescere il patromonio americano” anche attraverso l’aumento della produzione energetica. Così facendo, ha aggiunto Trump, “l’Epa potrà così focalizzarsi su quello che deve fare: proteggere l’aria e l’acqua”. Come per il settore manifatturiero, anche in quello energetico il presidente Usa vuole che valga il suo motto “America First”. Petrolio, gas naturale e carbone “pulito” siano “Made in Usa”.

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