12142017Headline:

Allarme in Basilicata, continua il calo demografico: -80mila abitanti

“Ancora una volta  dai dati emersi dal rapporto Svimez  si evince che nella nostra regione è in atto un vero e proprio calo demografico, in pochi decenni la Basilicata ha perso circa ottanta mila  residenti, infatti si è passati da 640 mila abitanti ai 560 mila attuali. Il problema occupazionale rappresenta la prima causa di esodo dalla nostra regione, ma anche l’emigrazione legata all’istruzione e quella sanitaria mostrano dati allarmanti”.

E’ quanto afferma il consigliere regionale del Gm Giannino Romaniello per il quale “bisognerebbe interrogarsi sulla funzione dell’università, che in Basilicata appare per lo più un parcheggio per gli inoccupati o per coloro che non possono consentirsi di frequentare università più avanzate della nostra, i più fortunati invece, infatti, frequentano gli atenei del centro nord del Paese e una volta finito il ciclo di studi non fanno più ritorno nella nostra terra, in quanto gli atenei più avanzati sono meglio collocati nel tessuto sociale ed economico dei luoghi in cui operano, offrendo, in alcuni casi, esse stesse opportunità lavorative ai giovani neo laureati, una volta finito il percorso accademico, o in ogni caso un’ambiente socialmente-economicamente e culturalmente più dinamico”.

“Bisognerebbe – continua – rilanciare il ruolo dell’università lucana, investendo nella ricerca e nell’innovazione facendola diventare punto di riferimento delle piccole medie aziende che pure non mancano nel nostro territorio, penso ad esempio a tutto l’ambito che riguarda il settore di qualità dell’agro alimentare, o ancora, attinente alle questioni ambientali. Lo stesso discorso vale per la funzione degli ospedali, in particolar modo quelli dei due capoluoghi Potenza e Matera.  La rivoluzione democratica, di cui parlava il presidente Pittella alla vigilia delle ultime elezioni regionali si è tradotta in questi anni di amministrazione in uno sterile slogan, infatti, la rivoluzione di sistema e di pensiero, e di azione teso a raccogliere e a rilanciare le esigenze delle realtà produttive della nostra regione, rilanciando un nuovo modello di sviluppo capace di tener dentro la salvaguardia della salute pubblica e ripristinando gli equilibri ambientali, non ha portato agli obiettivi sperati”.

“Si è proceduto in questi anni – aggiunge – a perseverare con gli errori del passato, con una politica incapace di guardare oltre le proprie filiere e interessi di partito, nonché di collocamenti personali.
Domani, sabato primo aprile anche io sarò a Napoli alla prima assemblea nazionale dei comitati promotori del movimento Art. Uno Democratici e Progressisti con lo spirito di chi vuol costruire un’alternativa credibile al populismo e all’avanzamento delle destre, provando a ragionare con nuovi schemi, percorrendo strade nuove tese a rilanciare un nuovo centro sinistra, dalla forte vocazione civica e ambientalista, partendo dai valori che animano l’essere di sinistra”.

“Strade nuove – dice Romaniello –  ma non dimenticando i principi che sono propri dell’essere di sinistra, a partire dal tema della valorizzazione del lavoro e quindi alla riscrittura di un nuovo statuto dei lavoratori e dei diritti, come pure dalla tutela di chi non è nelle condizioni di poter autosostenersi, questo però senza cadere nell’errore fatto in passato, che ha visto la sinistra incapace di cogliere i cambiamenti. Costruire una forza progressista e democratica radicale nella difesa dei valori ma capace, a partire dal mezzogiorno di avanzare proposte di superamento di interventi a pioggia e non lungimiranti, con il risultato di aver prodotto solo forme di assistenzialismo provvisorie senza risolverne il problema del lavoro e della qualità dello sviluppo”.

“Sulla questione ambientale – conclude – che pure in questi anni ha portato la Basilicata ad occupare uno spazio rilevante sui principali organi di stampa nazionali, sia a causa delle vicende giudiziarie e sia per quanto riguarda il tema dell’ inquinamento, che in merito alla mancanza di una reale ricaduta occupazionale, bisogna riflettere ed avviare un nuovo ragionamento sulla qualità delle politiche di sviluppo. Tanti parlano ad esempio di investire nelle energie rinnovabili, ma in assenza di un vero piano energetico nazionale e regionale, frutto di un confronto sinergico tra istituzioni, cittadini e organizzazioni ambientaliste, capace di coniugare esigenze di approvvigionamento energetico, nonché salvaguardia della salute e della sicurezza dei cittadini, si rimarrà fermi al passato”.

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