01212018Headline:

Bioeconomia, un business da 251 miliardi

  • 1,650mila gli occupati nell’insieme dei settori che utilizzano materie prime rinnovabili.

  • La bioeconomia in Italia (2015) fattura 251 miliardi di euro, l’8,1% della produzione nazionale.

  • In rapporto al totale della produzione il settore vede l’Italia seconda solo alla Spagna (10,8%), superando la Francia (7,5%), la Germania (6,1%) e il Regno Unito (4,7%).

  • Nel 2015, il 47,5% dei rifiuti solidi urbani raccolto in modo differenziato, i rifiuti biodegradabili sono il 72% del totale (circa 156 kg per abitante la media nazionale).

  • In termini pro capite i rifiuti organici raccolti sono pari a 70,2 kg per abitante al Sud, rispetto ai 101 registrati nelle regioni del Centro e ai 122 delle regioni del Nord.

  • Il ciclo dei rifiuti biodegradabili in Italia vale poco meno di 10 miliardi per 40mila addetti e il suo sviluppo, attraverso interventi pubblici e privati, gestionali e infrastrutturali è necessario in un’ottica di economia circolare.

La Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, SRM ed Assobiotec hanno presentato oggi, nella sala delle assemblee del Banco di Napoli, il terzo rapporto dedicato alla bioeconomia in Europa. I lavori sono stati introdotti e moderati da Mario Bonaccorso, responsabile Area Bioeconomia Assobiotec ed aperti dal presidente del Banco di Napoli Maurizio Barracco e da Massimo Deandreis, direttore generale SRM. Anna Monticelli, Progetto Circular Economy Intesa Sanpaolo, ha introdotto il tema della bioeconomia all’interno della circular economy e Stefania Trenti, responsabile Industry Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, ha presentato il Terzo Rapporto sulla Bioeconomia. Sono seguite le relazioni di Fabio Fava, rappresentante Italiano Bioeconomia Horizon 2020 e BBI JU, (La strategia italiana sulla bioeconomia e strumenti UE per la sua implementazione), Raffaele Liberali, Coordinatore Tavolo Regioni Cluster SPRING, (Il ruolo delle Regioni). Del punto di vista delle imprese hanno parlato Giulia Gregori, responsabile Pianificazione Strategica e Comunicazione Istituzionale Novamont, Pasquale Granata, co-fondatore GFBiochemicals e Maria Cristina Tricarico, Quality Manager Kimbo.

La bioeconomia come chiave di sviluppo del territorio campano è stato il tema della tavola rotonda, moderata da Antonio Cianciullo, giornalista di La Repubblica e direttore di Materia Rinnovabile, alla quale hanno partecipato, Francesco Guido, direttore generale del Banco di Napoli, Luigi Iavarone, consigliere d’amministrazione Associazione Forestale Italiana, Matteo Lorito, direttore Dipartimento di Agraria Università degli Studi di Napoli Federico II, Vittorio Maglia, Consiglio Direttivo Cluster SPRING, Maria Adele Prosperoni, Area Ambiente e Territorio Coldiretti. La chiusura del convegno è stata di Amedeo Lepore, assessore allo Sviluppo Economico Regione Campania.

Il rapporto 2017 presenta una panoramica sulle specializzazioni territoriali per ciascun settore incluso nella bioeconomia, individuando punti di forza ed eventuali criticità, analizzando competenze e aree di miglioramento. Emerge un quadro estremamente eterogeneo che evidenzia come la bioeconomia possa diventare una autentica opportunità per ciascun territorio, sfruttando i punti di forza e le potenzialità tipiche di ciascuna regione. La molteplicità di settori e soggetti coinvolti, espressione di mondi differenti (imprese manifatturiere, sistema agricolo, ricerca scientifica, istituzioni pubbliche e private), spinti dalla logica più ampia della circular economy a interagire e coordinarsi per sostenere un’economia che promuove l’uso di risorse rinnovabili, rende la dimensione territoriale un punto di partenza fondamentale per il successo di questo modello di sistema economico.

