Al via finalmente la commissione Antimafia, ma i partiti litigano ancora: Pd e Pdl in guerra sulla Bindi


Rosy Bindi è il nuovo presidente dell’Antimafia. Ma nella commissione bicamerale di San Macuto si registra una grave frattura tra le due principali forze politiche, Pd e Pdl. L’esponente democratica ottiene l’incarico sconfiggendo al ballottaggio il senatore M5S Luigi Gaetti per 25 voti a 8. Al primo scrutinio, dove servivano 26 voti, Bindi si era fermata a 23, Gaetti ne aveva raccolti 6, Raffaele Volpi (LN) due, quattro le schede bianche e una nulla. Il senatore M5S e l’esponente di Sel Claudio Fava sono stati eletti vicepresidenti. Il Pdl, invece, ha disertato lo scrutinio perché, hanno spiegato i capigruppo di Camera e Senato Renato Brunetta e Renato Schifani, il Pd ha inteso “imporre un proprio candidato usando solo la forza dei numeri senza la necessaria condivisione per una scelta così importante”. Il Pdl ha inoltre deciso che, per denunciare “l’atto di irresponsabilità del Pd”, non farà partecipare la propria delegazione ai lavori della commissione per l’intera legislatura.

“Mi auguro che anche coloro che oggi non hanno partecipato riconoscano che c’è stata una votazione e credo che tutti gli eletti si adopereranno per sanare questa frattura”, ha commentato Bindi uscendo da San Macuto. “Se tutti insieme facessimo un piccolo passo riusciremmo a ricordarci che siamo qui per combattere la mafia e non per farci la guerra tra di noi”, ha sottolineato la presidente che ha aggiunto: “Il mio impegno sarà quello di superare questa fase di difficoltà. Bisogna unirci tutti nella lotta alla mafia. Spero poter mettere a frutto la mia esperienza di questi anni, una attività politica trasparente e ispirata alla legalità”. Ma Brunetta ha immediatamente rilanciato: “Se avesse un minimo di senso delle istituzioni l’onorevole Rosy Bindi si dovrebbe dimettere immediatamente dalla presidenza della Commissione parlamentare Antimafia: un ruolo cosi’ delicato non puo’ essere appannaggio di una sola parte politica”. Brunetta ribadisce “l’irresponsabilità del Pd” che fa venir meno “il sano confronto che sarebbe auspicabile fosse il sale della democrazia in Parlamento e ancor di piu’ tra alleati di una grande coalizione di governo”. Per questo il capogruppo Pdl si aspetta da Pd e Bindi “un passo indietro, un segno di distensione e di responsabilità”. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Schifani: “L’atto di forza compiuto oggi dal Pd in Commissione Antimafia si può sanare soltanto con le dimissioni dell’onorevole Rosy Bindi”, per cui “come avevamo già preannunciato, non prenderemo parte ai lavori fino a quando il Pd non farà di tutto perché a questa situazione si ponga rimedio”. Anche il presidente del Senato Pietro Grasso ha commentato l’elezione in commissione: “Non si poteva più aspettare, si dovevano far partire i lavori”, ha detto auspicando che “il Pdl possa ritornare sulla decisione di non parteciparvi”. 

L’elezione della Bindi è stata in bilico fino all’ultimo perché il M5S ha sciolto in extremis il dilemma se prendere parte o meno al voto. Con la presenza dei parlamentari “grillini” è stato garantito il numero legale e lo scrutinio si è potuto svolgere. La scorsa settimana l’accordo Pd-Pdl sembrava potesse essere raggiunto convogliando i voti sul capogruppo di Scelta civica alla Camera Lorenzo Dellai. Ma veti incrociati e all’interno degli stessi schieramenti avevano fatto saltare questa ipotesi. Dentro la stessa Sc si era arrivati addirittura a un duro scontro tra Dellai e Andrea Vecchio che aveva detto a proposito del capogruppo: “E’ un politicante che la mafia l’ha vista al cinema. Io non lo votero’ mai”. Tramontata quindi l’opzione Dellai, Pd e Pdl erano tornati al muro contro muro, bloccati sulle proprie posizioni di partenza. Oggi, infine, l’epilogo con il Pd compatto sul nome della Bindi e il Pdl che non si è presentato a San Macuto per protesta contro la candidatura unilaterale dell’ex presidente della Camera.

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