La scelta di Napoli come sede per la presentazione del Rapporto non è casuale: la Regione Campania vanta un settore agro-alimentare di primaria importanza e ospita alcune realtà d’eccellenza nel campo delle biotecnologie industriali sia a livello produttivo (GFBiochemicals), sia a livello di ricerca privata (Novamont) e pubblica (come il Cnr di Pozzuoli, la Stazione Zoologica Anton Dohrn e le università).

Maurizio Barracco, Presidente Banco di Napoli: “La bioeconomia rappresenta una opportunità importante per favorire la crescita sostenibile del Mezzogiorno e per contribuire a trasformare un problema in una grande opportunità economica e sociale. Per cogliere appieno tali opportunità occorrerà aumentare la dotazione di capitale umano e ripensare le filiere produttive tenendo anche conto del ciclo dei rifiuti. C’è infatti al Sud ancora poca raccolta differenziata e va fatto in tal senso uno scatto di orgoglio civico ma anche di memoria storica se pensiamo che la prima legge in Italia sulla raccolta differenziata fu emanata proprio qui, a Napoli, nel 1832”.

Francesco Guido, direttore generale Banco di Napoli: “Le regioni del Sud giocano un ruolo di primissimo piano nella filiera agro-alimentare italiana, filiera che Intesa Sanpaolo supporta con una serie di strumenti e iniziative ad hoc all’interno di un accordo con il MIPAAF. Nel Mezzogiorno, inoltre, è presente un potenziale significativo anche nei segmenti più innovativi del farma biotech e nella produzione di chimica biobased. Per cogliere appieno tali opportunità sarà importante soprattutto puntare sul capitale umano. Intesa Sanpaolo è uno dei partner del Master BioCirce, che ha una delle sedi proprio a Napoli: si tratta del primo Master in Italia interamente dedicato alla Bioeconomia, con l’obiettivo di formare professionisti operanti in questo settore”.

Giulia Gregori, componente il Comitato di Presidenza di Assobiotec e coordinatrice del Gruppo di lavoro sulla Bioeconomia di Assobiotec: “I dati confermano l’importanza e le potenzialità della bioeconomia italiana. Con 251 miliardi di valore della produzione e 1,65 milioni di occupati siamo il terzo Paese in Europa. Filiere come quella degli intermedi chimici e delle plastiche ottenute da materie prime rinnovabili, concepite come soluzioni in grado di trasformare problemi ambientali, come quello del rifiuto organico, in risorse, sono la dimostrazione che il nostro Paese è capace di dar vita a modelli fortemente innovativi e sistemici, sostenibili e competitivi allo stesso tempo. L’Italia ha ideato il concetto di bioraffineria integrata nel territorio, con filiere che arrivano fino all’agricoltura, guardato con interesse anche a livello europeo. Diverse regioni stanno oggi concretamente cercando di mettere in pratica un modello di bioeconomia intesa come rigenerazione territoriale”.

Stefania Trenti, responsabile Industry Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo: “La bioeconomia assume un peso rilevante per le regioni meridionali e per tutto il panorama economico nazionale: l’Italia, con un peso pari all’8,1%, è seconda solo alla Spagna, superando la Francia, la Germania e il Regno Unito. Oltre a un peso rilevante, l’Italia si caratterizza anche per una maggiore diversificazione settoriale e una significativa presenza nelle componenti high-tech della chimica biobased e della farmaceutica biotech, rendendo il panorama della bioeconomia nel nostro paese estremamente ricco ed articolato. Un ulteriore sviluppo sostenibile della bioeconomia richiederà poi una attenzione crescente al ciclo dei rifiuti biodegradabili, fonte importante di risorse in un’ottica circolare: punto di partenza chiave sarà il potenziamento della raccolta differenziata, la cui diffusione procede a macchia di leopardo sul territorio nazionale”.

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